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Rivelazioni

Posted in Davon on maggio 9, 2008 by coubert

“Tu!”

Davon rimase stupito di trovarsi di fronte Macchia, il ragazzo che una settimana prima aveva cercato di ucciderlo credendolo ancora affiliato all’Ordine. Lo stesso ragazzo che ora, ben lontani da Aegeryl, li aveva attaccati in piena notte, e stava di fronte al suo amico Gyarix armato di spada.

“Questa scena mi sembra di averla già vista… posa la spada, dai.”
“No.”
“Non mi obbligare a usare la magia…”

A queste parole, la fermezza del ragazzo parve vacillare un poco, probabilmente a causa del ricordo ancora vivido nella sua mente, di quanto era accaduto la settimana precedente tra Davon e i due sicari.

“Quest uomo…”
“Quest uomo è un mio amico, e mi ha salvato la vita.”

Macchia parve riflettere tra sè e sè, e apparve un poco titubante.

“Ma lui”
“Niente ma, posa la spada. O te la vedrai con me.”

Sospirando, abbassò il braccio armato. Nello stesso istante Gyarix si protese fulmineo verso di lui, disarmandolo e puntandogli la sua stessa spada alla gola.

“Gyarix! Ma che fai???”
“Mi pare ovvio. Ha cercato di uccidere tutti e due… lo elimino prima che ci riprovi una terza volta, magari con più fortuna.”

Fece per affondare la spada nel nudo collo del ladruncolo, ma questa incontrò la resistenza di uno scudo magico. Sorpreso, Gyarix si voltò verso Davon.

“Perchè lo proteggi?”
“Non lo so, ma non voglio che tu lo uccida.”
“Ma perchè?”
“Almeno prima sentiamo come mai ci ha attaccati…”
“Per farci raggirare dalle sue menzogne? Smettila di comportarti come un bambino!”

Davon strinse i pugni, fissando torvo Gyarix. Non gli si era mai rivolto così, nemmeno quando durante la fuga si era rifiutato di usare la propria magia per agevolare il loro viaggio.

“Davon, non ascoltarlo!”

Adesso a parlare era stato Macchia, che fissava implorante il volto del mago.

“Hai paura della verità, moccioso?”
“Io no, ma magari te si, mago.”

Un’espressione di comprensione passò sul volto di Davon.

“Macchia, ti sbagli. Non è un mago dell’Ordine.”
“L’ho visto con i miei stessi occhi.”
“Senti, è un mercante, ed ha imparato qualche incantesimo nel corso dei suoi viaggi. Ma non è un mago.”
“Ah, è così? Probabilmente allora, quando è andato a cercare l’acqua stava parlando da solo come un pazzo, e non dialogando con qualcuno che non si poteva vedere.”

A queste parole, sul volto dei due compagni di viaggio comparve lo stupore.

“Ci pedinavi?”
“Ma di che stai parlando?”

Ignorando le loro domande, Macchia continuò nel suo discorso.

“E sarà anche un caso che la sua voce sia identica a quella del mago che anni fa ha massacrato i ladri di Aegeryl, pagato dalla nobiltà…”

Gyarix scoppiò a ridere, a queste parole.

“Ragazzo, sei patetico. Solo perchè la mia voce ti ricorda quella di un mago che hai conosciuto anni fa, pensi che io sia lui? E cerchi di uccidermi per questo?”

scuotendo il capo, si rivolse a Davon.

“Davon, non possiamo lasciarlo così. Lo capisici, vero? Potrebbe uccidere chiunque sospetti anche solo minimamente di essere un mago.. è pazzo.”
“Ah si? E prima, quando parlavi da solo?”
“Stavo ragionando ad alta voce…”
“Quando ragioni ad alta voce, fingi di parlare con un certo Maestro Muneyr?”

La domanda di Macchia raggelò l’atmosfera. Gyarix spostò lo sguardo da lui a Davon, che immediatamente indietreggiò erigendo una barriera davanti a sè.

“Davon…”
“Maestro Muneyr?”
“Avrà sentito quel nome da qualche parte, e”
“Oh, certo. Il nome dell’Anziano Muneyr è conosciuto da tutti, vero? Peccato che fuori dalla Fortezza sia noto solo come l’Anziano Nero.”
“Allora sarà un sicario dell’Ordine.”
“…Ordine che ha tentato di ucciderlo.”

Gyarix fissò Davon con un’espressione ferita.

“Non ti fidi di me? Dopo tutto quello che abbiamo passato?”
“Non so più che pensare, di te… Maestro Muney?”
“Senti, non so che”

Rapidissimo, Davon cominciò a gesticolare e a mormorare qualche parola. Terminato l’incantesimo, fissò deciso Macchia, ed annuì lievemente. Portò poi lo sguardo su Gyarix, e rimase completamente spiazzato.

“Uno schermo mentale!”

L’uomo non rispose, rabbuiandosi però in volto.

“Macchia crede in tutto ciò che mi ha detto, l’ho letto nella sua mente. Ma te… te sei protetto da questo incantesimo! Allora è vero!”

Gyarix sospirò, sorridendo tristemente.

“Alla fine sono stato scoperto, peccato. Avrei dovuto uccidere questo microbo quando l’ho visto la prima volta, ma pensavo mi sarebbe tornato utile in qualche modo. Dovrò tornare alla Fortezza per riferire il mio fallimento.”

