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Freccia assassina.

Posted in Eoriun on agosto 6, 2008 by coubert

Eoriun procedette attraverso la foresta, non curandosi di non produrre rumori preferendo impegnarsi piuttosto nel muoversi rapidamente, desideroso di raggiungere quanto prima il fratello e i soldati elfi che lo stavano inseguendo.

In condizioni normali si sarebbe mosso ad una velocità ben superiore, e senza produrre alcun suono anche camminando sopra un tappeto di foglie secche. Ma l’attacco che Eolian gli aveva rivolto contro lo aveva debilitato enormemente, e ora era costretto quindi a rinunciare al silenzio.

Le grida in lontananza gli fecero comprendere  che i soldati avevano trovato Eolian, ed avevano ingaggiato battaglia.
Imprecando tra sè, abbandonò ogni riguardo anche nei confronti del proprio corpo dolorante, ed accelerò ulteriormente il passo.

Finalmente, dopo un tempo che gli parve infinito, arrivò nei pressi del luogo dello scontro.
Oltre una barriera di sottobosco ed alberi, gli giungevano vicinissime forti grida di rabbia. E rumori sordi, violenti.
Si spostò lentamentet, badando adesso a non rivelare la propria presenza, e tentò di guadagnare una posizione che gli consentisse di comprendere la situazione.

I sei soldati che lo avevano salvato dallo stritolamento, erano adesso impegnati a respingere diversi attacchi arborei, come quello col quale Eolian lo aveva neutralizzato non molto tempo prima.
Eolian stava in piedi a pochi metri dai soldati, puntando contro di loro lo scettro, risplendente di una cupa luminescenza verdognola.

Lo sguardo di Eoriun rimbalzò frenetico dal fratello agli elfi, che lentamente stavano soccombendo di fronte alla potenza degli arbusti che tentavano di intrappolarli mortalmente nelle loro spire.
Lo scontro pareva ormai deciso, ed Eolian si rilassò visibilmente.

Aveva già visto quell’espressione, di lì a poco se ne sarebbe andato. E da solo, lui non sarebbe certo riuscito a fermarlo.

Si morse il labbro inferiore, mentre si passava l’arco sopra la testa.
Il braccio destro andò dietro la schiena, a recuperare una freccia che subito portò sull’arco.

Nel silenzio più assoluto incoccò la freccia, lo sguardo fisso sul fratello e sullo scettro.
Il bosco, i soldati, gli arbusti animati. Tutto scomparve, tranne suo fratello e ciò che si trovava sulla linea di tiro tra loro due.

Sapeva cosa doveva fare. Suo fratello era impazzito, stava per mettere l’intero mondo in pericolo. Doveva essere fermato subito, con quello scettro ormai era diventato troppo potente.
Peccato che sapere cosa andasse fatto non rendeva la sua esecuzione più facile da sopportare.

Eoriun socchiuse gli occhi, quindi rilasciò la corda.

La freccia partì sibilando, ed arrivò precisa al suo bersaglio.

Eolian gridò per il dolore e per la sorpresa, lasciando cadere lo scettro dalla mano trafitta dalla freccia.
Eoriun si lanciò fuori dal bosco, tuffandosi letteralmente sullo scettro. Alla fine non era riuscito ad uccidere il fratello, non aveva potuto. Aveva optato così per il disarmarlo, tentando poi di impossessarsi dell’artefatto.

I soldati gridarono qualche incitamento nei suoi confronti, benchè ancora impegnati a lottare per salvarsi la vita, ma non gli badò più di tanto. Il suo unico pensiero era lo scettro, e sorrise quando le sue dita si strinsero attorno al legno nodoso, caldo al tatto.

“Eoriun…”

La voce del fratello lo spinse ad alzare lo sguardo verso di lui.
Il volto di Eolian era stravolto, e lo fissava inorridito. Una scia rossastra partiva dalla sua mano ferita, colando fino a terra.

“Eoriun, come hai potuto farmi questo?”
“E’ per il tuo bene, credimi.”
“Per il mio bene?”

Eolian sollevò il braccio sinistro, e lo scettro sfuggì dalle mani di Eoriun, come attratto da una forza misteriosa. L’elfo non potè fare altro che fissare incredulo la scena svoltasi sotto il suo stesso naso.

