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Il dominio

Posted in Cryton on maggio 29, 2008 by coubert

La vampira si guardò intorno per qualche istante, con un’espressione compiuciata in volto.

“Il piano è andato oltre ogni più rosea aspettativa… ora la parte finale. Regis!”

Salendo le scale di corsa, il negromante raggiunse la sua Signora, chinando il capo al suo cospetto per qualche secondo. Quindi si risollevò, e alzò le mani al cielo prontamente imitato da lei.
Un tuono accolse il loro gesto, ad assistere al quale oramai non era rimasto più nessuno, essendo fuggite tutte le persone che si erano radunate nella piazza certe di assistere all’esecuzione dell’immortale.

All’unisono, la voce roca del mago e quella musicale e cristallina della vampira cominciarono a intonare una litania incredibilmente melodica, colma di un che di perverso che fece venire la pelle d’oca al cavaliere, che era rimasto immobile, diversi passi dietro alla vampira.

Un crepito di energia partì da un punto indefinito sopra le loro teste, espandendosi istantaneamente in ogni direzione. Una vaghissima luminescenza balenò per qualche istante sopra la città, prima di dissiparsi con la stessa rapidità con la quale si era generata.

Visibilmente soddisfatti, i due lasciarono ricadere ai rispettivi fianchi le braccia. La vampira scrutò il cielo, quindi portò gli occhi viola sul volto del negromante.

“Ha funzionato?”
“Certamente. Adesso l’intera città è racchiusa in uno scudo di tenebra, invalicabile se non a chi alla tenebra è consacrato. Gli abitanti sono rinchiusi al suo interno, mentre noi potremo uscire a nostro piacimento.”
“Perfetto.”

Si voltò quindi verso il cavaliere, che impassibile era rimasto in attesa.

“Veryc, andiamo a prendere possesso del palazzo?”
“Mia Signora, se posso permettermi siete ancora debole. Il vostro rischioso piano è riuscito, ma per attirare tutte le maggiori cariche del ducato nella piazza, alla mercè mia e di Regis, vi siete lasciata catturare e torturare… dovreste rimettervi un poco in forze.”

Lei osservò con attenzione il volto dell’uomo, che pareva fin troppo fiero di sè.

“Che hai mente?”
“Tanto, prima di fare qualunque cosa, dovrei recuperare dalle stalle Folgore Nera. Ho prenotato tre stanze alla migliore locanda, così potremo ristorarci e riposarci. Nessuno tanto potrà scappare. E lì vi attende una sorpresa.”

Sospirando, la vampira chinò lievemente il capo in segno di assenso.

“Sia. Fateci strada, Cavaliere.”

I tre scesero lentamente nella strada ormai deserta, avvolti dall’innaturale oscurtà che oramai permeava il cielo, almeno dal loro punto di osservazione.
Veryc guidò la vampira lungo le strade della città, che lei mai prima di allora aveva visitato, mentre Regis chiudeva il gruppo, pronto a reagire ad eventuali attacchi suicidi di qualche folle ansioso di anticipare la propria fine.

Nessuno comunque osò interrompere il loro tragitto, nessuno anzi si palesò affetto ai loro occhi.
Arrivati ad una locanda, Veryc strinse le labbra emettendo un sibilo acuto a cui, dopo pochi istanti, rispose un nitrito dall’interno delle stalle.

“Bene, Folgore Nera è ancora qui. Venite, entriamo.”

Portatosi alla porta, bussò con violenza allo stipite, insistendo fino a quando una voce, tremante, non provenne dall’interno.

“Chi… chi è?”
“Ho pagato per tre stanze, non molto tempo fa. Quindi immagino di avere il diritto di entrare, no?”
“Ah… siete voi! Il cavaliere dell’Ordine Sacro! Sia lode agli Dèi!”

Dei passi indicarono l’avvicinarsi affannato di qualcuno alla porta, che ben presto si aprì mostrando un uomo grassoccio, sulla cinquantina, che sorrise incerto a Veryc. Il suo sguardo passò poi sulla vampira e su Regis, e li fissò perplesso.