Davon lo fissava sbalordito, incapace perfino di farsi travolgere dall’ira come avrebbe desiderato.

“Ma… perchè?”
“Perchè? Perchè sei solo un esperimento del Maestro, e per studiardi bisognava metterti in una situazione di stress, e lasciarti libero. Ho ucciso un servo dell’Ordine rendendoti, per loro, un assassino. Ti ho fatto fuggire, e ho seminato traccie per farti arrivare addosso i sicari. Dovevo studiare la tua reazione, e quella del tuo braccio, ma questa vipera ti ha allontanato dalla locanda, e non ti ho trovato in tempo per osservarti. Peccato.”

Davon cadde in ginocchio, sconvolto.

“Non temere, altri sicari arriveranno ugualmente. Ed altri osservatori. Chissà, prima o poi ci incontreremo di nuovo… magari quando finalmente potrò ricevere l’ordine di ucciderti. Sai, ti ho disprezzato dal primo giorno che ti ho conosciuto.”

Detto ciò, Gyarix mormorò qualcosa e scomparve nel nulla, lasciando Davon con lo spirito a pezzi, da solo assieme al ladruncolo.

Un ospite inatteso

Posted in Davon on maggio 9, 2008 by coubert

Trascorse una settimana, priva di incidenti e passata in assoluta tranquillità da Davon.
Lentamente si era ripreso, mostrando una straordinaria rapidità nella guarigione, tanto che dopo pochi giorni era già in piedi, malgrado non riuscisse a rimanervi a lungo.

Gli sforzi enormi sostenuti nello scontro con i maghi avevano debilitato enormemente il suo organismo, che nonostante la rapidissima ripresa necessitava ancora di un breve periodo di riposo.
Gyarix cercò di farsi raccontare gli avvenimenti di quella dura giornata, inveendo duramente contro il ladruncolo che aveva cercato di uccidere Davon, ma inevitabilmente i ricordi del ragazzo arrivavano solo fino a quando il primo attacco dei maghi lo aveva messo al tappeto.

Al di là di questo, non ricordava assolutamente niente. Era anzi rimasto sorpreso dal racconto sommario e incompleto riferitogli dal mercante. Avrebbe voluto parlare con Macchia, per farsi raccontare dettagliatamente quanto aveva visto della lotta, ma il ragazzo non si era più fatto vedere.

E probabilmente era stato un bene, visto che Gyarix rimuginava spesso sul suo ruolo nell’agguato, e non pareva propenso come Davon a ritenerlo estraneo ai fatti. Davon tentò pure di convincerlo spiegandogli lo scopo delle azioni di Macchia, ma invece di ottenere il risultato sperato riuscì solo a far adombrare ulteriormente l’amico.

Alla fine i due lasciarono la città, diretti ad est.
Partirono a piedi, come erano arrivati, poichè Gyarix aveva potuto trovare ben pochi soldi in città, e aveva preferito spenderli per abiti e cibo, piuttosto che per due cavalcature.

“Coma va il tuo braccio?”

Stavano camminando da diverse ore, in silenzio, ognuno immerso nei propri pensieri. A quelle parole Davon portò lo sguardo sul braccio coperto dalla manica della veste. Anche se era nascosto alla vista, lo poteva vedere con la mente.
Lo aveva fissato abbastanza a lungo da poterlo descrivere in ogni suo dettaglio, ormai.

La pelle era diventata dura come cuoio, di un nauseante colore rosso scuro. Almeno, le piaghe erano scomparse, e quello era già qualcosa. Magari un primo segnale di miglioramento.

“Non mi dà fastidio, se è questo che intendi. Ma è sempre rosso, e duro come cuoio.”

Gyarix annuì in silenzio, con un semplice movimento del capo. Ultimamente evitava di guardare a lungo Davon in volto, la vista del suo occhio giallo pareva metterlo profondamente a disagio.

“Gyarix…”
“Si? Dimmi.”
“Dove si trova l’eremita, di preciso?”
“Parecchio ad est. Prima del deserto c’è una catena di montagne altissime. Su una di queste montagne c’è una grotta segreta, al cui interno si trova l’eremita. Quando saremo vicini al confine chiederemo in giro, ma per ora è ancora molto presto.”
“Già, è piuttosto lontano ancora.”

Abbassò gli occhi sul terreno, calciando via distrattamente un sasso mentre camminava lungo la strada sterrata che stavano percorrendo.
Il confine col deserto si trovava a molti giorni di cavallo, andando a piedi ci sarebbe voluto tantissimo tempo. Sperava non fosse troppo, oltre che tanto… se la malattia che gli aveva colpito il braccio si fosse diffusa nel resto del corpo, che gli sarebbe successo? Sarebbe diventato tutto rosso e rigido, fino ad immobilizzarsi?

Cercò di non pensarci, mentre lottava per rimanere calmo. Gyarix notò il suo stato d’animo, e gli si avvicinò.

“Non temere, vedrai che andrà tutto bene.”
“Lo spero proprio…”
Il sole stava tramontando, quando i due si allontanarono dalla strada per passare la notte in una radura lì vicina. Davon si occupò di raccogliere legna per il fuoco, mentre Gyarix andava a riempire d’acqua le borraccie in un corso d’acqua non lontano.