“Vedi? E’ lo scettro stesso a voler”

Le parole di Eolian furono troncate da una freccia che lo centro al petto.
Abbassò lo sguardo a fissarla, incredulo mentre uno dei soldati elfi esultava, l’arco ancora tra le mani.

Il grido di trionfo del soldato durò però ben poco, in quanto l’attacco era stato portato abbandonando la spada con la quale fino ad allora aveva tenuto a bada gli arbusti magicamente animati dal potere dello scettro. Ed approfittando della tregua concessa loro, gli arbusti avevano raggiunto il soldato, avventandosi sopra il suo corpo e avvolgendovisi strettamente.

Eoriun non lo degnò di uno sguardo, fissando impietrito il fratello moribondo.

“Eolian…”

L’elfo spostò lo sguardo dalla freccia al fratello, mentre calde lacrime gli colavano dagli angoli degli occhi, rigandogli le guance.
Fece per parlare, ma ottenne il solo risultato di muovere la bocca senza emettere alcun suono.

Scosse la testa, quindi reclinò all’indietro il capo e, sollevando lo scettro con entrambe le braccia, gridò alcune parole in una lingua sconosciuta a tutti i presenti.
Un brivido di gelo attraversò Eoriun, mentre la luminosità dello scettro aumentava d’intensità ed avvolgeva il corpo del fratello.

“No!!! Fermati!!!”

Eolian abbassò il volto sofferente sul fratello, e tentò debolmente di sorridergli.

“E’ troppo tardi ormai. Lo scettro…. lo scettro mi ha spinto a farlo. Addio fratello…”

E con queste parole, dallo scettro partì un raggio luminoso che viaggiò verso il cielo e squarciò le nubi, mentre nel bosco la luce cresceva e divampava, avvolgendo ogni altra cosa fino a quando non rimase altro che la luce smeraldina.

I soldati

Posted in Eoriun on agosto 5, 2008 by coubert

Eoriun riaprì gli occhi, e vide sopra di sè, lontane, le fronde degli alberi.

Si trovava sdraiato a terra, dolorante in tutto il corpo. Per qualche istante si domandò perplesso dove si trovasse, e cosa stesse facendo addormentato nel bosco.
Poi gli tornò la memoria degli ultimi avvenimenti, dello scontro con il proprio fratello e del tremendo e mortale attacco che gli aveva rivolto contro.

Gridò agitando convulsamente gli arti, e si stupì di sentirli liberi da ogni altro impedimento che non fosse il sordo dolore che li permeava.

“Finalmente ti sei ripreso.”

Lentamente si mise a sedere, ruotando il capo per scoprire chi gli stesse parlando.
Sei elfi, vestiti con abiti di pelle e armati di spade e archi. Sei soldati. Il motivo della loro presenza lì era particolarmente ovvio.

“Dov’è?”

Una semplice domanda, posta con un’inflessione particolarmente dura della voce.
Sapevano.

Eoriun rimase silenzioso, fingendosi ancora troppo stordito per rispondere mentre invece cercava affannosamente di capire cosa fare.
Eolian era suo fratello, e aveva sempre cercato di proteggerlo. Ma aveva appena tentato di ucciderlo, e stava per scatenare immani distruzioni su tutto il mondo.
Non era riuscito a fermarlo, e difficilmente un secondo loro incontro avrebbe potuto avere un esito differente.

“Le piante…?”

Si guardò intorno, cercando traccia della magia che gli era quasi costata la vita. Vide solo alcuni arbusti recisi, sparsi al suolo.

“Siamo arrivati appena in tempo, temevamo fossi morto come il traditore qui vicino.”

Il traditore… intendeva forse l’elfo che aveva dovuto uccidere? Se li reputavano traditori, la sentenza doveva essere ormai stata emessa. Per Eolian non c’erano dunque più speranze?
Uno dei soldati dovette leggerli tali domande sul volto, poichè concesse una rapida spiegazione.