“Possiamo entrare o no?”
“Eh? Certo, entrate… ma fate presto, girano strane voci su questo cielo nero… dicono che ci siano stati dei problemi all’esecuzione. Voi eravate là, vero?”
“Si, ero presente. E le assicuro che non ci sono stati problemi di sorta, tutto è andato alla perfezione.”
“E questo cielo?”

Veryc sorrise sinistramente.

“Un dono per Dama Gaerlen da parte del mio fidato amico Regis.”

L’uomo li scrutò perplesso, ma prima che potesse avanzare altre richieste il cavaliere lo anticipò.

“Ditemi, era vostro figlio il ragazzo che prima ho trovato nella stalla?”
“Eh? Si, certo.”
“Potreste chiamarmelo qui un attimo?”
“Certamente, ma perchè?”
“Me lo chiami subito.”

Il tono secco del cavaliere fece rompere gli indugi al locandiere, che si voltò verso le altre stanze.

“Willem! Vieni subito qui!”

Dei rumori annunciarono che il ragazzo, ubbidiente, al comando del padre stava correndo da loro. Arrivò con un’aria pallida, mortalmente spaventato dalla situazione, ma rassicurato dal trovarsi di fronte il Cavaliere.

“Cavaliere!”

Ignorandolo, il cavaliere si voltò verso Gaerlen.

“Che ne dite?”

La vampira sospirò, mentre puntava i suoi profondi occhi viola in quelli del ragazzo, obbligandolo mentalmente a muoversi verso di lei.

“Siete sempre così gentile nei miei confronti… prima o poi finirò col dimenticarmi che in origine eravate venuto ad uccidermi.”
“Le cose sono andate abbastanza diversamente, quella volta.”

Il locandiere, all’udire tali parole, cominciò a sudare.

“Che sono questi discorsi?”
“Niente che vi riguardi.”

Regis fissò con malcelato disprezzo l’uomo, che divenne rosso in volto. Intanto Willem aveva raggiunto la vampira, che lo carezzò in capo passandogli le lunghe ed affusolate daita tra i capelli, spettinandolo e giocherellando con un ciuffo. Il ragazzo, nel frattempo, le stava di fronte immobile, senza alcuna espressione in volto.

“Si, mi piace…”

Le carezze scesero sul volto, dove le lunghe unghie della donna tracciarono piccoli solchi che lentamente si arrossarono.
La vampira sospitò, scendendo con le mani sul petto del ragazzo e chinando il volto verso quello di lui.

“Ehi! Che state facendo? Willem, vieni qui!”

Il ragazzo ignorò ovviamente l’ordine preoccupato del padre, che provò ad avanzare ma venne raggiunto ed immobilizzato dalla ferrea presa di Veryc.

“Cavaliere…!”
“Basta. Da molto tempo ormai non sono un cavaliere dell’Ordine Sacro, da quando ho rinnegato gli Dèi per donare il mio cuore e la mia anima alla Dama dell’Oscurità. Quindi non appellatemi più in quella maniera, o vi ucciderò.”

In quella, la vampira cominciò a leccare le scie rossastre di sangue che si erano create sul volto di Willem. E con lentezza esasperata, scese con la lingua fno a leccare il collo. Quindi sollevò gli occhi verso il padre del ragazzo, che con orrore li vide divenire rossi, e aperta la bocca affondò nelle morbide carni del collo di Willem i canini affilati.

“Noooo! Willem! Lasciatemi andare, Cavaliere….”

Un secco movimento delle braccia muscolose di Veryc basto a rompere le ossa del collo del locandiere, che privo di vita si accasciò al suolo.

“Lo avevo avvisato…”

Regis ridacchiò, e raggiunse Veryc. I due rimasero in silenzio ad osservare il volto stravolto dal piacere della loro Dama, intenta a prosciugare la vita dal corpo di quell’innocente ragazzino offertole dal cavaliere decaduto.

Quando finalmente il macabro rito ebbe termine, la vampira si staccò dal ragazzo, passandosi la lingua sulle labbra per ripulirle.