Consumarono una cena leggera, rigorosamente in silenzio. Ormai era da parecchio tempo che quando stavano vicini, cadevano in un profondo ed imbarazzante silenzio. Davon aveva il sospetto che Gyarix avesse paura di lui, della sua malattia.
E come fargliene torto? Poteva benissimo essere una cosa contagiosa, e stargli vicino quindi poteva essere altamente rischioso.

Come sempre, si divisero i turni di guardia per la notte, non fidandosi a dormire tutti e due nello stesso tempo, con l’Ordine intento a cacciarli.
E durante il turno di Gyarix, mentre Davon dormiva, venne svegliato di soprassalto da un grido rabbioso. Balzò in piedi, guardandosi intorno allarmato.

Macchia, con la spada in mano ed il volto sfigurato dall’ira, si trovava davanti a Gyarix, il cui aspetto tranquillo risaltava per contrasto con quello dell’assalitore notturno. Tra le mani, il mercante teneva due lunghi coltelli, uno dei quali era macchiato di sangue.
Lo stesso sangue che colava dall’avambraccio sinistro del ladro.

“Ti ucciderò, cane… ti ucciderò!”

Arriva Gyarix

Posted in Davon on maggio 8, 2008 by coubert

“Davon!”

Gyarix si lanciò di corsa lungo la strada ancora deserta, estraendo un corto pugnale mentre si avvicinava al compagno di viaggio riverso a terra, e al ragazzo che gli stava appresso, inginocchiato al suo fianco.

“Che gli hai fatto?”

Il ragazzo, balzando improvvisamente in piedi, indietreggiò di qualche passo, tenendosi a distanza di sicurezza da quella lama.

“Niente! Sono stati i maghi…”

Nell’udire tali parole, il mercante si immobilizzò, guardandosi intorno con circospezione, pur non perdendo di vista nè il suo giovane protetto nè quel ragazzo sconosciuto.

“Maghi? Dove sono?”
“Non lo so… sono fuggito, e lui è rimasto a combattere.”

Indicò con un cenno del volto il ragazzo disteso a terra, privo di sensi.

“Volevo solo andarmene via, più lontano possibile. Ma poi ho sentito delle grida terribili, e poi più niente. Sono tornato a vedere cosa fosse successo, e…”
“E…? Avanti, parla!”

Il ragazzo si voltò, guardando il vicolo poco distante, nel quale maghi avevano combattuto.

“Lui era là, da solo. A terra, privo di sensi ma vivo. I due maghi invece erano scomparsi, ma tutto il vicolo è come bruciato…”

Gyarix si avvicinò ulteriormente a Davon, sporgendosi un poco per gettare un’occhiata nel vicolo. La sua espressione divenne di puro stupore mescolato a un po’ di timore.

“Dèi…”
“Già. Non sapevo che fare, così l’ho trascinato fuori da lì.”
“Hai fatto bene, hai fatto bene…”

Fissò il proprio sguardo su quello del ragazzo.

“Dì un po’, sei te quello che si era offerto di rintracciare chi aveva attaccato la sua stanza alla locanda?”
“Ehm… si.”
“Si potrebbe pensare che tu lo abbia condotto di proposito in una trappola, non credi?”

Il ragazzo lo scrutò con attenzione. Era sicuro di non averlo mai visto prima, ma quella voce gli suonava vagamente familiare, come se l’avesse già sentita prima d’allora. Si ripromise di pensarci più accuratamente in seguito, e si concentrò sulla propria difesa.

“Non avevo idea che ci fossero due maghi dell’Ordine!”
“Ah no? Strano, sai?”
“Cosa?”
“Conosco un poco dei metodi di quei maghi. E solitamente non usano il fuoco alchemico per uccidere qualcuno. Solitamente sono più esibizionisti, oppure più sottili. Il fuoco alchemico lo vedo più come un attacco rozzo, di qualcuno di qua magari.”

Il ragazzo cercò di rimanere impassibile, di fronte alla ferrea logica dell’uomo.

“Magari non sono stati i maghi ad attaccare la locanda. Può essere che fossero solo vestiti uguale, per caso.”
“Un caso proprio sfortunato, eh?”

I due rimasero in silenzio per diverso tempo.
Il ragazzo pensava che si, si era trattata proprio di sfortuna. Aveva parlato di due individui vestiti così prechè sapeva che in questa zona stavano due vecchi malati che avrebbero fatto da esche involontarie. Come avrebbe potuto pensare che altri maghi dell’Ordine fossero in città, vestiti così, con lo scopo di uccidere quel Davon?
Gyarix, dal canto tuo, si limitava a fissare il ragazzo con sguardo serio, e con l’espressione di chi sa cosa l’altro cerchi inutilmente di nascondere.

“D’accordo, volevo derubarlo. L’ho attirato in quel vicolo per rubargli i soldi, ma non potevo certo immaginare che ci fossero quei due maghi, vestiti proprio così!”
“Oh, un piccolo passo verso la verità… sarà tutta la verità, o mancherà ancora qualcosina?”
“Quei maghi volevano uccidere anche me, capito? Non lo avrebbero fatto se fossi stato loro complice! Chiedilo a lui, quando si sveglierà!”

A questa notizia, Gyarix inarcò un sopracciglio, sorpreso.

“Volevano ucciderti? E perchè mai?”

