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Viaggio di ritorno

Posted in Figli della roccia on luglio 3, 2008 by coubert

Il viaggio di ritorno dal regno degli elfi fu ben diverso dal viaggio di andata. L’atmosfera era meno opprimente, senza più sospetti a gravare sul capo di Mokran, e senza la diffidenza del nano per quelle creature a lui estranee.

Inoltre il buon esito della missione metteva di buonumore il nano, che senza quasi accorgersene aveva cominciato a parlare ad alta voce della sua città, della sua gioventù all’interno del clan, delle battaglie.
Dal tono di voce utilizzato dal nano traspariva con lampante evidenza tutto il suo amore per la sua terra e il suo mondo, così differente da quello nel quale aveva trascorso quell’ultimo periodo della sua vita.

Eoriun lo ascoltava in silenzio, senza interromperlo e senza fargli domande, senza nemmeno guardarlo mentre procedevano spediti tra gli alberi.
Se quegli sproloqui lo infastidivano non lo dava a vedere, nè si era mai lamentato con il nano al riguardo.

La tranquillità del viaggio venne interrotta quando ormai, secondo ciò che l’elfo aveva detto, il villaggio si trovva a un giorno di cammino.

Si erano lasciati alle spalle i boschi controllati dagli elfi, erano ormai rientrati nel mondo degli umani.
Mokran stava parlando di un grande banchetto cui aveva partecipato, e che aveva coinvolto tre interi clan per due settimane, quando Eoriun parlò per la prima volta, senza voltarsi nè rallentare l’andatura, e con un tono di voce talmente basso che Mokran, che pure si trovava vicino al compagno di viaggio, quasi non udì le sue parole.

“Non interromperti e non fare alcun movimento strano, ma siamo seguiti.”

Un’ombra attraversò rapida il volto del nano, che la scacciò subito continuando a parlare come nulla fosse del banchetto che era stato indetto per il patriarca del clan. Arrivato al momento dell’elenco dei piatti, si zittì per qualche istante, come per cercare di ricordare.

Invece sfruttò la pausa nella narrazione per chiedere informazioni ad Eoriun, sussurandogli la domanda.

“Chi?”

L’elfo aspettò che il nano riprendesse a parlare ad alta voce, prima di rispondergli.

“Non sono dei nostri, pensano di essere nascosti anche da me. Stiamo attenti.”

Il nano non replicò, lottando con l’impulso di voltarsi per cercare traccie di quegli inseguitori invisibili. Sapendo bene che non ne avrebbe trovate, ormai aveva capito che in quel territorio non era in grado di trovare traccie come invece sapeva fare Eoriun. Purtroppo doveva riconoscere che lì era fuori dal suo territorio, e le conoscenze acquisite in anni di esporazioni gli servivano ben poco in quei boschi e in quei campi.

Continuarono a camminare per un paio d’ore, con Mokran che cominciava a spazientirsi per quell’inseguimento del quale, suo malgrado, non riusuciva ad avvertire alcun segnale.

“Ci sono ancora?”
“Si”

Chi poteva essere?
Non erano gli esploratori elfici, Eoriun lo aveva già detto. E non si sarebbero nascosti anche a lui.
E allora chi altri?

L’unica cosa che venne in mente a Mokran fu che quel pedinamento fosse collegato con la sua missione.
L’ascia magica. La guerra nel sottosuolo. I Gruebak.

I Gruebak.

“Se fossero demoni?”

Eoriun non gli diede risposta. Mokran azzardò uno sguardo nella sua direzione, e lo vide fissare un punto alla sua sinistra.

“No, non sono demoni.”

L’elfo si fermò, guardando in volto Mokran.

“E’ una cosa che riguarda me e gli elfi, questa. Te continua ad andare in questa direzione, e arriverai al villaggio. A questi penserò io.”
“Non ci penso lontanamente! E’ tanto che non mi diverto, ti aiuterò a sbarazzarti di questi intrusi.”
“Non hai capito… quando dico che la cosa riguarda gli elfi, intendo dire che sono fatti che devono rimanere tra gli elfi. Notizie riservate, segreti degli elfi. Ti ringrazio per l’offerta, ma è una cosa che deve fare un elfo.”

Mokran si rabbuiò a quella notizia, ma chinò il capo. Capiva cosa intendeva dire l’altro.

“Come desideri. Che il Fabbro rinforzi le tue armi.”

Senza aggiungere altro, Mokran riprese il cammino lasciandosi alle spalle un Eoriun immobile in mezzo all’erba alta.

All’alba del giorno successivo giunse al villaggio dove aveva avuto i primi contatti con la gente del mondo di superficie. Fu contento di arrivarci a quell’ora, non ci sarebbero stati testimoni del suo passaggio. Gente che magari avrebbe urlato allarmata, facendogli perdere tempo.

Dopo essersi voltato un’ultima volta, indeciso, nella direzione dalla quale era venuto, come sperando di vedere Eoriun impegnato in chissà quale lotta, sospirò e si avviò verso la montagna.
Grazie ai segni tracciati sugli alberi morti era facile trovare la grotta che lo avrebbe ricondotto nel sottosuolo.

Stava tornando a casa.