“Regis, te partirai subito. Ti voglio alla capitale del regno di Grybun, pare che ci siano diversi tomi che ci saranno utili in quella biblioteca. Inoltre è un regno florido… conquistamelo.”
“Sarà fatto, mia signora. Datemi un paio di anni, e vi conquisterò il regno. Ho già preso contatti, prevedendo tale vostro desiderio, e a breve diverrò consigliere del re. Appena avrò abbastanza potere politico, passerò all’azione.”
“Si, ma attento. Non voglio una conquista temporanea… il regno sarà mio per sempre. Quindi trova il modo di divenirne il re legitttimo.”
“Il re legittimo? Potrei…”
“Si?”
“Ci sarebbe la figlia del re. Ma è una bambina.”
“Allora aspetterai che diventi grande, la sposerai e sarai re. E a quel punto annetterai il regno a questa città.”
“Come desiderate. Ma questo mi terrà lontano per più di dieci anni…”
“Sopravviverò. Ora và, non perdiamo tempo. Noi invece andremo ad impadronirci del palazzo reale… dopo questo gustoso antipasto, sono pronta per assaporare la famiglia reale.”

Uno dopo l’altro, i tre uscirono nell’oscurità, sghignazzando sinistramente.

Il cavaliere

Posted in Cryton on maggio 28, 2008 by coubert

La rapidità con la quale la giornata di sole si era tramutata in una notte priva di stelle aveva colto tutti quanti alla sprovvista. Dopo qualche istante di iniziale sbigottimento, dalla folla cominciarono ad alzarsi grida di panico per quel prodigio che non appariva affatto come un segno di benevolenza divino, o un appoggio degli Dèi al loro operato.

“State tranquilli!”

La voce tonante del sacerdote massimo non riuscì a superare in volume il frastuono prodotto dalla folla, e sconsolato cessò di occuparsi di loro per rivolgere la sua attenzione al cielo.

“Questa è sicuramente una magia… ma lei di sicuro non è nelle condizioni di fare niente.”

disse indicando con un secco gesto del capo la vampira.

“Ma non dubito che sia lei la causa di tutto ciò. Qualcuno sta cercando di liberarla… non gliene daremo la possibilità!”

Un sacerdote avanza, brandendo un lungo pugnale ricurvo, ma un raggio violaceo proveniente dal fondo delle scale lo colpisce in pieno petto, sbalzandolo all’interno del tempio.
Un uomo, un mercante a giudicare dall’aspetto, comincia a salire la scalinata. Alle sue spalle, qualche cavaliere gli urla contro e, sguainate le spade, gli si scaglia addosso. Un’invisibile barriera però protegge il corpo dell’uomo, che con aria seccata mormora qualcosa ad uno dei cavalieri, che prende fuoco all’istante, e comincia a correre in mezzo alla folla alla disperata ricerca di acqua per placare le fiamme e il dolore, disperdendo così la folla, ormai terrorizzata.

Immediatamente, i ventotto sacerdoti rimasti indietro cominciarono a pregare, e una barriera trasparente si formò attorno al tempio, tagliando il negromante fuori dalla zona con i sacerdoti e la vampira.

“E ora finiamola con questa assurdità!”

Con un’espressione decisa in volto, il vecchio sacerdote estrasse dalla propria tunica un corto pugnale, e si portò dietro l’indifesa vampira.

“Muori, abonim”

Le parole gli morirono in gola, ed abbassò lo sguardo, stupito, a fissare la punta della spada che, trapassandogli la schiena, gli usciva dal petto. Barcollando, si voltò a fissare lo sguardo impassibile del cavaliere, che nel frattempo stava estraendo la spada dal suo corpo.

“Pe.. perchè? Voi…”
“Il cavaliere Rodick purtroppo non è potuto venire oggi, avendo incontrato accidentalmente la morte lungo la strada. Un tempo ero un suo compagno, così ho pensato di farne le veci… e ora scusami vecchio, ma ho un massacro da compiere.”

