La fine. (Un nuovo inizio?)

Rimasero immobili davanti all’immensa statua, incapaci di decidersi ad avvicinarsi ulteriormente all’oggetto che avrebbero dovuto distruggere.

“Dannazione, attacchiamola!”
“Andiamo!”

Cercarono di farsi coraggio esortandosi a voce alta, ma malgrado ciò non riuscivano ad avanzare di un millimetro. Dalla statua sentivano provenire una malvagità talmente assoluta da far rabbrividire pure Gaerlen.

“Oh… basta!”

Davon indietreggiò, levando le mani verso l’alto e cominciando a formulare un incantesimo. Una pioggia di sfere incandescenti si abbattè sulla statua senza però scalfirla minimamente.
Gridando, Regis lo imitò mosso dalla rabbia e dalla paura che non riusuciva ad evitare di provare dinanzi a quel segno tangibile della presenza dell’Oscuro.
A lui si unì anche Eleryan, che mandò sfere luminose ad impattare contro la roccia nera nella quale era modellata la statua.

Niente di tutto ciò parve produrre il minimo danno al bersaglio di quegli attacchi, tra lo sconcerto generale.

“Se non possiamo toccarla, e i nostri incantesimi non hanno effetto… come diavolo dovremmo distruggerla?”

Come in risposta alla domanda di Anymartis, l’oscurità prese ad addensarsi attorno alla statua, e un rumore sordo e potente rimbombò in tutto il piano.
Un rumore simile a un colpo di tamburo.
O ad un battito di cuore.

Il terrore si impadronì delle dodici figure che, piccole come formiche, tentavano di distruggere la gigantesca statua dalla quale, adesso, pareva essere provenuto quello strano rumore. Possibile che…

“Macchia!”

Il ragazzo si voltò verso Davon, che ancora fissava la statua, cinereo in volto per quanto la pelle rossa da demone lo consentisse.

“Il vecchio mi aveva detto una cosa. Che i miei poteri uniti ai tuoi avrebbero potuto consentire a te solo di tornare sulla terra, quando saremmo arrivati allo scontro con il nostro nemico. E visto che ho la bruttissima sensazione che l’Oscuro si stia per risvegliare…”

Macchia fissò l’amico per diversi secondi, inespressivo.

Era giunto il momento della decisione.
Tornare sulla terra e divenire l’allievo di Gryd’Tor, sopravvivendo nell’ombra per millenni senza poter intervenire nelle vicende umane, costretto in una prigione creata con le proprie mani.
O rimanere, e condividere il fato che, in caso di vittoria, avrebbe atteso tutti i suoi compagni.

Sospirò, gli occhi di tutti puntati addosso a lui. La rivelazione di Davon li aveva sconvolti, era chiaro. Lo vedevano come un tradimento, e non avevano certo torto.
Erano arrivati fino a lì, malgrado tutte le difficoltà incontrate per cooperare tra loro e per affrontare gli avversari postigli di fronte dagli Dei. Se se ne fosse andato, non si sarebbe dimostrato migliore di Regis o di Gaerlen.

Si morse le labbra, stringendo i pugni mentre prendeva una decisione.

“Non esiste. Siamo arrivati insieme, e resteremo insieme fino alla fine.”

Tentò di sorridere, avvertendo il sollievo dei compagni a quelle parole. Gli parve anche di sentire una risatina, sicuramente Gaerlen.
Poi un altro battito, sempre dalla statua.
E un altro ancora.

Zanna di Drago si accasciò a terra, il braccio sinistro proteso verso la statua, risplendente di un’abbagliante luce bianca.
Il ragazzo gridò dal dolore, mentre la luminosità prodotta dal braccio si dirigeva verso la statua, assumendo lentamente una forma ben precisa.

La forma enorme di un drago bianco, traslucido per la mancanza di un vero corpo fisico.
Il drago bianco che nella visione, il giovane Ara’Nu aveva visto lottare contro il drago nero.
Ma poi il drago nero era scomparso, e….

La statua si crepò, e mentre una forza immensa lottava per uscirne frammenti di roccia nera cadevano pesantemente al suolo.
Fino a che l’intera statua non si sbriciolò, rivelando la forma che vi era confinata, e che ora era riuscita a ritornare in quella statua e a riaccumulare abbastanza potere.
Non avevano fatto in tempo a distruggere la statua, ed usandola come punto di riferimento e come luogo dove recuperare le forze, l’Oscuro era tornato in vita, nella forma di un gigantesco drago nero.

I dodici non poterono fare altro che osservare impotenti mentre il drago nero ed il drago bianco che avevano inconsapevolmente trasportato fino a lì salivano in cielo, avvinghiati, azzannandosi e squartandosi con gli artigli.

“Che cos’è quello?”

Mokran fissava a bocca aperta le due creature, consapevole di non essere niente in confronto a loro. Non era abituato ad una tale sensazione di impotenza, e non poteva certo dire che la cosa gli piacesse.

“Il nemico dell’Oscuro.”

Le parole di Zanna di Drago fecero voltare tutte le teste nella sua direzione.

“Cosa?”
“Perchè non ci hai detto che avevi un’arma del genere?”
“Cosa è di preciso?”

Il ragazzo si adombrò, sotto quella raffica di domande.