“Abbiamo trovato quello che hai tramortito. Ci ha confessato tutto… sappiamo del loro piano e sappiamo di tuo fratello. Devi dirci quello che sai, va fermato ad ogni costo!”
“Lo so…”

Socchiuse gli occhi, pregando lo Spirito di perdonarlo per ciò che stava per fare. Malgrado tutto, stava per tradire suo fratello, anche se era per il bene del mondo intero. Cercò di ricordare ciò che lui ed Eolian si erano detti durante la loro ultima discussione.

“Eolian… parlava di raggiungere il cuore della Foresta Sacra.”
“La Foresta Sacra… benissimo.”

Gli elfi fecero per partire, ma Eoriun si alzò faticosamente in piedi.

“Vengo anche io.”
“No, rimani qui.”
“E’ mio fratello!”
“Appunto.”

Lo sguardo dei suoi salvatori era fermo e deciso, Eoriun comprese che non avrebbero ceduto. Avevano paura che li tradisse schierandosi col fratello. Dopotutto, era fratello di un traditore… chi avrebbe potuto garantire che pure lui non avrebbe tradito lo Spirito e il Re, assecondando qui folli progetti di distruzione?

Chinò il capo per non mostrare l’ira che lo pervadeva a quel pensiero.

“Bene, come volete. Ma fate attenzione allo scettro…”

I sei si limitarono ad annuire, prima di scomparire rapidamente nella boscaglia senza emettere alcun rumore.

Eoriun si mise nuovamente a sedere sulla terra, appoggiando le mani al suolo, e respirò profondamente cercando di recuperare un minimo di energie.
Era dolorante in ogni parte del proprio corpo, e la cosa era normale dopo essere quasi stato stritolato. Ma per fortuna non aveva subito ferite gravi, entro breve sarebbe potuto tornare a camminare.

E malgrado quanto detto ai soldati che erano partiti all’inseguimento di Eolian, non aveva alcuna intenzione di restarsene in disparte mentre quei sei portavano a termine il compito che si era imposto quando era partito dall’albero del Consiglio.
Eolian era suo fratello, e il compito di fermarlo doveva spettare a lui. Era una questione di onore, di doveri.
E poi avrebbe dimostrato chiaramente che lui non era un traditore, che non avrebbe accettato di essere trattato come tale.

Inoltre, se fosse intervenuto e avesse fermato Eolian, forse sarebbe anche riuscito a salvargli la vita. Lo avrebbe riportato con la forza dal re, e magari sarebbero riusuciti a guarirlo.

Ricordava l’espressione con la quale lo aveva guardato prima di andarsene. Per un attimo era sembrato spaventato, sperso. E poi era cambiato, era tornato sicuro e senza più indugi se ne era andato.
Possibile che fosse posseduto? Non avrebbe escluso alcuna ipotesi, sopratutto se questa avesse potuto significare la salvezza del fratello.

Sospirando, si costrinse ad alzarsi in piedi e ad avviarsi nella direzione presa dai soldati, dopo essersi messo a tracolla l’arco dell’elfo morto ed aver impugnato la sua spada, nella speranza che non gli risultasse necessario il loro utilizzo.

Il potere dello scettro

Posted in Eoriun on agosto 4, 2008 by coubert

Eoriun rimase immobile a fissare il fratello, che impugnava con tranquillità lo scettro del re degli elfi.
Lo scettro che lui e i suoi compagni avevano sottratto dalle stanze del Consiglio, lo scettro che intendevano utilizzare per scatenare un disastro senza precedenti sul mondo.

“Ti prego, Eolian… dammelo. Possiamo ancora tornare a casa, diremo che l’abbiamo trovato e”
“Tornare a casa? Ormai non ho più una casa. Non tra di voi, almeno. La mia casa, Eoriun, è un mondo libero dalle creature inferiori che lo infestano. Un mondo dominato dalla natura, con noi elfi come suoi guardiani e protettori. Quella è la casa dove intendo vivere, non questo mondo corrotto.”
“E per fare ciò… per questa tua folle visione… saresti pronto a uccidere ogni creatura vivente? Non ci credo!”
“Non mi rallegra certo questa prospettiva… ma sono stato scelto per questo compito, e lo porterò a termine ad ogni costo.”

Gli occhi dell’elfo parevano quasi risplendere, mentre parlava.
Eoriun li riconobbe per quel che era. Gli occhi di un folle, che guardavano il mondo ma vedevano solo ciò che la propria mente malata gli mostrava.