Il ragazzo dovette inventarsi una scusa rapidamente, non volendo rivelare a quell’uomo che in realtà aveva cercato pure lui di uccidere Davon.

“Hanno detto che gli ero d’intralcio. E che avendo provato a derubare un mago, dovevo pagarla.”

L’uomo parve riflettere su queste parole per qualche istante, prima di annuire lentamente.

“Si, in effetti è da loro.”
“Ora posso andarmene? Immagino che tanto ci penserà lei a Davon.”
“Certo, certo.”

Il ragazzo fece per allontanarsi, poi si voltò nuovamente.

“Come faccio ad essere sicuro che anche tui non sia un sicario mandato ad ucciderlo?”

A quelle parole, il mercante sorrise, facendo roteare il coltello tra le dita.

“Beh, se avessi voluto ucciderlo lo avrei già fatto, non trovi? E avrei ucciso anche te, che hai provato a derubarlo e che mi sei d’intralcio.”
“Giusto.”

Gyarix si chinò su Davon, issandoselo su di una spalla per portarlo prima possibile in camera, dove avrebbe potuto curarlo, ma avvertì ancora su di sè lo sguardo del ladruncolo.

“Se provi a derubarmi ti mozzo la mano.”
“Eh? No… è solo che… per caso sei già stato in città?”

Gyarix studiò attentamente il volto di quel ragazzo.

“Si, qualche volta. Sono un mercante.”
“Ah, allora sarà per quello che mi sembra di averti già visto da qualche parte.”
“Già.”

I due si incamminarono in direzioni opposte. Prima che la distanza divenisse troppa, Gyarix si fermò e si voltò in direzione del ragazzo.

“Come ti chiami, ragazzo?”
“Macchia.”

Secondo round

Posted in Davon on maggio 7, 2008 by coubert

I due maghi dell’Ordine avanzarono lentamente verso il giovane ladruncolo, scavalcando con fare sdegnoso il corpo riverso a terra di Davon.
Il ragazzo, che ancora stringeva convulsamente tra le mani la spada, aveva ormai smesso di tremare. Stava per morire, certo, questo era chiaro. Ma non aveva paura, non più.
Sapeva che sarebbe successo, fin da quando aveva cominciato a pensare di vendicare i suoi amici uccisi da quel mago.

“Non mi fate paura!”
“Dalla tua espressione non si direbbe mica…”

Si sforzò di rimanere saldo, ed attese che i due, spavaldi, gli si avvicinassero ulteriormente. Quindi si lanciò contro di loro, sollevando goffamente l’arma. Un patetico tentativo di dare un senso alla propria morte, magari riuscendo a ferire o a uccidere con quell’unico colpo uno dei suoi avversari.

Ridendo, i due sollevarono le mani erigendo tra loro e il ragazzo un muro invisibile che gl iimpedì di avanzare. Poi, con un altra torsione del polso, uno di loro scaraventò il ragazzo nuovamente contro il muro, facendogli perdere la presa sulla spada.

“Non sei molto capace negli attacchi, vero? Vediamo come te la cavi a scappare…”

Puntatogli contro un braccio, l’uomo scagliò un raggio rossastro contro il ragazzo. Raggio che però, a pochi millimetri dal suo corpo, si infranse contro una barriera invisibile e si dissolse.

“Toh, una barriera magica… deve averla eretta Davon prima di attaccarci.”
“Si, ma non dovrebbe essere ancora attiva.”
“Voi dite?”

I due trasalirono, e si voltarono all’unisono. Dietro di loro, in piedi ed apparentemente illeso, stava Davon.
Solo i suoi vestiti, un po’ bruciacchiati, recavano traccia del terribile colpo subito poco prima. Quelli e il braccio sinistro, con il quale aveva assorbito il grosso dell’attacco.
Il braccio era adesso colorato di uno strano rosso scuro, e ricoperto di piaghe.

“Microbo, te fila via. Adesso inizia il divertimento, e se resti nelle vicinanze morirai. Non che mi importi qualcosa, ma poi dovrei sopportare tutte quelle lamentele e piagnistei… vattene!”

La sua voce era strana, molto più roca di prima. Il ladruncolo lo fissò allibito, quindi ubbidì prontamente al suo comando e scattò verso di lui, intenzionato a superarlo per uscire dal vicolo.

“Non così in fretta…”

Uno dei due maghi provò ad afferrarlo, ma lui si divincolò passando sotto la sua mano protesa. L’altro decise di andarci giù pesante, e gli scagliò contro un altro raggio rossastro, anche questo però si dissolse sulla barriera eretta da Davon.
Questi non attese nemmeno che il ragazzo fosse scomparso oltre l’imbocco del vicolo, per avvicinarsi ai due maghi.

“E ora a noi. Per quel che può contare, sono innocente. Ma dubito accetterete la mia parola e ve ne andrete…”
“Esatto. Ma anche se fosse vero, non ci importerebbe. I nostri ordini sono di catturarti e riportarti indietro. Vivo, se possibile. Altrimenti nessuno piangerà troppo la tua morte anticipata di qualche giorno. Scegli te, tanto ormai sei finito.”
“Oh, davvero?”

A queste parole Davon scoppiò in una fragorosa risata, che ottenne di irritare tremendamente i due sicari.