“Non ne ho idea. Non sapevo neanche che fosse racchiuso nel braccio… In principio doveva essere rimasta l’essenza del drago nella zanna che la mia tribù conservava come un cimelio. Quando il sacerdote inviato da Gaerlen ha preso la zanna per usare il suo potere come faro per l’Oscuro ed io sono intervenuto, la zanna si è come fusa col mio braccio. E l’essenza del drago con lei. Si vede che adesso, in questo luogo, con i nostri poteri che diventano sempre più grandi… anche il drago si è risvegliato.”
“Speriamo il potere che ha ottenuto sia sufficiente…”

In silenzio, i dodici tornarono a fissare lo spettacolo che si stava svolgendo sopra le loro teste.

I draghi parevano equivalersi, nessuno dei due riusciva a prevalere sull’altro.
La scena aveva un che di surreale, non tanto per l’etereità del drago bianco contrapposta alla massa fisica del suo rivale, quanto sopratutto per la completa assenza di alcun rumore. Nessuno dei due draghi emetteva alcun suono, infatti, e il combattimento mortale avveniva in un silenzio soprannaturale, come l’intero mondo si fosse fermato per assistere a quello scontro.

Lentamente, infine, le due bestie cominciarono a perdere quota, ancora avvinghiate.
Il drago bianco, il cui corpo era etereo, si disgregò nella caduta, disperdendosi nell’aria. Rimase solo il drago nero, mortalmente ferito, che cadde pesantemente al suolo.

I dodici non osarono avvicinarsi, nemmeno per accertarsi delle sue condizioni e magari attaccarlo sfruttando quel momento di debolezza. Erano pietrificati dal terrore, e da un reverenziale timore adesso che si trovavano di fronte quella divinità tanto temuta.

Il drago spalancò le fauci, e finalmente il silenzio si ruppe. Il mondo intero fu attraversato dal grido dell’agonia del dio Oscuro. Un grido che parve interminabile, e che divelse alberi, scavò vallate, distrusse montagne. L’intero mondo degli Dei venne distrutto dal grido di morte del dio Oscuro, a cui si unirono altre grida.

Le grida degli altri Dei, grida di dolore e di terrore. Grida di rabbia, in alcuni casi.

“E così è finita…”

Le parole di Macchia non furono udite da nessuno, sovrastate dall’agonia degli Dèi morenti. Selija socchiuse gli occhi, piangendo calde lacrime per la morte di quelle creature tanto sublimi, pur se spaventose come l’Oscuro.
Dal suo corpo si irradiò di nuovo la luminosità rassicurante di poco prima, che avvolse i dodici come una bolla all’interno della quale non riuscivano a penetrare le grida divine.

“Ma che sta succedendo??”

Fadar era sconvolto, il volto rigato dalle lacrime. Per una creatura dotata di un’empatia potente come lui, quelle grida di morte erano una cosa insopportabile, capace di portarlo alla pazzia.

“Chiedetelo a Macchia, lui lo sapeva dall’inizio. Non è forse vero?”

Gaerlen sorrise sarcastica verso il ragazzo, prima di immergersi nei propri pensieri.

“Gryd’Tor… Gryd’Tor me lo aveva detto, ma non avrei mai immaginato fosse così…”
“Ti aveva detto cosa??”

Anymartis gli si portò dinnanzi, scuro in volto. Cosa aveva combinato il vecchio? Cosa gli aveva fatto fare?

“Quando una divinità muore, muoiono tutte le divinità che erano nate assieme a lei. Funziona così, è la legge universale. Le divinità sorgono in gruppo, spartendosi il potere assoluto con cui creare il nuovo mondo. Ma se una di loro muore, il suo destino diventa il destino di tutti i suoi compagni.”
“Ma è tremendo!”

I pensieri di tutti andarono alla dea che li aveva aiutati. Sicuramente sapeva, ma allora perchè aveva accettato il suo destino così placidamente?

“Deve essere noioso vivere in eterno. Hanno creato il mondo, ogni tanto sono intervenuti con qualche miracolo o qualche azione più diretta… ma alla fine molti di loro erano stanchi. Lo volevano, altrimenti non ci avrebbero aiutato. E l’Oscuro andava fermato, non ci sono dubbi al riguardo. Avete sentito anche voi quale malvagità irradiasse…”

Silenziosamente, gli altri undici non poterono che annuire.
Lentamente la bolla creata da Selija scomparve, e i dodici si ritrovarono immersi in una landa infinita, totalmente bianca, priva di confini o di qualsiasi segno distintivo.
Non c’era traccia di vita, nè di suoni, nè di alcunchè eccetto loro. Loro ed il Nulla, il vuoto cosmico.

“E ora…?”

Gaerlen scoppiò a ridere, per l’ingenuità della domanda di Krenya.

“E ora, chiedi?”

Lo sguardo deciso dei compagni le fece comprendere che ormai avevano capito quale sarebbe stato il loro destino. Avevano avvertito il cambiamento dentro di loro, le nuove energie che li permeavano. Le energie degli Dei defunti, ora trasferitesi in loro che erano sopravvissuti su quel mondo, unici superstiti del massacro di Dei.

“Ora siamo Dèi, e dovremo costruire noi il nuovo mondo. Ma prima, vediamo di arredare per bene questo mondo divino…”

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3 Risposte to “La fine. (Un nuovo inizio?)”

  1. Ommamma!!! 😐

    Palakin aveva ragione!!! 😐
    Cribbio… questo non me lo aspettavo… e fra l’altro ti permetterà, se vorrai, di porre tutto in continuity con le storie future!!!

  2. Io ho sempre ragione! 😛

  3. @ Palakin

    Non ho risposto al commento di ieri apposta per non anticippare il finale… complimenti 😉

    @ Sean

    Esattamente, esattamente…. (risata malefica)

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