Risultati

Posted in Figli della roccia on luglio 2, 2008 by coubert

“Quando parti?”
“Domattina.”

Eoriun e Mokran si erano allontanati dal palazzo del consiglio diretti alla stanza assegnata al nano. Lungo il tragitto si erano fermati ad ammirare il panorama, in uno dei pochi punti dai quali la visuale non era bloccata da fogliame, rami o magie.

“Bene, ti accompagnerò fino al villaggio dove ti ho trovato.”
“Non mi serve una balia.”

I membri del consiglio finalmente erano riusuciti a trovare le parole magiche per attivare gli altri poteri delle ascie naniche incantate. E avevano passato ore ad assicurarsi che Mokran le avesse memorizzate correttamente.
Alla fine, il nano era tentato di mostrargli che aveva compreso semplicemente attaccandoli dopo aver reso magica l’ascia.

“Pensi di poter trovare la strada per tornare indietro? Nelle nostre foreste?”

Mokran ripensò al viaggio compiuto per giungere fino a lì. Alle foreste sempre uguali, alla monotonia degli alberi che lo circondavano.
E ora sapeva che all’opera in quei boschi vi erano anche molte magie, che oltre a proteggere la città da sguardi indiscreti, potevano far perdere l’orieintamento a chi tentava di attraversarli.

“Non mi serve aiuto per ritrovare il villaggio. Ma se anche te dovessi tornare per qualche motivo laggiù, non sarei certo io a impedirtelo, ecco.”

Si, gli avrebbe fatto davvero comodo la guida dell’elfo.
In questi giorni avevano avuto modo di conoscersi un poco. Eoriun era un cacciatore, che tra gli elfi equivaleva a un incrocio tra un soldato e un esploratore. Godeva di una certa indipendenza, era un solitario, e più che altro controllava i confini.

“Allora partiamo all’alba.”

Senza aggiungere altro, l’elfo si allontanò in direzione delle sue stanze. Quasi sicuramente, non per dormire.
Mokran era rimasto enormemente sorpreso quando aveva saputo che raramente gli elfi dormivano, e che invece per riposare e recuperare forze ed energie erano soliti limitarsi a meditare.
Gli pareva una cosa troppo innaturale per poter essere contemplata, e invece per loro era una regola di vita.

Anche Mokran si diresse alla sua stanza. Una piccola stanza, ricavata all’interno di un tronco d’albero, praticamente vuota.
C’era un letto, che nasceva direttamente dal pavimento, con sopra una coperta sottilissima. Un piccolo tavolinetto e una sedia, anch’essi fuoriuscenti dal pavimento legnoso.
Finestre ricavate nella corteccia dell’albero le donavano una grande luminosità.

“Sarà il caso di cominciare a pensare a cosa raccontare.”

Avrebbe voluto pensare a come smascherare i nani grigi, a come scoprire chi fossero, anche a come avrebbe potuto utilizzare i loro talenti, se fosse riuscito a convincerli a tornare dalla parte della loro gente. Senza contare che magari erano sempre stati dalla loro parti, e gli elfi avevano frainteso tutto.
Ne avrebbe parlato con suo padre,  di sicuro lui avrebbe potuto consigliarlo per il meglio.

Invece si ritrovò a fantasticare sulle battaglie che lo attendevano.
Magie potentissime nel tunnel per il sottosuolo, con lui che sprezzante le superava per poi uccidere il mago che le aveva realizzate.
Scontro con i demoni, fino all’attivazione totale dei poteri delle ascie.
La distruzione dei demoni.

Con quei pensieri in testa, Mokran si addormentò profondamente.

Tra gli elfi

Posted in Figli della roccia on luglio 1, 2008 by coubert

Mokran si aggrappò alla fune che fungeva da parapetto, sporgendosi leggermente oltre la passerella per guardare di sotto.
Represse un brivido, allontanandosi rapidamente da quella promessa di caduta lunga decine di metri. Tra rami, fogliame, mimetismi e magie, non riusciva nemmeno a vedere il terreno sottostante, per quanto sapesse perfettamente che c’era.

Ormai era ospite degli elfi da quattro giorni.
In questo lasso di tempo però non aveva avuto modo di apprendere molto sulla vita in quella magica città arborea. Anzi, a parte Eoriun, i membri del consiglio e qualche soldato addetto alla sua protezione, non aveva avuto proprio modo di avvicinare altri elfi. Elfi più comuni.

Questo non per un’esplicita volontà di una delle due parti di non socializzare o di non far sapere troppe cose all’altro, quanto per la mole di lavoro che si era resa necessaria per scoprire le parole magiche in grado di attivare i poteri della sua ascia.
I maghi elfi avevano trovato indicazioni nei loro annali, che a sentire i loro entusiastici commenti sarebbero stati utilissimi. Però il concetto di tempo degli elfi, Mokran non aveva tardato a comprenderlo, differiva da quello dei nani.

Entrambe le razze, a quanto aveva capito, vivevano per secoli, ed entrambe vivevano in armonia con il loro elemento, la pietra per i nani e le piante per gli elfi.
Ciò in cui differivano però era nel modo in cui questa simbiosi si sviluppava.