“Presuntuoso! Pensi forse di essere all’altezza di noi due?”
“Alla vostra altezza? Spererei bene di esservi superiore, siete solo dei miserabili servitori. E’ vero che ho solo cominciato ad accumulare potere, e che mi sarebbe servito altro tempo… se mi aveste trovato prima, forse vi sareste potuti salvare. Ma ormai sono abbastanza potente da potermi divertire con voi.”

Solo ora i due maghi notarono che l’occhio sinistro di Davon era diventato giallo, e non erano in grado di ricordare se lo fosse anche prima, o se fosse una cosa più recente.
Comunque fosse, la cosa non li riguardava. Muovendosi con perfetto sincornismo, cominciarono a lanciare a raffica un’infinità di sfere infuocate, tutte dirette contro Davon.

Ridendo, Davon allungò il braccio sinsitro verso la prima sfera, aprendo la mano ad accoglierla.
La sfera impattò contro la mano, e lentamente si spense.
Quindi cominciò a muovere il braccio da destra a sinistra, come se stesse scacciando delle fastidiose mosche. Con quei movimenti oscillatori colpì tutte le sfere lancitegli contro, e le deviò contro i muri fatiscenti delle abitazioni che si affacciavano sul vicolo.
Abitazioni abbandonate da tempo, fortunatamente, ed in pietra.

I sicari, ora visibilmente impauriti, indietreggiarono lievemente.

“Tutto qua ciò che sapete fare? Ora vi mostrerò io cosa è il vero potere…”

Il ladruncolo stava respirando affannosamente, a diverse centinaia di metri dal vicolo.

La strada era ormai deserta, quando lo scontro era cominciato tutta la gente nei dintorni si era prudentemente dileguata, essendo ancora vivo nelle loro menti il ricordo delle azioni compiute dall’ultimo mago che aveva utilizzato la magia nella loro città.
Dal vicolo vide provenire baglliori e luci intense, sentì frastuoni ed esplosioni… finchè ogni rumore non fu sovrastato da grida terrorizzate.
Le grida erano spaventose, ma fu ancora più spaventoso il silenzio di tomba che seguì. Un silenzio assoluto, totale.

Tremante, si alzò in piedi, incerto sul da farsi. Doveva fuggire, lo sapeva bene… se i due sicari avevano vinto lo scontro, lo avrebbero cercato per ucciderlo.
Se invece però avesse vinto il giovane mago… beh, anche lui avrebbe potuto volerlo uccidere. Ma gli aveva salvato la vita, non poteva dimenticarlo. Aveva rischiato in prima persona per proteggerlo.

Dandosi dell’idiota e maledicendo la propria curiosità, cominciò a muoversi verso il vicolo senza produrre alcun suono.

I sicari

Posted in Davon on maggio 6, 2008 by coubert

Nel sentirsi chiamare per nome, Davon si voltò immediatamente verso le due figure, che adesso stavano avanzando verso di lui. Distratto dal loro movimento, allentò la presa sulla spada e il ragazzo si divincolò, allontanandosi da lui di qualche passo.

“Fuggiasco?”

Ora cominciava seriamente ad avere paura. Un conto era affrontare un ragazzo armato di spada, ma tre avversari cominciavano ad essere troppi. Avrebbe voluto avere Gyarix al suo fianco, lui di sicuro avrebbe saputo cosa fare. E lo avevano chiamato fuggiasco…

“Fuggiasco, esatto. Sappiamo chi sei, e a dirla tutta te sei una delle cose che ci interessano. La principale, oserei dire.”
“Siete stati mandati dall’Ordine.”

La sua non era una domanda, ma un’affermazione che trovò una muta conferma negli sguardi impassibili e spavaldi dei due uomini che aveva erroneamente scambiato per i vecchi di poco prima.

“Un’altra cosa interessante che abbiamo trovato, però, è questo ragazzino. Non possiamo certo permettere che dei marmocchi presuntuosi comincino a fomentare dei pensieri di rivolta contro di noi, ti pare? Non che abbia alcuna possibilità di ferire un mago, ma intaccherebbe la nostra reputazione lasciarlo libero di andare in giro ad insultarci.”

Il ragazzo fece un mezzo passo indietro, spostando lo sguardo tra i due intrusi e Davon.

“Siete… siete dei maghi?”
“E’ un ragazzino intelligente, eh? Vediamo se indovini anche cosa ti sta per accadere?”

Rimase in silenzio, osservando quella gente con uno sguardo adesso impaurito. Un conto era portare un mago in trappola, prenderlo alle spalle e ucciderlo. Cosa nella quale, comunque, aveva fallito. Affrontare più maghi, apertamente, era un suicidio.
Quando tempo addietro il mago girava per la città per eliminare i ladri, in diversi lo avevano affrontato. E nessuno di loro era sopravvissuto a tale azione.

“Diventerai un esempio per tutta la città. Gli mostreremo che non si deve scherzare con noi, nè tantomeno qualcuno deve pensare di poterci cacciare.”
“Lasciatelo stare, è me che volete… no?”

Davon si sorprese di sè stesso, quando si ritrovò ad interporsi tra i sicari e il ladruncolo che pochi istanti prima lo voleva uccidere. Lo stesso ladruncolo rimase sbalordito da quel gesto, mentre i sicari scoppiarono a ridere sguaiatamente.

