La Dea

Gli unicorni li trasportarono rapidi come il vento attraverso le valli che gli si aprivano dinanzi, mentre in continuazione cavalieri privi di volto, creature demoniache e bestie da incubo comparivano sul loro cammino intenzionati ad arrestarlo, e creature di luce comparivano in loro difesa, fermando gli assalitori e consentendo loro di proseguire nella loro corsa.

Le creature magiche si fermarono solo quando furono giunti in una radura rigogliosa, e fecero scendere a terra i loro passeggeri sulla riva di un placido laghetto.

“E ora?”

Krenya si guardava intorno preoccupata, l’enorme spadone saldamente impugnato con entrambe le mani.

“Ora tocca a voi.”

La voce che finora avevano sentito solo nelle loro teste risuonò potente ed imperiosa nella vallata, mentre l’acqua del lago si sollevava in aria rimodellandosi fino a formare un gigantesco volto femminile.

“Qui i vostri nemici non possono creare nuovi pericoli, essendo questo il mio territorio. Ma possono inviarli creandoli altrove, quindi dovrete ripartire subito. Dovrete dirigervi in questa direzione…”

Una strada si creò istantaneamente sotto i loro piedi, colline scomparvero per non provocare la minima deviazione in quel percorso pavimentato con grosse lastre di pietra.

“…fino a quando arriverete alle terre dell’Oscuro. Le riconoscerete subito, non temete. A quel punto dovrete aprirvi la strada fino alla sua statua, che rappresenta il legame dell’Oscuro con questa dimensione. Distruggetela, e avrete vinto. Ma fate attenzione, prima di giungere alle terre dell’Oscuro sarete vulnerabili agli attacchi di un suo vecchio alleato. E non si tratta di evocare avversari che vi intralcino… vi attaccherà direttamente, mirando alle vostre menti. Siate forti e saldi nei vostri intenti, o perirete.”

Nessuno parlò, ognuno perso nei propri pensieri, nei propri dubbi. Lentamente, cominciarono ad incamminarsi lungo la strada tracciata per loro dalla Dea.

“Un nano contro un Dio… questa si che sarà una battaglia ad armi pari! Finalmente qualcuno alla mia altezza!”

Mokran avanzò in testa al gruppo, tentando di smuovere gli animi dei compagni in vista delle durissime prove che li attendevano.

“Dobbiamo essere sicuri di noi stessi… se saremo convinti di iò che stiamo facendo e delle nostre possibilità, non ci potrà far nulla.”

Anymartis parlò con calore, senza però trovare molti riscontri sulle espressioni di chi gli stava vicino.

“Così non va…” mormorò sconsolato, prima di dedicarsi a Selija, che ancora gli stava al fianco.

“Senti, se vuoi fermarti qui…”
“No, non se ne parla. Non avrò la vostra forza o i vostri poteri, ma farò tutto ciò che posso, chiaro?”

Anymartis le sorrise. Alla fine, la persona più decisa di tutte era la più inutile? Ma perchè Gryd’Tor la aveva mandata lassù con loro?

Essendo tutti occupati a sondare il proprio animo nel tentativo di trovare un modo per difendersi dal prossimo attacco, nessuno si accorse che due persone erano rimaste al lago.
Macchia era ancora in riva, e fissava il volto sicuro di essere ormai solo.

“Grazie per il vostro aiuto. Mi dispiace che…”
“Non dispiacerti. Abbiamo avuto anche troppo tempo, non trovi? Un giorno arriverai a capirmi, vedrai. Tutto questo può apparire stupendo all’inizio, ma alla lunga l’interesse svanisce, e ci si occupa sempre meno delle questioni mortali per cercare nuovi spunti di interesse in questioni talmente astratte da non poter essere espresse a parole. Abbiamo sbagliato a sottovalutare l’Oscuro… spero che almeno il nostro esempio serva a qualcosa.”

Dicendo queste parole, la Dea si voltò. Seguendo il suo sguardo, Macchia vide Gaerlen immobile a pochi metri da lui. Sobbalzò nel ritrovarsela così vicina, non l’aveva minimamente percepita.

“Non temere, troverò di certo qualche modo per tenermi attiva…”

La vampira sorrise maliziosa alla Dea, prima di rivolgersi a Macchia.

“Ero sicura che anche te sapessi. Siamo i soli, vero? Tutti loro non sospettano minimamente il nostro fato, giusto?”

Macchia si trovò costretto ad annuire, muovendo lentamente e controvoglia il capo.

“Sai anche come succederà?”
“No, questo non lo so.”
“E te?”

Il volto della Dea si rabbuiò un poco.

“Quanto gli somigli… comunque non posso dirvi nulla, lo scoprirete da soli. Addio ora.”

Il volto si sciolse, l’acqua che lo componeva ricadde pesantemente nel lago riportandolo all’altezza precedente.

“Direi che da lei non avremo altre informazioni… comprensibile, sarà occupata a pensare a cosa magari gli resta da fare, no?”

Macchia non degnò la donna di una risposta, e voltandosi si incamminò lungo il sentiero. La risata glaciale della donna, proveniente dalle sue spalle, lo raggelò ma resistette alla tentazione di voltarsi. O di scappare a gambe levate.

Il cammino durò ore. O giorni, difficile a dirsi dal momento che non c’erano variazioni nella luce, e non c’era un sole in movimento per poter notare il passare del tempo.
Valli e colline lasciarono il posto a una steppa che pareva sconfinata.
La strada era terminata da molto tempo, ma avevano continuato a seguirne la direzione, prestando attenzione a non deviare dall’invisibile cammino che stavano seguendo.

“Sentite qualcosa?”

Davon si bloccò, guardandosi intorno allarmato. I suoi compagni si fermarono anch essi, fissandolo allarmati.

“Non sentite questo fischio?”

Macchia estrasse il pugnale, mentre tutti indietreggiavano di un passo, fissandolo inorriditi.

“Che succede?”

Macchia cominciò a gridare qualcosa che alle sue orecchie risuonò come alieno, e nel frattempo lanciò un pugnale contro di lui. Scostandosi di lato, Davon riuscì per un soffio ad evitare l’attacco dell’amico, e lo fissò sbalordito.

“Macchia! Che ti succede?”

Dovette però intetrrompersi subito, attaccato da Anymartis e Farad mentre l’elfa evocava quel suo arco magico puntandolo nella sua direzione.

“Smettetela! Siete impazziti???”

Compì un balzo all’indietro per evitare gli affondi dei suoi vecchi alleati, e solo allora notò le proprie mani. Mani umide di sangue, mani che grondavano sangue.
E a terra, fin dove il suo sguardo poteva arrivare, cadaveri di bambini, di donne, di uomini colpiti alla schiena.
Come li vede, seppe istantaneamente che ad ucciderli era stato lui, il demone che era diventato.

Si inginocchiò a terra, urlando disperato con tutta la forza che aveva in corpo.

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2 Risposte to “La Dea”

  1. “Un nano contro un Dio… questa si che sarà una battaglia ad armi pari! Finalmente qualcuno alla mia altezza!”

    HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA
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    Sto morendo!!!

  2. Nano Pride 😉

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