Si allontana da lui mentre il suo corpo si accascia al suolo, tossendo sangue. Nelle sue mani, la spada dalla lama nera pulsa di una vaga luminescenza, sembra quasi fremere.

“Famelica sente l’odore della morte, adora banchettare con i sacerdoti… tranquilla, piccola mia. Ora avrai di che divertirti…”

A passi lenti, si diresse verso i sacerdoti, intrappolati assieme a lui all’interno di quella cupola, e troppo occupati a fuggire per lanciare qualche incantesimo che dissipasse la cupola. Uno ad uno furono stanati e massacrati, mentre la pietra bianca del pavimento del tempio si copriva sempre più del denso liquido rosso sgorgato dalle loro ferite.

Terminata la mattanza, si avvicinò finalmente alla vampira, ancora immobile dove l’aveva lasciata. Ora però che i sacerdoti erano morti, i suoi occhi erano nuovamente vigili, e scrutavano con interesse la scena che si stava svolgendo sotto i suoi occhi. In fondo alle scale, il negromante stava distribuendo morte alla folla che si era radunata per assistere alla morte della pericolosa vampira.

Il cavaliere sollevò la spada, ormai brillante, e la passò attraverso un anello della catena dorata che immobilizzava la prigioniera. A quel contatto, l’anello cominciò a colorarsi di un rosso scuro, come se l sangue versato dalla spada si stesse riversando nella catena, e quindi assunse un colore nero.

A quel punto, una semplice torsione del polso del cavaliere bastò a disintegrare l’anello, e la catena cadde fragorosamnte ai piedi della vampira, che lentamente si guardò intorno, con aria di superiorità e di fastidio.

“Ce ne avete messo, di tempo.”

Il cavaliere si inginocchiò al fianco della vampira, chinando il capo in segno di riverenza, la spada nera poggiata al suolo.

“Ai vostri ordini, Signora, per l’eternità.”

La vampira

Posted in Cryton on maggio 27, 2008 by coubert

La sala interna del tempio non era molto grande, e la trentina di sacerdoti presenti la riempivano considerevolmente. Stando alle loro tuniche immacolate, e ai paramenti di ognuno di essi, il cavaliere constatò senza alcuna sorpresa che alla cerimonia presenziavano le massime cariche religiose dell’intera regione.

Le cariche civili e militari, invece, attendevano alla base della scalinata di godersi la vittoria del bene sul male, anche se solo per un giorno.

I sacerdoti erano disposti in circolo, e dai bracieri posti a ridosso delle pareti si innalzavano fiamme che creavano un turbinio di ombre oscillanti sui muri bianchi del tempio.
In mezzo ad essi, inclusa nel circolo, c’era anche una statua alta più di due metri, interamente realizzata in costosa e rara pietra bianca.
Raffigurava un uomo vecchio ma ancora vigoroso, dall’espressione saggia, che con una mano reggeva una lunga spada mentre con l’altra faceva segno di benedire chiunque stesse guardando nella sua direzione.

Accennò un lieve inchino del capo dinanzi alla statua del divino Frealin, celeste protettore della giustizia e del bene, quindi prese posto all’interno del cerchio umano, gettando finalmente un’occhiata alla creatura che era imprigionata al centro della sala.

La vampira pareva giovane, di aspetto non avrebbe dimostrato più di venticinque anni. La pelle, anche nell’atmosfera non propriamente luminosa del tempio, appariva bianca e pallida in maniera sovrannaturale.
I lunghi capelli corvini le cadevano sulle spalle, fluenti, ma non riuscivano a coprire le pesasnti catene dorate che le immobilizzavano il corpo.
Lo sguardo appariva vacuo, occhi privi di pupille fissavano il nulla dinanzi a sè, mentre le luci tremule mostravano qualche livido e cicatrice risaltare sulla pelle altrimenti perfetta della creatura.

“E’ prigioniera di un incantesimo che ne ha intrappolato la mente.”

Il cavaliere sollevò gli occhi dalla prigioniera, puntandoli sul vecchio sacerdote che aveva parlato. Stando ai ricami dorati, alle fascie porpora e al copricapo rosso, doveva essere il sacerdote massimo.
Accennò anche con lui un lievissimo inchino, meno profondo però del precedente.