Laddove i nani erano laboriosi e si ritenevano un’estensione materiale del Fabbro, spinti dal compito divino di lavorare la pietra con sempre crescente maestria e di ricacciare nelle profondità le deformi creature dell’oscurità, gli elfi invece avevano adattato i propri ritmi vitali, in una certa misura, a quelli degli alberi.
Ogni cosa era presa con calma, con pazienza. Anche troppa.
Mokran si riteneva paziente e conciliante, ma ormai non sopportava più di rimanere immobile su quegli alberi, col rischio di cadere di sotto e troncarsi l’osso del collo, in attesa che i maghi finalmente indovinassero le parole magiche giuste.

Gli mancavano gli ambienti stretti dei tunnel, le mura solide di roccia lavorata, il rumore incessante delle fucine e dei maestri costruttori. Gli mancavano le marcie di giorni lungo sentieri umidi e oscuri, illuminati solo da qualche sporadica pietra di lurium.

In quell’ambiente aperto, costretto a decine di metri d’altezza, su alberi secolari che malgrado tutto continuava a percepire come fragili e insicuri se paragonati alle sue roccie, tra gente che viveva in maniera più rilassata e contemplativa, si sentiva inquieto. Di troppo.

Sempre più spesso pensava alla sua gente impegnata in epiche battaglie. E immancabilmente il pensiero correva ai nani grigi, alle rivelazioni fattegli dal re degli elfi.
Di sicuro avrebbe potuto confidarsi con suo padre, certo. E con il gran sacerdote, da sempre ostile alla magia. Loro due di sicuro avrebbero saputo cosa fare, certamente.

Eoriun gli arrivò alle spalle senza che se ne accorgesse, come sempre.

“Mokran, il Consiglio ti ha convocato. Forse hanno scoperto le parole.”

Reprimendo un sospiro, il nano si voltò verso l’elfo per assentire con un cenno del capo ed incamminarsi al suo fianco verso l’albero del consiglio.

“Eoriun?”
“Si?”
“Mi chiedevo…”

Si interruppe, chiedendosi se continuare o meno. Del resto non erano affari suoi, quelli riguardanti la vita di quella città arborea.

“Avanti, cosa volevi sapere?”
“Beh, questa è la vostra capitale, giusto?”

L’elfo lo fissò perplesso, cercando di capire dove volesse arrivare.

“Esatto.”
“Ecco, mi chiedevo come mai ci fosse così poca gente. Non che l’abbia visitata molto, questa città… certo… ma le nostre città sono più movimentate.”

Eoriun si incupì in volto, e distolse lo sguardo dal nano continuando a camminare in silenzio. Vista la reazione dell’elfo il nano lasciò cadere l’argomento, e il suo accompagnatore accettò di buon grado di non tornare a parlare della cosa.
Mentre camminava però tornò a rimuginare sulla cosa.

La reazione di Eoriun gli aveva confermato che la cosa non era naturale. Dove erano finiti gli elfi?
Stava ancora pensando distrattamente a questo, quando venne fatto entrare nella stanza del consiglio.

L’udienza – 100° episodio

Posted in Figli della roccia on giugno 30, 2008 by coubert

Eoriun aprì la porta, entrando con passo deciso all’interno  della stanza.
Mokran lo seguì dopo un attimo di lieve esitazione.

Appena entrato nella grande sala, il nano dovette socchiudere gli occhi, abbagliato dalla luminosità della stanza. Quando riuascì a riaprirli il suo sguardo corse istintivamente al soffitto, che scoprì essere una cupola di cristalli trasparenti e smeraldi. La luce del sole, passando attraverso quella barriera trasparente, giungeva nella sala potenziata, e creava sul pavimento di legno e sulle pareti incredibili giochi di luce, con macchie di colore verde, rosa e giallo che si inseguivano in vorticanti girandole a seconda di come l vento muoveva le chiome degli alberi intorno alla cupola.

Abbassando lo sguardo dal soffitto, Mokran guardò per la prima volta la sala nella quale era entrato.
Era molto grande, e quasi perfettamente circolare. Ovviamente era molto più grande dell’albero, ma ormai quasi non ci faceva più caso a questa cosa.
Su tre quarti della circonferenza della sala spuntava dal pavimento una specie di gradinata di legno, come una continuazione naturale del pavimento all’interno di quel maestoso albero.
La gradinata presentava quattro ordini di file, ognuna rialzata di un metro rispetto alla fila antecedente.
In ogni fila erano disposti dei seggi, sempre di legno, e su ogni seggio sedeva un elfo.

Gli elfi del Consiglio parevano diversi da Eoriun.
Presentavano gli stessi tratti dell’elfo che lo aveva condotto fino a lì, certo, ma la loro pelle era più scura, e sembrava più rigida, quasi nodosa.
I loro capelli erano molto lunghi, e venivano portati raccolti in trecce tenute dietro la schiena, mostrando così le orecchie appuntite tipiche della loro razza.

Indossavano vesti lunghe, che ad un primo sguardo a Mokran parvero verdi scuro. Avanzando lentamente verso il centro della sala, dove lo attendeva Eoriun, il nano notò però che a seconda di come la luce colpiva lo strano tessuto che le componeva, esse parevano mutare il proprio colore, andando a comprendere ogni singola sfumatura concepibile del colore verde.