“A questo punto vogliamo tutti e due. E non provare a fare l’eroe, ragazzo. Non sei in grado neppure di proteggerti, come pensi di aiutare quel rifiuto?”
“Vedrete…”

Poi, abbassando la voce, ma tenendo sempre gli occhi puntati sui due sicari, mormorò

“Appena se ne presenta l’occasione, scappa. Non hai alcuna speranza di sopravvivere contro un mago, capito? Abbandona il desiderio di vendetta, e accontentati di essere vivo!”

Senza preavviso, poi, cominciò a formulare un incantesimo agitando freneticamente le dita. L’aria ondeggiò, come se la realtà venisse modificata, mentre un colpo di pura forza mentale veniva scagliato contro i maghi.
Questi però avevano preso le loro contromisure appena Davon aveva aperto bocca, e il suo colpo si infranse innocuo sugli scudi invisibili innalzati dai sicari.

“Tutto qui quello che sai fare? Sei uno scarto, un insulto al concetto stesso di magia.”
“Allora perchè mi avete condannato a morte?”
“Perchè? Ma è ovvio. Hai ucciso un servitore, sei fuggito dalla Fortezza, hai attaccato i centauri… sei il peggiore criminale della storia della Fortezza, e sarai punito in maniere che nemmeno immagini. Nemmeno la morte ti salverà da un destino di sofferenze eterne e di torture infinite.”
“Ma che dite? E’ stato lui a cercare di uccid”

Si dovette interrompere di colpo. I due stavano cominciando a formulare degli incantesimi, contemporaneamente.

“Maledizione…”

Si ritrovò così ad evocare una difesa mistica in tutta fretta, sperando che riusucisse a reggere all’urto combinato delle due magie, e cominciò a indietreggiare verso il fondo del vicolo, tirandosi dietro il ladro, ormai paralizzato dal terrore.

“Non aver paura, in qualche modo ne usciremo…”

Le parole, pronunciate nel tentativo di rincuorare il ragazzo, suonavano false alle sue stesse orecchie. E quando con un boato la sua difesa venne disintegrata, capì di essere ormai giunto alla fine.

“Senti.. scusami per prima. Pensavo fossi come loro.”

Sorrise nel sentire le scuse di chi poco prima lo voleva uccidere.

“Non preoccuparti, tanto prima o poi mi avrebbero trovato. Mi spiace di averti tirato in mezzo.”
“Colpa mia. E comunque non si può vivere per sempre, no?”

A quelle parole, Davon si sentì colmare il cuore di rabbia. Dunque doveva rassegnarsi a morire, come quel ladruncolo pareva aver fatto?
No, non si sarebbe mai piegato in questo modo a quei sicari.

Gridando, evocò una spada lucente nella mano destra e partì all’attacco contro i sicari, che lo fissarono stupiti per un istante prima di lanciargli contro due sfere di fuoco.
Con la mano sinistra cominciò a tracciare i segni che gli avrebbero garantito la protezione da quell’attacco, ma proprio in quel momento il braccio fu percorso da una nuova fitta, e le dita gli si irrigidirono per qualche istante.

Gridò dal dolore, questa volta, e cadde in ginocchio mentre la spada magica scompariva. Nel giro di qualche istante le sue grida furono sostituite da grida di dolore, nel momento in cui le sfere lo raggiunsero.
Cercò di proteggersi ponendo a difesa di sè quel braccio sinistro malato, che lo aveva appena condannato per l’ennesima volta. L’ennesima e l’ultima, probabilmente.

Il contatto delle sfere con il braccio gli fece raggiungere vette inimmaginate di dolore, e lo shock fu tale che le tenebre lo inghiottirono mentre il corpo cadeva inerte al suolo, ormai privo di conoscenza. Dietro di lui, il ladro lo fissava sconcertato, il volto pallido come quello di un fantasma.
Non aveva mai visto un mago in azione prima di allora, e la loro potenza lo aveva lasciato senza fiato.

Come aveva potuto anche solo pensare di sconfiggerli? Di uccidere tutti i maghi dell’Ordine per vendicare i suoi morti?

Era stato un folle, e adesso avrebbe dovuto pagare con la vita. Chinò il capo, tremando un poco, mentre i due maghi si muvoevano avvicinandosi lentamente a lui.

Scontro

Posted in Davon on maggio 5, 2008 by coubert

Davon rimase immobile, con la lama della spada premuta contro il suo collo. Goccie di sudore gli imperlavano il volto, mentre quasi non vedeva nemmeno andarsene i due incappucciati che aveva seguito come uno sciocco fino a quel vicolo.

“Se mi vuoi derubare caschi male, non ho un soldo.”
“Certo, come no… perchè voi maghi girate senza soldi.”
“Non so cosa facciano gli altri maghi, ma io non ho un soldo. Puoi controllare, se vuoi. Però se torniamo alla locanda, il mio amico ti”

Si interruppe di colpo, la lama si era avvicinata al collo, facendo pressione.

“Non mi interessano i tuoi sporchi soldi.”
“E allora cosa vuoi?”
“Ucciderti.”

Davon socchiusue gli occhi, cercando di rimanere calmo mentre il suo cuore cominciava a fattere all’impazzata.

“Sei uno di loro allora… perchè non mi hai ucciso subito?”
“Prima dovevo dirti il motivo della tua morte. Morirai per”
“Non mi interessa! Io non voglio morire per i vostri stupidi giochi di potere, lasciatemi in pace”

Mentre gridava, le dita delle mani danzavano in aria a tessere invisibili simboli, e una volta che il suo grido si spense chiuse gli occhi gridando una sola parola.