“Era così pericolosa, anche con le catene sacre?”
“Visto ciò di cui è stata capace nelle ultime settimane, abbiamo deciso di prendere ogni precauzione per garantire che pagherà per i suoi peccati.”
“Certamente, e avete agito con saggezza. Spesso queste infide creature hanno qualche potere segreto, o trovano un modo per scampare al loro giusto destino.”
“Vi ringrazio per le vostre parole, Cavaliere Rodick. La vostra fama di indomito paladino del bene, e di noto cacciatore di tali abomini, rende tali semplici parole ancora più preziose, alle mie orecchie. Ma ora non perdiamo ulteriore tempo in convenevoli, avremo tempo per dialogare più tardi, al banchetto.”

Tutti i sacerdoti fecero un passo in avanti, e il cavaliere li imitò.

Il sacerdote massimo sollevò le braccia verso il soffitto del tempio, cominciando a pregare con voce profonda mentre tutti gli astanti chinarono il capo in silenzio.

“Fraelin, nostro divino protettore, celeste guida per i nostri passi e modello irraggiungibile per le nostre esistenze! Ascolta adesso noi, qui riuniti per adempiere al Tuo volere.

Portiamo al Tuo cospetto questa creatura, che ha da tempo smarrito la sua innocenza cedendo al male la sua anima e la sua vita, morendo nel peccato e rinascendo come portatrice di morte e di sventura.

Questa orribile figlia del demonio, che ha devastato interi villaggi uccidendo ogni persona incontrasse sulla sua strada, e riservando una sorte peggiore ai bambini di quei villaggi, macchiandosi del più atroce tra i delitti immaginabili dalle nostre menti umane.

Ci rimettiamo al Tuo giudizio, affinchè tu la possa punire equamente nel Tuo regno celeste, e perciò ti affidiamo questa anima nera, che ci apprestiamo a giustiziare.

Che la luce del sole, che da sempre dissipa le tenebre e scaccia i malvagi, distrugga questo corpo putrefascente e faccia ascendere questo mostro a te, Nostro Signore.”

Abbassò lentamente le braccia, e i presenti tornarono a sollevare le teste, guardando tutti dritto negli occhi il vecchio sacerdote.

“Cavaliere…”

Il cavaliere annuì, e portatosi dietro alla vampira la sollevò in piedi, sospingendola poi verso l’uscita del tempio e fermandosi solamente una volta giunto sotto il porticato precedente le scale. Pochi metri più avanti, la luce solare colpiva con violenza la pietra bianca delle scale, sicura minaccia di morte per la vampira.

Intorno alla scala, la folla ruggì nel vedere la processione che fuoriuscì dal tempio, e cominciarono a risuonare ovunque grida di incitamento affinchè i sacerdoti uccidessero l’assassina, il mostro.
Il cavaliere sorrise, dinanzi a tale manifestazione di odio nei confronti del male. Si, quella città era un vero esempio, e quel giorno sarebbe divenuto un esempio per tutto il mondo.

Il sacerdote massimo giunse al suo fianco, e alzando le mani intimò il silenzio alla folla.

“A Fraelin!”

Un boato seguì quelle parole, mentre con un cenno d’intesa il vecchio sacerdote spronò il cavaliere a gettare giù dalle scale la creatura della notte che, incatenata, giaceve inerme davanti a lui.

Il cavaliere scorse con lo sguardo la folla, studiandola attentamente.
Quindi, quasi con gentilezza, sospinse leggermente la donna, facendola oscillare in avanti e facendole muovere qualche piccolo passo in direzione delle scale.

La folla cominciò a gridare all’indirizzo della vampira, quando il cielo si oscurò all’improvviso, e nella piazza scese un terrorizzato silenzio.