Intento ad osservare la sala e gli elfi mentre avanzava, Mokran quasi si scontrò con Eoriun, immobile davanti agli sguardi dei membri del consiglio. Si fermò appena in tempo, portando lo sguardo al volto della sua guida. Questi, con un secco cenno del capo, gli indicò un punto davanti a sè.
Mokran guardò nella direzione indicatagli, e notò che al centro della quarta fila vi era un elfo seduto su uno scranno più alto degli altri.

Pareva anche più anziano degli altri elfi seduti intorno a lui, e sulle spalle portava un mantello del colore della notte. A Mokran parve che vi fossero ricamate anche le stelle, con fili resi in qualche modo brillanti. Ma per averne la certezza avrebbe dovuto osservare da vicino quel tessuto, e al momento la cosa non pareva possibile. Oltre al fatto che non era assolutamente interessato a soddisfare una curiosità così inutile per gli scopi del viaggio.
La fronte dell’elfo era cinta da un sottile cerchietto dorato e teneva in grembo, posato di traverso sulle gambe, uno scettro di legno incastonato di gemme preziose. Rubini, si disse mentalmente il nano.

Comprese subito, ovviamente, di trovarsi di fronte al re degli elfi. E si accorse di non sapere come rivolgersi a quella carica, o con che titolo. Nè sapeva se doveva rivolgersi in qualche modo particolare a quel Consiglio, che evidentemente rivestiva una certa importanza nella società elfica.
Magari potevano essere rassimilabili ai capiclan della sua gente… in quel caso avrebbe dovuto comportarsi in maniera rispettosa e deferente, ma senza esagerare.

Andando per esclusione, decise che con il re sarebbe dovuto apparire molto rispettoso e molto deferente. Sperando di aver indovinato, fece un leggero inchino prima di parlare.

“Rispettabili anziani…”

fece vagare lo sguardo sulla platea nel pronunciare queste parole

“…maestà…”

guardò per un istante in volto il re, prima di ripetere l’inchino. Più profondo, questa volta.
Sentì qualche accenno di risata, soffocato sul nascere, e sentì che le guancie gli si stavano imporporando leggermente. Aveva detto qualcosa di sbagliato, evidentemente… ma ormai doveva andare avanti.

“Sono venuto fino a qui per”
“Sappiamo cosa sei venuto a fare.”

Il re aveva parlato, interrompendo la sua imbarazzata e stentata presentazione. La sua voce era potente, benchè acuta, e dava l’idea di qualcuno molto antico e saggio.

“Eoriun ci ha già spiegato ciò che ha capito dei tuoi racconti, e abbiamo deciso di darti la possibilità di spiegarti meglio. Sappi che in questa stanza vi sono all’opera incantesimi potentissimi, che neanche la tua natura di nano riusucirà a sconfiggere. Questi incantesimi smascherano all’istante le menzogne, leggendo nel cuore stesso di chi parla.”

Mokran accolse in silenzio tale affermazione. Non gli interessava, tanto non aveva niente da nascondere.

“Allora, Mokran. Ci è stato detto che sei venuto a chiedere il nostro aiuto in nome dei nani, per sconfiggere dei demoni che vi assediano. E che il nostro aiuto sarebbe il ricordarvi le parole magiche per far funzionare delle ascie create per voi dai nostri antenati, millenni addietro, apposta per sconfiggere quei demoni. Giusto?”
“Si, e…”
“Inoltre.”

Il re continuò imperterrito, noncurante del tentativo del nano di parlare.

“Inoltre, pare che tu affermi di non sapere usare la magia, e che nessun nano la sa usare. Anche se ammetti di esseri scontrato, nel venire qua, con un nano che pareva utilizzare proprio la magia. Dico bene?”

Mokran si limitò ad annuire, questa volta.

“Bene, allora cominciamo a chiarire alcune cose. Partendo dal punto fondamentale.”

L’elfo fece una lunga pausa, prima di parlare di nuovo.

“Sei un nano grigio?”

La domanda lasciò a bocca aperta Mokran.

“No! Non sapevo neanche esistessero, prima di partire per venire da voi!”

Si chiese, distrattamente, come facesse il re degli elfi a conoscere l’esistenza dei nani grigi. Ma non ebbe modo di pensarci, incalzato dalle domande del re.

“I nani sono a conoscienza della loro esistenza?”
“No… almeno, io non ne ho mai sentito parlare. Non so chi siano, l’ho già detto!”
“E i nani non praticano magia.”
“No!”

Quell’interrogatorio, inutile e su cose che aveva già detto e ripetuto più volte, cominciava a spazientire il nano.

“Sembra proprio tu sia sincero.”

Alle parole del re, un mormorio percorse le file di Consiglieri, mentre molte faccie annuivano pensierose.

“Il che ci porterà a dover rivedere del tutto la nostra strategia difensiva nei confronti dei nani grigi. Fino ad ora li ritenevamo truppe d’assalto o esploratori, ma a quanto dii dovrebbero essere una fazione indipendente e segreta.”