“Lyuss woum!”

Una luce accecante permeò il vicolo, ed il mago sentì le grida del suo assalitore. Il lampo durò pochi istanti, ma al sicario sarebbe occorso diverso tempo per tornare nuovamente ad usufruire della vista. Tempo che non intendeva concedergli.

“Sciocco presuntuoso, mi hai lasciato le mani libere! Per essere cacciato e temuto dall’Ordine, mi aspettavo dei sicari migliori.”

Il ragazzo era ancora davanti a lui, e reggeva nella destra la spada mentre con la sinistra si sfregava vigorosamente gli occhi.

“Inutile, la vista ti tornerà solo tra qualche minuto. Se ti lascio vivere tanto.”

Davon rimase sorpreso dalle sue stesse parole, non aveva certo intenzione di ucciderlo. Voleva solo fuggire lontano, dove la Fortezza non lo avesse potuto raggiungere. Solo che non sapeva se un posto simile esistesse o meno.
Inaspettatamente, il ragazzo si lanciò ad occhi chiusi contro di lui, brandendo la spada. Con un saltello all’indietro il mago evitò di un pelo il fendente, e fissò con stupore il suo avversario.

“Non temere, ti ucciderò anche a occhi chiusi. Ho giurato, e ora devo far riposare in pace i morti.”
“I morti? Se intendi i centauri, è stato un incidente. Il mio braccio”
“Non mi importa niente dei tuoi centauri!”

Un altro fendente, anche questo diretto con precisione mortale verso di lui, anche questo evitato di un soffio.

“E se non è per i centauri, che morti devi far riposare?”
“La mia famiglia! Li avete uccisi, e io vi ucciderò tutti!”

A queste parole Davon si bloccò scioccato, e venne colto di sorpresa quando la lama che aveva appena evitato mutò d’un tratto direzione. Era una finta, e lui ci aveva abboccato in pieno.
Il colpo lo raggiunse sul braccio sinistro, che cominciò a sanguinare copiosamente.

“Ma di cosa parli?”

si ritrovò a gridare, cercando di non pensare alla ferita che aveva subito al braccio. Non era certo abituato ad essere ferito, l’educazione che aveva ricevuto alla Fortezza era più mentale che fisica, e non aveva mai avuto seriamente l’opportunità di ferirsi.

“Voi maghi dell’Ordine… accettate qualunque lavoro per soldi, anche di sterminare tutte le persone che non vanno a genio alla nobiltà!”
“Ma…”

Un’idea attraversò la mente di Davon. Senza rispondere al ragazzo, cercò di muoversi nella maniera più silenziosa possibile. Il suo assalitore rimase immobile, come in attesa.

“Siete solo dei vigliacchi!”

Non raccolse le sue provocazioni, e gli si portò lentamente di fianco per poi serrare le dita della mano destra intorno alla mano armata di lui.

“Ecco come facevi a colpirmi… sfruttavi il suono della mia voce per avere un punto di riferimento, ingegnoso!”
“Lasciami!”
“Per farmi uccidere? Non penso proprio. Ma non voglio nemmeno farti del male, specie ora che mi hai detto di non essere un assassino della Fortezza. Perchè non possiamo semplicemente andarcene?”
“No! Ucciderò tutti i maghi dell’Ordine!”
“E l’Ordine mi dà la caccia per uccidermi. Se mi attacchi gli fai un favore.”

Sul volto ancora cieco del ragazzo comparve un’espressione confusa.

“Ti caccia?”
“Esatto. Sto scappando dalla Fortezza, e quando mi hai attaccato ho pensato ti avessero mandato loro.”
“Ma…”

Due figure comparvero ai margini del campo visivo di Davon, che gli gettò una rapida occhiata. Erano due figure incappucciate, vestite di nero.

“Andatevene, vecchi. Non c’è niente che vi riguardi qui.”
“Vecchi? Ah, l’insolenza della gioventù. E comunque ci sono parecchie cose qui che ci interessano, fuggiasco.”

Gli assalitori.

Posted in Davon on maggio 4, 2008 by coubert

“Vi aiuterò io, li ho visti allontanarsi.”

Davon si voltò verso la direzione dalla quale sembrava provenire la voce, e vide un ragazzino farsi strada tra la folla. Indossava abiti vecchi e abbastanza sporchi, doveva vivere per strada e in condizioni non certo ottimali.
Esile di statura, con i capelli tagliati corti e lo sguardo attento, fece un po’ pena al giovane mago.

“Li hai visti?”
“Si. Erano in due, e subito dopo aver lanciato l’ampolla se ne sono andati. Io ero in quel vicolo e li ho visti…”

Con il braccio indicò una direzione oltre la muraglia di gente che si stava riunendo per assistere allo spettacolo inatteso, oltre che alla disperazione del proprietario della locanda.
Fu la sua disperazione a convincere Davon a correre il rischio di addentrarsi nella città per catturare i suoi assalitori, così da potergli far pagare i danni provocati.

“Bene, andiamo allora.”

Fece per incamminarsi, ma il ragazzino rimase fermo, osservandolo con un volto privo di espressione.

“Beh?”

Senza proferire parola, il ragazzo tese il braccio verso Davon, protendendo in avanti la mano aperta con il palmo rivolto verso l’alto.