In città

Posted in Cryton on maggio 26, 2008 by coubert

Il cammino era stato lungo e tedioso, ma a parte il rallentamento che i banditi avevano rappresentato, non era accaduto più alcunchè degno di nota.
Il cavaliere era così potuto arrivare senza ulteriori ritardi in prossimità della capitale del ducato. La porta nelle grandi mura, però, pareva inavvicibile a causa della massa di gente che vi si accalcava intorno, spingendo per entrare in città.

Sospirando, si chiese se le guardie di servizio all’ingresso avessero ormai rinunciato a ispezionare coloro che entravano, o se invece fossero ligi al dovere, ed impegnati a controllare tutta quella folla ammassata davanti a loro.

“Stolti…”

Incurante delle persone che, impegnate a spintonarsi, gli davano le spalle, avanzò verso di loro in sella al suo cavallo, procedendo al passo.

“Fate largo, se non volete incorrere nella giusta ira degli Dèi.”

La sua voce si levò tonante sopra il vociare di quei popolani, che si voltarono incuriositi da tali parole. In pochi, titubanti, si fecero di lato, mentre la maggior parte tornarono alla loro precedente posizione, affatto intenzionati a cedergli il passo. Il cavaliere estrasse un medaglione da sotto la cotta di maglia, sollevandolo con la destra per rendere ben visibile a tutti quanti l’effige crociata che vi era incisa.

“Osate disubbidire ad un mio ordine? Guardie, spostate questi villani dalla mia strada, o non risponderò del comportamento del mio destriero. Gli Dèi mi sono testimoni, se arriverò in ritardo per assistere all’eliminazione della prigioniera, l’Ordine Sacro non sarà affatto contento di tale mancanza di riguardo nei miei e suoi confronti.”

A quelle parole, il brusio cessò immediatamente, e molte altre persone si fecero rapidamente da parte, abbozzando qualche incerto sorriso in direzione dell’uomo, o qualche frettoloso inchino.
Le guardie, con solerzia, si impegnarono a scacciare dall’ingresso i contadini e i viaggiatori che ancora vi sostavano, consentendo così l’ingresso del cavaliere.

“Gli Dèi vi illuminino, soldati.”

Questi chinarono riverenti il capo, alle parole del cavaliere, per poi tornare rapidamente ai loro controlli sui popolani desiderosi di entrare nella città.
Il cavaliere procedette lentamente lungo la strada, meravigliandosi e compiacendosi allo stesso tempo di quanto la città sembrasse deserta.

“Devono essere tutti nella grande piazza davanti al tempio… E’ un bene, tutti i giusti dovrebbero essere lì, ben felici di poter assistere all’uccisione di un’emissaria delle forze dell’oscurità…”

Annuì lentamente col capo, lasciando che un sorriso gli comparisse in volto.
Arrivato davanti a una lussuosa locanda, scese agilmente da cavallo e si avvicinò alle stalle.

“Per servirla, cavaliere.”

Un ragazzino dai capelli rossi e spettinati si inchinò al suo avvicinarsi, rimanendo fermo in attesa di istruzioni.

“Sistemami il cavallo, e avvisa il proprietario che mi sia preparata una camera per stasera. Anzi, tre camere, giacchè un paio di persone dovrebbero raggiungermi. Le vostre stanze migliori, mi raccomando.”

Gli lanciò una monetina d’argento, e voltatosi fece per allontanarsi.

“Siete arrivato per vedere la vampira?”

Senza voltarsi, il cavaliere annuì col capo.

“Già. Oggi finalmente la uccideranno, no?”
“A me quasi dispiace… finchè la tenevamo prigioniera, attirava moltissima gente in città. Volevano tutti vedere il mostro che aveva tenuto testa a due squadroni, dopo che aveva sterminato interi villaggi. Ma forse è meglio così, qualcuno dice che potrebbe essere rischioso tenerla qui…”

A queste parole, il cavaliere scoppiò in una fragorosa risata.

“Scherzi, ragazzo? Questa città è il luogo più sicuro del mondo. La vampira immagino sarà stata incatenata con catene benedette, immobilizzata con incantesimi dei più potenti sacerdoti del ducato… e inoltre per la sua esecuzione, sono giunti qui tantissimi cavalieri. E poi ci sono io, che rappresento l’Ordine Sacro. Vedrai, oggi finirà tutto.”