“Fratello…”
“Basta, il tempo delle parole è terminato. Devo completare la mia missione, devo giungere nel cuore della Foresta Sacra, come mi ha detto Maryien.”
“Eolian, non ti lascerò andare da nessuna parte. Dammi quel bastone.”

I due fratelli si fissarono a lungo in volto, silenziosi. Nessuno dei due abbassò lo sguardo, nessuno dei due mostrò la minima traccia di incertezza.

“Sia.”

Eolian pronunciò solo questa parola, prima di sollevare lentamente lo scettro, puntandolo verso il fratello.

“Eolian, che intendi fare??”

Eoriun sentiva il cuore battergli all’impazzata nel petto, mentre osservava lo scettro puntato verso di lui. Non conosceva i poteri che poteva avere, ma vista la potenza che aveva quell’artefatto dubitava fortemente non fosse dotato di enormi poteri magici.

“Ti prego, posalo!”

Eolian non parve nemmeno udire le supppliche del fratello. Lo fissava, ma pareva quasi non vederlo.
Lo scettro venne contornato da un alone verdastro, la cui luminosità crebbe di intensità fino a far partire un raggio verde contro Eoriun.
Questi si gettò di lato, tentando di schivare l’attacco. L’attacco però non pareva rivolto a lui, bensì alla vegetazione che si trovava alle sue spalle.

Una discreta porzione di bosco risplendette di verde, emanando bagliori accecanti. Dopodichè, un cupo brontolio scosse la terra.

“Che hai fatto, Eolian???”

La voce dell’elfo tradiva il nervosismo e la preoccupazione, ma il fratello non lo degnò di alcuna risposta.

“Addio fratello.”

Si limitò a voltargli le spalle, mentre nel terreno sotto i suoi piedi si aprivano profonde crepe dalle quali uscivano rampicanti enormi, che muovendosi ad una velocità inaudita si attorcigliarono attorno alle gambe di Eoriun immobilizzandolo.

“Cosa..”

Menando fendenti con la spada, tentò di liberarsi ma per ogni rampicante che recideva, altri tre prendevano il suo posto stringendosi sempre più stretti attorno al suo corpo, salendo fino a ricoprirgli il torace, le spalle, le braccia.

“Eolian!!!!”

Adesso il grido di Eoriun era disperato.

La spada giaceva inerte al suolo, mentre dalla massa ondulante di viticci che lo ricoprivano solo la testa fuoriusciva, atteggiata in un’espressione di dolore per la pressione cui la stretta delle piante costringeva il suo corpo.

Eolian si voltò, e alla vista del fratello così ridotto il suo volto assunse un’espressione sgomenta.

“Eoriun! Io… io… mi dispiace, non volevo… è solo che…”

Si bloccò, tornando a fissare il vuoto. La sua espressione tornò distante, distaccata.

“Non hai voluto ascoltarmi quando ti chiedevo di unirti a noi… devo andare, devo compiere la missione. Sento lo spirito della Natura chiamarmi… lo sento…”

Borbottando, diede le spalle al fratello e si allontanò, stringendo sempre tra le mani lo scettro.

Eoriun vide la sua figura scomparire tra gli alberi, prima che i rampicanti ricoprissero anche il suo volto, facendolo sprofondare nelle tenebre.

Lo scettro

Posted in Eoriun on luglio 10, 2008 by coubert

“Dov’è lo scettro?”

Eolian si limitò a sorridere sornione, mentre Eoriun cercava con lo sguardo una qualsiasi traccia dell’artefatto sottratto dal palazzo del Consiglio.

“Eolian, dove hai nascosto lo scettro??”

Eolian allargò le braccia, a mostrare che non lo stava nascondendo addosso a sè.

“Come vedi, non l’ho. Ormai è andato, rassegnati.”
“Andato?”
“Andato. Ormai non ti rimane che scegliere da che parte stare. Te lo ripeto per l’ultima volta fratello…”

Ma Eoriun non lo stava ascoltando, non più.
Senza lo scettro tutto era inutile, aveva fallito. Il mondo sarebbe stato devastato e la colpa sarebbe stata sua. Se avesse detto subito al re della discussione avuta con Eolian, magari avrebbero fatto in tempo a fermarlo. Ma ora, invece…

“Vieni con noi, ormai questa è una causa persa.”