Anche il re pareva pensieroso ora. Sarebbe stato il momento di tirare fuori l’ascia, ma ormai Mokran si era incuriosito, e poi voleva capire cosa fosse successo nel tunnel.

“Scusate, ma chi sono questi nani grigi?”

Diversi volti si fissarono su Mokran, che invece rimase immobile con gli occhi puntati sul re.

“Giusto, in fondo se ti mettiamo al corrente ciò tornerà anche a nostro vantaggio, poichè lo riferirai alla tua gente. Allora ascolta. Questa storia risale a millenni addietro, quando i nostri popoli erano alleati. Al periodo in cui vennero incantate le ascie di cui chiedi notizie.”

Mokran si accigliò, mentre cercava di ricordare se nella storia letta in biblioteca riguardo a quell’episodio ci fosse alcun riferimento a nani grigi, ma non ricordò niente.

“Non so quanto riportino le vostre cronache al riguardo, ma noi abbiamo trascritto dettagliatamente quanto successo. Il re di allora, assieme a gran parte del consiglio, seguì i tuoi antenati fino alla vostra capitale, e lì cominciarono a preparare gli incantesimi necessari per incantare le ascie. Diversi nani si offrirono volontari per aiutarli, incuranti del fatto che così facendo venivano malvisti dal resto della società. Da voi i sacerdoti hanno avuto sempre troppo potere, a mio avviso, e hanno sempre osteggiato la magia. Anche se ammetto che non agivano certo a torto…

Comunque, il re e i consiglieri accettarono di buon grado il loro aiuto. E quei nani, alla fine, si rivelarono portati per la magia, in qualche modo. E molto affascinati dal potere che i nostri maghi dimostravano di possedere. Così, quando tornarono in superficie, quei nani decisero di seguirli.
Ciò portò a qualche screzio tra nani ed elfi, con i clan che protestavano per la nostra ingerenza nelle loro tradizioni, e dicevano che avevamo traviato i loro giovani per portarli via… che assurdità!

Alla fine i rapporti tra le due razze ne uscirono abbastanza provati, ma gli elfi portarono gli apprendisti nani qua, desiderosi di scoprire se potevano diventare maghi, a dispetto di quanto era sempre stato fin dall’alba dei tempi.”

Qui fece una pausa, sospirando prima di continuare nel suo racconto. Mokran lo ascoltava rapito.

“I nostri antenati non si erano sbagliati, quei nani riuscivano davvero a controllare la magia, anche se la cosa era resa difficoltosa dalla naturale resistenza alla magia di voi nani.
Per riuscire a superare questo ostacolo creato dalla loro stessa natura, quei nani cercarono di abbattere quel loro tratto caratteristico, violentando la loro essenza. In una certa misura ci riuscirono, ma cambiarono se stessi a un tal punto che cominciarono a pervertire la magia, quando la evocavano.

Vedi, la magia è una cosa complicata… riguarda il cuore di una creatura, il suo spirito, la sua essenza più vera. Quei nani avevano modificato se stessi artificialmente, non erano più in sintonia con la natura, con la terra. E questa sintonia distrutta si rispecchiò nelle loro magie, che usciavano fuori diverse da come sarebbero dovute essere.
Laddove le nostre magie erano naturali, armoniose… le loro erano corrotte, oscure. Poco a poco cominciarono a farsi sempre più violenti, ad agire sempre più frequentemente sulla loro essenza per ricrearsi a loro piacimento.

Cercammo di curarli, ma si rivoltarono contro di noi, attaccandoci con violenza prima di fuggire.
Pensammo fossero tornati nelle loro città, e scendemmo nuovamente nel sottosuolo. Volevamo farli tornare come erano.
Invece fummo attaccati diverse volte, nel nostro cammino, da nani. Sia con la magia che con attacchi fisici.
Arrivammo alle vostre città feriti e stremati, e quando dalle mura ci attaccarono, entrammo in guerra contro tutti i nani. Una guerra rapida… qualche scontro cruento, poi tornammo qua e da allora furono interrotte del tutto le relazioni.

Adesso comprendo che i nani grigi -si erano autoproclamati così- devono aver raccontato chissà cosa agli altri nani, spronandoli ad attaccarci. Ma allora la rabbia prevalse sul buon senso, da entrambe le parti. E i rapporti che già erano tesi, si dissolsero irrimediabilmente.”

Mokran era senza parole.
Bene o male, i fatti parevano combaciare con ciò che aveva letto. Allora era stato tutto un gigantesco equivoco? Le due razze si erano odiate per millenni, a causa di un malinteso?
E per tutto questo tempo, i nani grigi avevano continuato a esistere, come società segreta all’interno delle città naniche..

Di colpo ebbe paura.

A chi avrebbe potuto rivelare queste notizie? Chiunque sarebbe potuto essere un nano grigio!
Per assurdo, lui sarebbe anche potuto essere l’unico nano non a conosenza dei nani grigi.
Se non si poteva fidare della sua stessa gente, che altro poteva fare?

“Vedo che ti ho sconvolto, perdonami.”

Il re lo scrutava attentamente, mentre parlava.

