La marea nera

Alle parole di Fadar, undici paia d’occhi presero a guardarsi ansiosamente intorno, alla ricerca del pericolo annunciato dall’uomo.

“Non vedo nient”

Le parole morirono nella gola di Veryc allorchè la pianura davanti a loro cominciò lentamente a tingersi di nero. Una lenta marea nera si stava riversando verso la collina dalla quale i dodici stavano osservando quel mondo a loro alieno eppure familiare all’aspetto.

“La cosa si fa complicata…”

Selija si strinse ad Anymartis mentre migliaia, decine di migliaia di creature bardate di nero si avvicinavano a loro. Un esercito talmente imponente da lasciare senza parole sia Anymartis che Gaerlen.

“Il vecchio ci ha messi davvero in una bella situazione…”

Mokran, borbottando, impugnò saldamente l’ascia, bilanciandosi per bene sulle gambe.

“…ma non mi tiro certo indietro. Mostrerò loro come combatte un nano.”

L’elfa al suo fianco sorrise divertita da quella dichiarazione arrogante ed assurda.

“Non posso certo mostrarmi da meno di un nano, anche se ormai i nostri popoli sono… erano finalmente in pace tra loro.”

Mormorando qualche breve parola in elfico, materializzò tra le proprie mani un arco immateriale, luminoso, di pura energia. Lo tese, e all’istante comparve anche una freccia, crepitante. Rilasciò la corda e la freccia saettò verso la marea di avversari che gli si stavano avventando contro.
Da quella distanza non riuscì a vedere se la freccia avesse realmente colpito qualcuno o meno. E dopo l’esperienza provata poco prima quando aveva cercato di spingere lo sguardo all’orizzonte, decise di non sforzarsi inutilmente, col rischio di perdersi magari dentro di sè, incapace di tornare alla giusta prospettiva visiva.

Ciò che non si sarebbe aspettato nessuno, però, fu l’esplosione che seguì l’impatto della freccia d’energia con la massa nera. Un boato tremendo accompagnò il formarsi di un grande cratere vetrificato laddove prima c’era una nutrita schiera di loro avversari.

“Che colpo!”

Zanna di Drago la fissò ammirato, ma l’espressione di Eleryan tradiva il suo stesso stupore.

“No… non avrebbe dovuto avere questa potenza. Era un colpo debole, ma in qualche modo il so effetto è stato…”
“In effetti anche quando prima ci ho portati tutti e dodici qua, non ho avvertito la stanchezza che avrei dovuto avvertire, vista la difficoltà dell’incantesimo e il tipo di barriere da infrangere per entrare in questo piano. Sembra quasi che i nostri poteri siano aumentati, da quando siamo qui.”

Regis sorrise sinistramente a queste parole.

“Davvero? Beh, proviamo allora.”

Sollevò le braccia e dai palmi delle sue mani, protesi verso gli avversari ancora lontani, scaturirono saette nere che si diressero verso l’esercito nemico, falcidiandone le fila.

“Aaaah! Si, direi che le nostre magie sono parecchio più efficaci qua.”
“Buono a sapersi. Ce la fate a sbaragliare i nostri avversari?”

Gaerlen bloccò sul nascere ogni possibile risposta alla domanda di Anymartis.

“Sarebbe inutile. Siamo in un mondo creato dalle menti degli Dèi… anche i suoi abitanti saranno frutto delle loro menti. Possiamo ucciderne quanti vogliamo, ne spunteranno sempre di nuovi, dal nulla.”
“E quindi dovremmo rinunciare a combattere? Saresti potuta rimanere a Caeryn, per la tua utilità.”

Veryc fece un passo in avanti, la mano poggiata leggermente sull’elsa di Famelica.

“Tranquillo cavaliere, non intendo certo perdere tempo con la tua regina. Abbiamo tutti cose ben più importanti da fare.”

I tre maghi continuavano ad attaccare da lontano l’immenso esercito nemico, ma i vuoti che creavano tra le loro fila venivano ben presto riempiti da nuovi nemici che comparivano dal nulla.

“Così non va, non riusciamo a fermarli.”
“Maledizione!”

Anymartis lasciò vagare il proprio sguardo sui compagni. Doveva esserci un modo per superare quell’ostacolo, ma quale?