Senza attendere risposte dal ragazzo, il cavaliere si allontanò dirigendosi senza ulteriori indugi verso il tempio cittadino.

Anche se erano passati diversi anni da quando era stato in quella città, ricordava ancora dove si trovasse il tempio. Al centro esatto della città, rivolto verso meridione, con davanti un’enorme piazza.
Piazza che, ovviamente, era gremita di gente giunta a vedere come un vampiro moriva se esposto alla luce solare.

Facendosi largo tra la folla, che comunque si ritraeva spontaneamente udendo il clangore metallico che annunciava il suo avvicinarsi, giunse finalmente a pochi passi dalla scalinata che portava al tempio, rialzato di qualche metro rispetto al terreno.

Si guardò intorno.
C’erano diversi cavalieri, che non conosceva assolutamente. Signorotti locali, probabilmente.
E c’erano molti mercanti, addobbati in vesti sfarzose. Uno di loro gli fece un cenno di saluto col volto, al quale rispose con un cenno simile, prima di cominciare a salire verso il tempio.

Due guardie, avvolte in candidi mantelli bianchi, gli ingiunsero di fermarsi, ma di fronte al suo medaglione si ritrassero immediatamente lasciandogli libero il passo.
Finalmente, giunto al termine dell’ascesa, potè entrare nel tempio, premurandosi di tenere in vista il medaglione dell’Ordine.

“Finalmente siete arrivato, Cavaliere. Ora potremo cominciare.”

Un uomo vestito con una lunga tunica bianca bordata di rosso lo avvicinò immediatamente, parlandogli con tono di voce sommesso.

“Scusate il mio ritardo, sono partito non appena il vostro messaggiero è giunto all’Ordine. Ma ho incontrato dei briganti lungo la via, e la folla alle mura mi ha ulteriormente rallentato.”
“Non so come scusarmi per tali inconvenienti…”
“Non è certo colpa vostra. Sono tempi difficili, e neppure la santità della religione ormai è rispettata..”

L’uomo annuì con aria mortificata, quindi i due si diressero verso la sala interna.

Un cavaliere solitario

Posted in Cryton on maggio 25, 2008 by coubert

Il cavaliere avanzava solitario lungo la strada polverosa.
Cavalcava da giorni ormai, senza forzare troppo l’andatura ma senza nemmeno concedersi troppe pause. E le poche pause che prendeva servivano più che altro a far riposare la sua superba cavalcatura, un grande stallone nero.

La sua armatura era di un grigio opaco. Probabilmente un tempo era stata lucente, e in futuro magari lo sarebbe pure tornata, ma in quel momento la povere accumulatasi lungo il viaggio ne mascherava tale qualità. E in quella stessa condizione versavano il fodero della spada che gli pendeva dal fianco sinistro ed il lungo mantello marrone che gli copriva le spalle, scendendo sui fianchi del cavallo e sventolando ad ogni colpo di vento.
Nei momenti in cui il vento non colpiva il mantello, questo ricadeva sulla schiena diritta del cavaliere, lasciando intravedere la sagoma di uno scudo allacciato dietro le spalle dell’uomo.

Il cavaliere sembrava essere sulla quarantina, con i capelli mori leggermente mossi dal vento e un accenno di barba lievemente incolta ad incorniciare il volto abbronzato.
Una cicatrice gli attraversava la guancia destra, fino quasi a giugere ai profondi occhi azzurri dell’uomo che cavalcava a capo scoperto.

Tutto intorno a lui, il paesaggio era monotono e desolante. Pianure, pianure, pianure e ancora pianure.
Se non fosse stato per il suo innato senso dell’orientamento, e per la presenza della strada che attraversava tutta la campagna arrivando dritta fino al confine orientale, avrebbe anche potuto temere di essersi perso, e deviare dal suo cammino nel tentativo di trovare la giusta direzione.
Un errore che più di una volta si era rivelato fatale, portando incauti viaggiatori a perdersi in quel mare verde.