“Capisco non sia facile per te accettare una tale notizia… ma è la verità, almeno per come ci è stata tramandata. Quindi ritengo sia piuttosto accurata, visto che i nostri libri tendono ad essere precisi fino al dettaglio.
Ma rilassati, avrai modo di pensare con calma a cosa fare e cosa dire, una volta tornato a casa. Ti aiuteremo.
Ci vorrà del tempo per ritrovare le cronache di quei tempi, dove potrebbero essere annotate le parole magiche necessarie. Nel frattempo ti assegneremo una stanza per farti riposare. Sarai nostro gradito ospite.”

Il palazzo

Posted in Figli della roccia on giugno 29, 2008 by coubert

I due percorsero diverse passerelle, salendo di quota quando a volte si trovavano davanti a una scala di corde o ad un ponte inclinato tra due alberi particolarmente vicini.
All’apice della loro ascesa, arrivarono di fronte a un albero enorme, maestoso.
Il suo tronco era di un legno scuro e spesso, di un colore marrone lucido. I suoi rami erano grandissimi, e pareva quasi emanare saggezza, per quanto Mokran sapesse bene che era una cosa impossibile.

La parte dell’albero al loro livello era stata modellata, probabilmente degli elfi, fino ad assumere una forma contorta e slanciata. Una sorta di palazzo, comprese con un’illuminazione Mokran.
Una porta si apriva nel legno vivo, alcuni nodi erano stati allargati per renderli finestre.

“Aspettami qui.”

Con queste poche e secche parole, Eoriun abbandonò il nano davanti al palazzo arboreo per entrarvi dentro, chiudendosi alle spalle la porta. Mokran rimase fermo ad attendere il ritorno della sua guida, ben consapevole dei protocolli da rispettare in casi come quelli. Lui stesso, a parti invertite, avrebbe dovuto conferire con i capiclan e i generali, prima di condurre l’elfo a parlare con loro.

Approfittò di questo tempo concessogli per ammirare il paesaggio.

Da quell’altezza, vedeva intorno a sè molti palazzi efici, e molti di più a quote minori. Ancora più in basso c’era la foresta normale, formata solo da alberi e fogliame.
La terra, alle basi degli alberi, glierano praticamente celata dal labirinto di rami e foglie che bloccavano il vagare del suo sguardo.
Probabilmente da terra sarebbe stato impossibile acorgersi di ciò che stava sospeso a diversi metri d’altezza, oltre che per gli incantesimi che evidentemente proteggevano la segretezza di quel luogo, pure dalla conformazione stessa di quelle piantet.

Si riscosse quando Eoriun uscì dal palazzo, diretto verso di lui.

“Vieni, il consiglio accetta di sentirti.”
“Bene, allora andiamo.”

Fece per avviarsi nel palazzo, ma Eoriun rimase immobile.

“Beh? Non dobbiamo andare dentro?”
“Si, ma non puoi entrare armato.”
“Cosa?”
“Non puoi entrare armato. Sarebbe troppo pericoloso, inaccettabile. Consegnami le tue armi, ti garantisco che appena torneremo fuori dal palazzo te le restituirò.”

Mokran fissò l’elfo, incerto sul da farsi.

Poteva essere una trappola, certo, e in quel caso si sarebbe presentato ai suoi nemici disarmato, alla loro mercè.
Ma poteva essere anche la semplice reazione all’arrivo di un possibile nemico. Chi mai sarebbe stato tanto folle da consentire a un nemico di parlare davanti ai capi di un popolo, lasciandolo impunemente armato?

Dopo un lungo silenzio, staccò dalla cintura l’ascia, la rimirò e con riluttanza la depose nelle mani protese dell’elfo.

“Se le accade qualcosa, sei morto.”
“Non succederà niente, te lo assicuro.”

Non molto soddisfatto da quella risposta, Mokran si tolse comunque anche il pugnale, mettendolo sopra l’ascia.

“Non ho altro. Possiamo andare, ora, o mi devo pure denudare?”
“Andiamo, andiamo…”

Sbuffando per il peso delle armi del guerriero nano, Eoriun entrò nel palazzo.
Mokran lo seguiva sbuffando anch egli, ma per il senso d’impotenza che lo aveva colto alla separazione dalle sue armi. Se ci fossero stati dei pericoli, se la sarebbe dovuta cavare a mani nude, in qualche modo. E sperare di sopravvivere.

L’elfo, silenzioso come sempre, lo condusse per corridoi e scalinate. Mokran si sentiva completamente sperso. Va bene, l’albero era enorme… ma quelle stanze e quei corridoi erano troppo grandi per poter stare dentro l’albero.
Eoriun parve cogliere lo smarrimento del nano.

“Usiamo la nostra magia per aumentare a dismisura lo spazio negli alberi, così riusciamo a mettere in ogni abitazione tutto ciò che serve.”

Mokran si limitò ad annuire, frastornato da quella rivelazione. Ingrandire la casa con la magia, lasciandola delle stesse dimensioni all’esterno… pura pazzia!
Intanto però seguiva l’elfo, che infine si bloccò davanti ad un’altra porta.

“Qua dietro c’è il consiglio.”