Già, era una causa persa. Come lo scettro, che chissà oramai dove si trovava.

“O preferisci forse rimanere con il tuo re, e condividere lo stesso fato riservato alle altre creature inferiori?”

Creature inferiori… per la sua superbia, per il suo amore nei confronti del fratello, aveva condannato il futuro degli umani, dei nani, degli elfi che sarebbero rimasti lì.

“Ti ho aspettato qui solo per concederti quest’ultima possibilità di salvezza. Ti prego, non rifiutarla. Fratello.”

La tentazione è forte. Allungare il braccio, stringere la mano protesa di Eolian, abbracciarlo. Tornare a viaggiare con lui, come accadeva un tempo.
Ma…

“I tuoi compagni hanno cercato di uccidermi.”

Lo sguardo di Eoriun era fisso negli occhi di Eolian, mentre la sua mente cominciava a lavorare alacremente.

“Io gli avevo detto solamente di catturarti…”
“Ma poco fa non hai mosso un dito.”
“Non potevo andare contro un mio compagno, così come non sarei poptuto venire ad affrontare te, che sei mio fratello.”
“Però poptevi guardarmi venire ucciso, vero?”
“No! Non ho mai”
“Eolian, non ti eri fermato qui ad aspettarmi. Non avrebbe avuto senso, in questo caso, mandarmi contro un arciere appostato tra gli alberi.”

Eolian si rabbuiò in volto, serrando i denti.

“Penso che lo scettro sia ancora qua, da qualche parte… e che questo sia il tuo piano di riserva, da usare nel caso avessi sconfitto i tuoi uomini.”
“Mi credi davvero così vile?”

Eoriun strinse le mani a pugno.

“Un tempo no, e avrei lottato contro chiunque avesse osato affermare il contrario. Ma ora… ora non so più che pensare. Non sembri nemmeno più il fratello che conoscevo.”
“Eoriun…”
“Basta. Dove hai  nascosto lo scettro?”

Sospirando, Eolian allungò il braccio destro nella direzione nella quale stava guardando quando Eoriun era giunto al limitare della radura.
E dal sottobosco, con un fruscio di foglie spostate, lo scettro del re degli elfi fluttuò in aria, attirato dalla mano protesa ad afferrarlo.

“Ecco, ora l’hai visto. E quindi? Sono sempre stato più forte di te, anche in condizioni di parità. E te ora sei stremato, mentre io ho questo… ne conosci il potere devastante?”

Confronto

Posted in Eoriun on luglio 9, 2008 by coubert

Eoriun si trovò costretto ad avanzare nella radura, spronato dall’elfo che lo minacciava puntandogli contro la spada, e così facendo arrivò vicino al fratello.
Lo sguardo di Eolian era triste, mentre fissava il prigioniero scuotendo lentamente la testa in segno di disapprovazione.

“Eoriun, Eoriun… perchè non mi hai dato ascolto?”
“Eolian, devi fermarti prima che sia troppo tardi!”
“Troppo tardi? Ma è già troppo tardi, non lo senti?”

Eoriun fece per avvicinarsi ulteriormente al fratello, ma il suo guardiano premette maggiormente contro di lui il ferro, costringendolo a fermarsi.

“Sentire cosa?”
“Lo spirito. La natura. Tutto, intorno a noi, sta fremendo nell’attesa di ciò che si verificherà. Ormai è scritto che i cambiamenti arriveranno, e nessuno potrà farci niente. L’unica cosa che si può fare è assecondare lo spirito della natura, seguire la sua volontà e garantire in questo modo il nostro futuro.”
“Dèi… Eolian, che ti hanno fatto? Non ti riconosco più.”

Eoriun si allontanò di qualche passo dal fratello, spostando lo sguardo sugli alberi intorno a sè.

“Ho imparato ad ascoltare. L’aria freme per l’attesa, il cielo attende di spalancarsi per riversare la collera della natura sulle creature che l’hanno mutilata. Come puoi essere così sordo e cieco?”

Eoriun non rispose, fissando sgomento il fratello che ad ogni parola gli appariva sempre più un estraneo.