Quasi distrattamente, portò la mano sinistra alla spada, togliendo la sicura che le impediva di sgusciare fuori dal suo riparo, per poi tornare alla briglia.
Un colpo di vento mosse il suo mantello e gli alti ciuffi di erba che lo circondavano.

Un sorriso si disegnò per un istante sul suo volto.
Quelle praterie erano anche dei luoghi ideali per tendere un agguato, se si aveva la certezza che qualcuno stesse per arrivare dalla strada. Doveva riconoscere che erano stati bravi, dovevano aver addestrato i cavalli a rimanere sdraiati fino ad un loro ordine, visto che non li aveva minimamente scorti.
Erano stati sfortunati per quella folata di vento che aveva mostrato per qualche istante uno degli assalitori, ma erano inconvenienti inevitabili.

Probabilmente avevano dei complici giù all’ultima città prima della prateria, magari comunicavano tramite degli uccelli viaggiatori, o poteva anche darsi che disponessero di un mago.
Comunque sia, si trattava di un problema di scarsa importanza.
Chiunque avesse segnalato la sua presenza sulla strada, difficilmente avrebbe potuto anche dirgli chi stava viaggiando.

Un cavaliere, certo… ma questa era solo l’apparenza.
Il problema della gente era che si fermava sempre solo all’apparenza, e il più delle volte ciò costava loro la vita, se non peggio.
Le differenze con un normale cavaliere erano enormi, e se quei banditi lo avessero assalito le avrebbero rimpiante tutte, una dopo l’altra.

Quella più importante in questo caso, era che i cavalieri di solito non ricevevano una cavalcatura di stirpe divina, nè raggiungevano uno stato di empatia con l’animale tale da consentirgli di sentire ciò che la bestia sentiva, e di impartirle ordini col pensiero.
Queste cose, che lui sapesse, erano una prerogativa esclusiva dei paladini, i sacri ordini di sacerdoti guerrieri scelti dalle divinità.

In questo modo aveva avvertito la presenza degli assalitori, grazie al vento, già da una mezz’ora abbondante. E in questo modo avvertì il cavallo di stare pronto a combattere al minimo cenno di movimento da parte degli uomini acquattati nell’erba ai loro lati.

Ormai gli stava passando in mezzo, e per un brevissimo istante si concesse di pensare che forse non aspettavano lui.

Appena lo pensò, si sollevarono da terra, armi in pugno, correndo verso di lui per colpirlo.
Semplici briganti, bramosi di impossessarsi dei beni e del denaro di quel cavaliere temerario che affrontava la via delle pianure per giungere nel cuore del regno.

Il cavaliere si limitò a sorridere, mentre il cavallo si impennava scalciando con gli zoccoli anteriori due banditi. La spada gli saettò nella mano destra, e cominciò a muoverla rapidamente, facendola letteralmente danzare nell’aria, mentre lasciava dietro sè una sottile scia luminescente.

In breve tempo il rumore della lotta vene coperto dai gemiti dei banditi colpiti a morte, che agonizzavano disperati al suolo.
In tre, ancora illesi, diedero le spalle al cavaliere per tentare la fuga. Questi però spronò il suo destriero, sopravanzandoli e fermandone la fuga.

“Avrei potuto colpirvi alle spalle mentre fuggivate, ma non sarebbe certo stato leale, non trovate? Vi concedo una possibilità di vivere…”

Scese di cavallo ed avanzò lentamente verso di loro, con un’andatura che ricordava le movenze di un felino che si apprestasse a balzare sulla preda.
I tre, sopraffatti dal panico, caricarono a testa bassa, finendo inevitabilmente vittime delle spada del cavaliere, che adesso aveva acquistato una vaga luminescenza.

L’uomo ne fissò soddisfatto la lama per qualche istante, prima di piegarsi a pulirla dal sangue sul mantello di uno dei briganti.

“Non ho tempo per i vostri corpi, ora… devo fare presto, e questo incontro mi è già costato fin troppo tempo.”

Con un balzò risalì in sella, e riprese il suo cammino verso occidente, incontro al sole morente.