Faeriun

Posted in Figli della roccia on giugno 28, 2008 by coubert

Il resto del viaggio procedette in un silenzio nervoso.

Mokran aveva evitato di rivolgere alcun commento all’unico elfo a lui visibile, per evitare di doversi scontrare con gli esploratori che correvano intorno a loro, invisibili nella boscaglia.
Eoriun, dal canto suo, si chiedeva cosa ne avrebbe pensato di tutta questa storia il Consiglio. Certo, gli conduceva quel nano che pareva sincero nel professare l’innocenza della sua razza, ma continuava a temere che potesse essere una trappola, un tentativo di scoprire l’ubicazione della sua città. Inoltre, era stato atterrato facilmente da lui, e questo sarebbe certo stato motivo di derisione tra gli altri elfi.
Gli esploratori invece non si fecero più vedere, se non per comparire sporadicamente davanti a Eoriun, che pareva sempre consapevole della loro presenza e posizione, per sussurrargli qualcosa nella loro lingua e scomparire nuovamente, rapidi com’erano apparsi.

Avevano tentato, inizialmente, di arrivare a Faeriun con la magia, per evitare che il nano scoprisse come arrivare nel loro regno. Malgrado i loro sforzi però il nano si era mostrato troppo resistente alla magia, come del resto lo erano tutti i nani, ed alla fine avevano dovuto gettare la spugna ed accontentarsi di arrivare dai loro simili con mezzi più convenzionali. A piedi.

Le menti degli elfi pensavano al rischio che correvano mostrando la via per Faeriun al nano, e che lo avrebbero dovuto uccidere se non avesse convinto appieno il Consiglio, o avesse tentato di tornare indietro. Ormai era arrivato troppo vicino, non aveva altra scelta se non andare fino in fondo.

Mokran non sapeva niente di questi pensieri, di questo bisogno di segretezza che la città elfica nutriva.
Le cittadelle naniche erano sempre state ben visibili, bastioni di roccia modellata dai maestri nani, che si ergevano a baluardi inattaccabili contro le forze oscure che si agitavano nelle profondità più oscure del sottosuolo. Tutti sapevano dove si trovavano, e le utilizzavano come punto di riferimento nei viaggi.

Punti di riferimento che gli sarebbero tornati utili, in quella situazione.
Aveva cercato di memorizzare il percorso, ma il paesaggio gli pareva sempre uguale, senza distinzioni. Non era certo in grado di distinguere i diversi tipi di alberi oltrepassati, nè conosceva le varietà di animali che fuggivano al loro avvicinarsi.
Per lui erano semplicemente in viaggio da giorni in mezzo ad alberi talmente alti e fitti da nascondere il cielo sopra le loro teste, punto. Ormai aveva rinunciato a pensare a dove si trovasse in relazione al tunnel che lo avrebbe ricondotto a casa.

Al fianco gli pendeva ancora l’ascia.
Avevano provato a togliergliela, all’inizio del viaggio, ma la sua minaccia di tagliargli le mani se avessero osato tentare di sottrargliela doveva averli convinti della serietà delle sue intenzioni, visto che avevano scrollato le spalle senza più pensare all’arma. Del resto erano in superiorità numerica, nel loro territorio. Non avevano molto da temere, o almeno così pensavano, sicuri della loro forza.

Finalmente Eoriun aprì la bocca per parlare al nano.

“Eccoci, siamo arrivati.”

Mokran si guardò intorno perplesso. Alberi, sempre alberi, solo alberi.

“Mi stai prendendo in giro, elfo?”

In risposta, Eoriun si limitò a sollevare il volto verso le chiome degli alberi un paio di volte, come a spronare il nano a guardare verso l’alto. Mokran lo fece, e rimase ancora più perplesso.

“Se è uno scherzo, non lo trovo divertente.”
“Ah, già, le magie di protezione. Non puoi vedervi attraverso, non sei un elfo…”

Portò le dita alla bocca ed emise un lungo ed acuto fischio. Una scala di corda venne calata dalla chioma di un grandissimo albero. L’elfo cominciò agilmente a salirla, facendo cenno al nano di seguiirlo.

“Rimanimi vicino, o rischierai di trovarti trafitto da qualche dozzina di freccie. I nani non sono benvoluti qui, e se ti vedessero da solo potrebbero pensare che tu sia un nemico.”

Senza commentare quelle parole, Mokran prese a salire al seguito di Eoriun, malgrado i suoi dubbi persistessero. Non aveva visto chi aveva lanciato la scala di corda, ma adesso cominciava a temere che gli elfi vivessero negli alberi o sui rami… del resto sarebbe stato possibile, visto quanto erano strani.

Dopo aver salito una decina di metri, tuttavia, il paesaggio intorno a lui mutò radicalmente. Dove fino a pochi istanti prima aveva visto intorno a sè e sopra di sè rami, foglie, chiome e fusti, ora vedeva passerelle di legno, scale di corda, tronchi di alberi modellati in maniera armoniosa ed artistica a formare disegni intricati ed abitazioni.
Rimase senza parole, paragonando quei lavori alle opere di pietra dei loro maestri.
Cominciò finalmente a comprendere che per gli elfi gli alberi dovevano essere qualcosa di simile a ciò che per i nani era la pietra.