“Torna in te, ti prego…”
“Non sono mai stato così tanto me stesso come adesso. Te, piuttosto… è la tua ultima possibilità, te ne rendi conto? Vieni con noi e ti salverai.”
“Non tradirò mai il mio popolo per inseguire le visioni di un folle.”

Alle sue spalle, l’elfo che gli puntava la spada alla schiena tremò per la rabbia. Avvertendo ciò, Eoriun si voltò fulmineo, sorprendendolo in quell’istante di disattenzione, e scostandosi di lato strinse le sue mani su quelle dell’avversario, contendendogli così la spada.

Eolian rimase immobile, silenzioso spettatore di quella lotta tra i due elfi. La posta in palio era la spada, che significava la vita di uno e la morte dell’altro, ma Eolian non parteggiò apertamente per nessuna delle parti in causa, benchè uno fosse un suo compagno e l’altro il proprio fratello. O forse proprio perchè indeciso tra la fedeltà alla sua nuova causa e l’amore per il  fratello.

Lo scontro si risolse con il prevalere della freschezza del compagno di viaggio di Eolian sulla spossatezza di Eoriun, provato dall’affannata corsa e dalla magia utilizzata per sopraffare l’altro loro compagno.
L’elfo gridò la propria vittoria mentre strappava la spada dalle mani di Eoriun e la alzava sopra la propria testa, pronto a calare il colpo mortale.
Nell’euforia del momento, però, non aveva considerato l’arma che l’altro elfo portava alla cintura. Un’arma piccola e meno letale, ma molto più rapida e maneggevole.

Il coltello balzò rapidamente fuori dal proprio fodero, per volare poi contro il petto dell’avversario. Estrazione e lancio furono un unico, armonioso movimento che produsse quale risultato un grido strozzato da parte del bersaglio del colpo.
Un grido strozzato e un tonfo, quando la spada gli cadde dalle mani colpendo pesantemente il suolo, e anticipando così di qualche secondo il crollo dell’elfo sulle proprie ginocchia.

Un’espressione incredula gli si dipinse sul volto, mentre fissava il proprio assassino che, dispiaciuto per il gesto che aveva dovuto compiere, non riusciva a togliergli gli occhi di dosso.

“Complimenti fratello.”

Irato in volto, Eoriun si voltò verso Eolian, pronto ad affrontarlo. In un modo o nell’altro, lo scettro sarebbe tornato con lui alla città. E se Elolian si fosse opposto…

Eoriun si guardò intorno perplesso.
Dove era lo scettro?

La cattura

Posted in Eoriun on luglio 8, 2008 by coubert

La magia partì all’istante.

Eoriun scomparve, materializzandosi alle spalle dell’elfo che lo aveva tenuto sotto tiro con l’arco.
Questi avvertì immediatamente la magia, ma non fu abbastanza rapido nel voltarsi, e il colpo che ricevette al capo lo mandò al suolo.

Eoriun si appoggiò con la schiena contro un albero, respirando affannosamente. La magia appena utilizzata era molto potente e poco legata alla natura… non era un incantesimo cui gli elfi ricorressero spesso.
E quando lo facevano, come in questo caso, ne uscivano stremati.

“Non ho tempo adesso…”

Si costrinse però a rimettersi in piedi, e si impadronì delle armi dell’elfo tramortito.

“Grazie del prestito.”

Quindi si incamminò, lentamente, seguendo la sensazione che gli faceva percepire con assoluta chiarezza la direzione nella quale si trovava Eolian.
Per fortuna, aveva la sensazione di avvicinarsi a lui. Cosa che, vista la magia che era in azione sui suoi sensi, doveva per forza corrispondere a verità.

“Starà aspettando quell’altro”

mormorò, pensando all’elfo che lo aveva attaccato. Probabilmente non sapeva cosa stava facendo… non avrebbe mai accettato di cercare di uccidere suo fratello.
Almeno, questi erano i pensieri ai quali Eoriun voleva disperatamente credere, con tutto se stesso.

Avanzò un po’ più rapidamente, spronato dalla vicinanza col fratello. E finalmente giunse al limitare di una radura.
Si tenne nascosto nella macchia, cercando di scrutare al centro dello spiazzo, e lo vide.