“Non angustiatevi, mortali.”

Come un sol uomo, i dodici si voltarono indietro. Dodici unicorni li stavano fissando con occhi intelligenti, mentre una voce continuava a parlare loro direttamente nella loro mente.

“Non siete soli, non tutti gli Dèi vi sono avversi.”
“Come sarebbe a dire non tutti? Pensavo che solamente in pochi ci avrebbero ostacolato!”

Anymartis era sinceramente sconvolto da quella notizia, così come tutti gli altri membri di quella forzata spedizione.
Un conto era avere pochi Dei ribelli contro, un altro conto invece era muovere guerra a tutte le divinità. Un’impresa inumana, impossibile anche solo da pensare!

“In molti non intendono riconoscere la minaccia di colui che chiamate l’Oscuro. E sono attaccati a ciò che hanno adesso… dimentichi di come erano un tempo, ciechi di fronte a ciò che noi tutti siamo ormai diventati. Ma non temete, diversi di noi sono ancora in grado di vedere e di ricordare. Sappiamo che la vostra missione è giusta, e vi aiuteremo per quanto ci sarà possibile.”

Il discorso della misteriosa voce ottenne il solo risultato di confondere totalmente il gruppo, ma subito dopo una soprannaturale calma calò su di loro, evidentemente opera della divinità che li aveva contattati.

“Montate su questi unicorni, vi porteranno in un luogo sicuro dal quale potrete arrivare indisturbati al regno dell’Oscuro.”
“Ma chi sei? Come facciamo a sapere che non ci sei nemico anche te?”

La domanda di Zanna di Drago, espressa ad alta voce, vide gli altri assentire, condividendo essi i suoi stessi dubbi.

“I nomi ormai sono inutili. Ognuno di noi ne ha centinaia, e nel tempo ne ha cambiati migliaia. Per voi comunque sono la Dea della natura. O la Natura, per gli elfi. Sono dalla vostra parte, e non ho modo per dimostrarvelo. Nè avrei intenzione di dimostrarlo, anche potendo… dimenticate che state parlando con un Dio, col tempo abbiamo sviluppato una certa arroganza su determinate questioni.”

Il ragazzo chinò il capo, consapevole di essersi spinto troppo in là. Malgrado l’assurdità della situazione, era pur sempre a colloquio con una divinità.
Senza aggiungere altro, salì in groppa ad un unicorno. Davanti alle faccie stupite dei compagni, scrollò le spalle con finta indifferenza.

“Abbiamo alternative? Cercavamo un modo per andarcene da questa collina, ed eccolo. Se restiamo, non abbiamo modo di muoverci.”

La logica di tale scelta smosse gli altri, che uno dopo l’altro salirono sulle bestie. Quando anche Gaerlen montò su di un unicorno, l’animale si agitò nervoso provocando un risolino divertito da parte della regina.

“Anche su questo piano, gli animali mi sono affezionati.”

Veryc, Regis e Krenya ridacchiarono di rimando, per qualche motivo noto solo a loro.
Macchia osservò i compagni in groppa alle cavalcature fatate.
Doveva ammettere che l’immagine dell’orchessa e del demone in sella a due docili unicorni era un qualcosa di probabilmente unico nella storia del mondo.

Sulla collina, intanto, stavano spuntando creature di pura luce, che si lanciarono verso la pianura, scontrandosi con la marea nera.
Creature probabilmente pensate dalla divinità che li stava aiutando proprio allora.
L’immensità del potere di una creatura in grado di pensare a un esercito per farlo materializzare folgorò Macchia, che impallidì mentre l’unicorno cominciava a sfrecciare rapido come il vento, seguendo i suoi compagni.

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2 Risposte to “La marea nera”

  1. Sarà per il clima epico…
    Sarà per l’ambientazione…
    Sarà per il numero di 12 protagonisti…

    … ma non riesco a fare a meno di sentire la canzoncina di Saint Seiya Hades nelle orecchie mentre leggo! 😀

  2. 😀

    Beh, meglio immaginare i Saint di Athena che non pensare alla saga dei Dodici degli X-Men 😉
    E poi un accostamento ai Saint, fosse anche solo per il clima epico, è sempre lusinghiero, grazie 🙂

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