“Avanti, non ti fermare.”

Eoriun lo incalzò, imboccando una passerella di legno che conduceva ad altri alberi. Mokran lanciò un’occhiata distratta agli elfi che camminavano su passerelle sopra o sotto di lui, quindi si riscosse e riprese a seguire la sua guida.

Elfi

Posted in Figli della roccia on giugno 27, 2008 by coubert

Il viaggio fu strano, molto strano.

Eoriun -questo era il nome dell’elfo- e Mokran camminarono senza praticamente mai fermarsi per tre giorni. Tre giorni nei quali nemmeno parlarono più di tanto, ognuno perso nei propri pensieri.

Eoriun pensava a controllare di non essere seguito, e a tenere d’occhio il compagno di viaggio mentre lo conduceva dagli esploratori elfi.
Mokran, d’altro canto, era abituato a lunghi viaggi da solo nel sottosuolo, quindi il silenzio non gli arrecava fastidio. Anzi, in questo modo poteva riflettere su ciò che avrebbe dovuto dire agli elfi per perorare la propria causa, ed aveva anche più tempo per ammirare il paesaggio.

Attraversarono infatti diversi boschi rigogliosi, vedendo i quali il nano non potè evitare di fare un impietoso paragone mentale con la schiera di tronchi morti che lo aveva accolto appena uscito dalla montagna.

I due procedevano a piedi, con grande sollievo del nano. Quando la gente del villaggio aveva portato loro due cavalli, aveva osservato incredulo le due bestie. Non aveva idea che nel mondo di superficie le persone si spostassero in groppa ad altre creature, e ovviamente non aveva la minima idea di come fare a salirci e a guidarle, quelle enormi bestie.
Fortunatamente, anche l’elfo non pareva entusiasta alla prospettiva di una cavalcata. Borbottò qualcosa sul fatto che gli pareva una costrizione inutile obbligare quegli animali a trasportarli, una schivizzazione.

Mokran non ci aveva capito molto, ma l’effetto finale fu che partirono a piedi.
Senza bisogno di consultarsi, abolirono le soste per mangiare e dormire, avrebbero avuto tempo a sufficienza per fare queste cose una volta arrivati dagli elfi. Il nano anzi si stupì della resistenza dell’elfo, che aveva inizialmente giudicato gracile e debole. Invece la lunga marcia lo stava portando a ricredersi sul suo conto.

Durante il tragitto attraverso boschi e colline, il nano ebbe modo di ammirare gli uccelli che svolazzavano sopra le loro teste e la miriade di animali che li osservavano dai rami degli alberi o da lontano, nascosti tra gli alberi.
A volte aveva la tentazione di chiedere all’elfo cosa fossero quegli animali, ma l’aria ostinata e scontrosa di quello gli fece ogni volta morire in gola le parole.

Era sicuro ce l’avesse con lui. Magari perchè era stato messo a terra facilmente, al villaggio…

“Ecco gli esploratori.”

Nel sentire la voce dell’elfo, Mokran sussultò e cominciò a guardarsi intorno, incuriosito.

“Io non li vedo.”

Il paesaaggio intorno a loro era identico a come era stato nelle ultime ore, e in lontananza il nano non scorgeva nessun segno della presenza degli esploratori che l’elfo aspettava da tempo.

“Sarebbe davvero triste se i nostri esploratori si facessero scorgere da un nano…”

Eoriun non celò una punta di disprezzo nel tono di voce utilizzato, nonostante la sua buona volontà nel cercare di non vedere Mokran come un nemico, i nani erano da sempre stati visti come nemici, e le loro scorrerie erano fin troppo reali per lui.
Non per la prima volta dall’inizio di quel viaggio, Mokran dovette lottare con l’istinto di voltare le spalle all’elfo e andarsene per conto suo.
Ma se l’avesse fatto, probabilmente non avrebbe mai trovato la città degli elfi, e la sua missione sarebbe fallita.

“Già, anche perchè se non colpissero alle spalle non catturerebbero i loro prigionieri…”

Il riferimento al modo in cui l’elfo aveva catturato Mokran nel villaggio fece incupire Eoriun, ma evidentemente diede fastidio anche agli esploratori elfi.
Una freccia infatti si infisse nel suolo a pochi centrimetri dal nano, mentre tre figure, rapidissime, si materializzarono intorno al nano, con le spade sguainate.

“Non tentare la sorte, nano…”
“Fermi, va portato al Consiglio! Non dovrebbe essere un nemico.”

Fissandolo con odio e sospetto, i tre sfrecciarono nuovamente ai lati della strada, scomparendo tra la vegetazione senza produrre il minimo rumore.
Mokran deglutì, ancora sbalordito per la loro rapidità e silenziosità, ma si riprese subito.

“Beh, che aspetti? Andiamo, che ho fretta di tornare a combattere!”

Si rimise in marcia, rimanendo però bene attento a ciò che accadeva nel sottobosco, cercando invano di cogliere qualche movimento che tradisse la presenza degli elfi.
Si ripromise di non offendere più in alcun modo gli elfi, almeno finchè si trovava circondato da loro.