Eolian era fermo al centro della radura, lo sguardo fisso davanti a sè, intento ad osservare qualcosa parecchio a destra rispetto al punto in cui si trovava Eoriun.

“Cosa…”

L’elfo fece per spostarsi dal suo nascondiglio, quando uno spostamento d’aria lo avvertì dell’arrivo di qualcuno. Troppo tardi però.
Era ancora stanco per lo sforzo magico, e le sue reazioni erano lente e goffe.
Si voltò solo per trovarsi una corta spada puntata al petto dal secondo elfo che aveva accompagnato Eolian.

“L’ho trovato, Eolian.”
“Portalo qua.”

L’inseguimento

Posted in Eoriun on luglio 7, 2008 by coubert

Eoriun correva tra gli alberi silenzioso e rapido, un’ombra tra le ombre.

Doveva trovare Eolian prima che altrri lo trovassero. Doveva salvarlo da quella follia nella quale si era fatto coinvolgere, fermarlo prima che fosse troppo tardi.
Lo scettro… come aveva fatto a sapere che lo scettro era in realtà una chiave per il regno degli Dèi? E come aveva fatto a penetrare nelle stanze del re per sottrarglielo?

Scosse il capo, innervosito da quei pensieri.
Non avevano importanza, ciò che contava era salvare Eolian. E riprendere lo scettro.

Non aveva alcuna idea di dove fosse diretto il fratello, ma sapeva dove l’aveva visto l’ultima volta.
Raggiunse il luogo della loro discussione, e si guardò intorno.

Nessuno era nei paraggi, e ovviamente Eolian non aveva lasciato tracce del proprio passaggio.
Qualunque altro inseguitore sarebbe rimasto spiazzato, incapace di trovare una pista inesistente. Ma non lui.
Erano fratelli, e poteva contare sul legame di sangue per rintracciarlo.

Si costrinse a calmarsi, chiudendo gli occhi e respirando lentamente, entrando in comunione con la natura circostante.
La sentiva respirare, mormorare, lavorare. Sentiva il vento sulle foglie e il sole sulla terra.

Mormorò le parole dell’incantesimo che gli serviva, quindi riaprì gli occhi.

Niente era cambiato. L’incantesimo appena compiuto non aveva effetti visibili, non mostrava una strada nè faceva comparire il parente cercato.
Ma dava una sensazione di conoscenza della direzione da prendere, e tanto gli bastava.

Si guardò intorno, finchè la sensazione non lo colse.
Certo, era andato di là. Adesso che, sotto l’effetto dell’incantesimo, correva in quella direzione, si chiese stupito come avesse potuto non pensarci prima.
Razionalmente si rispose che l’ovvietà di quella direzione era frutto della magia, ma come sempre la forza della magia aveva la meglio sulla sua mente, nascondendogli tali pensieri e lasciandogli l’illusione di sapere dove stesse andando.

Attaversò boschi e colline, finchè un’impercettibile vibrazione nell’aria lo fece bloccare di colpo, per poi gettarsi a terra.
Una freccia attraversò il punto nel quale fino a pochi istanti prima era stato in piedi.

Si rialzò, correndo dietro degli alberi mentre un’altra freccia sibilava al suo fianco, graffiandogli la spalla sinistra.

“Dannazione…”

Preso dal bisogno di trovare il fratello, stupidamente non aveva considerato gli altri due elfi che lo avevano accompagnato. E ora almeno uno di quei due lo stava tenendo sotto tiro, dando tempo allo scettro di allontanarsi.

Provò a sporgersi di lato oltre l’albero, ma una freccia lo costrinse a tornare al riparo immediatamente.
Non aveva idea di dove potesse trovarsi l’arciere, ed era praticamente disarmato: per la fretta era partito così come era arrivato, armato solo del pugnale.

“Eolian…”

Sentiva che il fratello si stava allontanando, e questa consapevolezza lo straziava. Se altri elfi lo avessero trovato, magari i soldati, lo avrebbero massacrato come un traditore, prima di riprendersi lo scettro trafugato. Non poteva permetterlo, doveva tornare all’inseguimento.

Socchiuse gli occhi, tornando in comunione con la natura e mormorando arcane formule.