“Ah, certo…”

Da un sacchettino che portava sul petto, legato a una catenella che gli circondava il collo, Davon estrasse una moneta porgendola alla sua guida.

“Ora possiamo andare?”
“Certo!”

Con una rapidità incredibile, il ragazzino fece scomparire la moneta in una qualche tasca invisibile e partì a passo spedito, seguito dal mago.

“Ecco, hanno preso questa direzione… non ci sono molte altre strade, in questa zona, e conosco tutti gli abitanti del luogo. Non si sono fermati qui. Continuiamo finchè non li vedo, poi me ne andrò. Non voglio cacciarmi nei guai.”
“Ovviamente. Mi basta che tu riesca davvero a trovarli.”

Procedettero in silenzio per qualche centinaio di metri. Ogni tanto la giovane guida si guardava intorno alla ricerca di qualcosa, e scorreva con lo sguardo abitazioni e volti, poi scuoteva la testa e continuava nel suo incedere. Davon invece osservava con molta più partecipazione quel quartiere, che pareva trasudare povertà e trascuratezza da ogni pietra, da ogni finestra, da ogni abitante.

A volte, poi, il ragazzo faceva segno a Davon di aspettarlo, e andava a confabulare con qualche passante, per poi tornare soddisfatto dal mago.

“Per di qua, li hanno visti passare.”

Col passare del tempo, Davon sentiva crescere una strana inquietudine dentro di sè. Non si stava mica cacciando in una trappola?
Si voltò ad osservare la guida, che gli rivolse un rapido sorriso prima di tornare a concentrarsi sulla strada, quasi stesse fiutando delle traccie.

“Prima qualcuno diceva che sei un mago dell’Ordine… è vero?”

La domanda, fatta con noncuranza dal ragazzo mentre imboccava la strada di destra ad un bivio, dopo aver parlato con una vecchietta che riposava sull’uscio della propria abitazione, colse Davon alla sprovvista.
Ricordava bene le raccomandazioni di Gyarix al riguardo, ma la situazione gli sembrava abbastanza straordinaria, dopo l’attacco subito. Qualcuno doveva aver saputo di loro, ma chi?

Dei maghi dell’Ordine li avrebbero attaccati direttamente, quindi erano da escludere. Forse qualcuno che ce l’aveva con Gyarix? Comunque sia, lui di certo non aveva nemici in quella città, non ci era mai stato prima di allora. Ribadire la propria appartenenza all’Ordine poteva fungere da avvertimento nel caso qualcuno li stesse seguendo con intenzioni non molto amichevoli.
O nel caso il ragazzo avesse intenzione di giocargli un brutto tiro.

“Si, è vero.”

Fissò il volto del ragazzo in cerca di eventuali mutamenti della sua espressione, a quell’annuncio, ma il volto di lui rimase impassibile.

“Sai, tempo fa ho conosciuto un mago.”
“Davvero? Interessante… ma pensiamo a trovare i due che mi hanno attaccato, va bene?”

Il ragazzo non rispose, e continuò a chiedere informazioni e a guidare il mago in quella specie di caccia.

“Quel mago era stato assoldato dalle guardie per dare una ripulita al luogo, eliminando i ladri e gli assassini. Solo che ladri e assassini lo hanno pagato di più, ed è tornato a casa.”
“Bene.”

Davon ascoltava distrattamente il racconto del ragazzo, poco interessato alla presenza in passato di altri maghi dell’Ordine. L’importante era catturare chi aveva cercato di ucciderlo, ed evitare di incontrare altri maghi.

“Eccoli!”

L’esclamazione del ragazzo fece quasi sobbalzare Davon. In fondo alla strada c’erano due persone vestite di nero, con i cappucci calati sulle teste.

“Sono vestiti come quelli che hanno rotto la tua finestra, e tutti lungo la strada hanno visto passare solo loro, con quegli abiti.”

Davon cominciò a correre verso i due, che stavano in quel momento entrando in un vicolo.

“Ehi voi! Fermatevi!”

Svoltò nel vicolo dietro ai due incappucciati, che finalmente si voltarono. Nel vedere i loro volti, Davon rabbrividì.
Erano vecchi e rugosi, con la pelle coperta da macchie rosse e piaghe.

“Che volete?”

Uno dei due incappucciati gli si rivolse con un tono duro ed aspro, fissandolo con degli occhi che trasudavano malvagità.

“Perchè mi avete attaccato?”
“Che avremmo fatto?”
“Avete lanciato del fuoco alchemico nella mia stanza, non negatelo!”

I due vecchi cominciarono a ridere, quindi uno di loro si arrotolò le maniche della lunga veste mostrando un braccio ridotto alle pure ossa, e anch’esso coperto di piaghe e di macchie.

“Secondo te potremmo lanciare qualsiasi cosa, stolto?”
“Ma che…”

Sentì il tocco di una lama fredda che gli si appoggiava sul collo, passandogli da dietro le spalle. Trattene istintivamente il fiato, per evitare di essere tagliato da quella spada.

“Sono solo dei poveri malati, non lo vedi? Stupido di un mago… Voi andatevene, ora”

Riconobbe la voce, benchè adesso avesse un tono diverso da quella sentita prima, e fosse carica di odio.
Era la voce del ragazzino che lo aveva guidato fino a lì.