Il mondo degli Dèi

I dodici si ritrovarono in una grande vallata, circondati da enormi colline rigogliose.
Il cielo sopra le loro teste era ancora bianco, ma adesso non avevano più la sensazione di trovarsi in una sorta di limbo privo di forme di vita.

Intorno a loro risuonavano i versi degli insetti, e il passaggio del vento tra le fronde degli alberi produceva il tipico fruscio che tutti loro conoscevano.

“Questo posto sembra migliore, quantomeno.”

Il commento acido di Regis cadde nel vuoto, in quanto tutti erano intenti a studiare quel nuovo paesaggio. Qualche istante dopo, Fadar annuì col capo.

“Si, sembra un luogo normale.”
“Siamo sicuri di essere dove dovremmo essere?”

Mokran si stava guardando dubbioso intorno, passandosi una mano tra la barba.

“Voglio dire… il cielo è bianco, certo, e a quanto ho capito non è una cosa naturale nel nostro mondo. Ma mi sembra tutto un po’ troppo simile al mondo che dovremmo aver lasciato, se capite cosa intendo.”
“Già, avevo sempre pensato che fosse parecchio diverso il luogo dove risiedono le divinità.”

Eleryan condivideva il dubbio del nano, e molte altre faccie assentirono, condividendo silenziosamente le loro stesse perplessità.

“Non sarà che invece di farci salire, quel tuo incantesimo ci ha riportati a terra?”

Regis fissava malevolo Davon, che scrollò con noncuranza le possenti spalle.

“L’incantesimo l’ho eseguito correttamente.”
“Va tutto bene, siamo dagli Dèi.”

La voce di Anymartis placò ogni altra discussione. Il ragazzo si guardava intorno come alla ricerca di qualcosa, quindi si incamminò verso la collina più vicina.

“Venite, dalla cima della collina dovrei riuscire a scorgere i punti di riferimento di questo mondo. Sempre che non siano cambiati, certo…”

Per prima lo seguì Selija, seguita poi da Macchia e Davon, e quindi dal resto della compagnia.

“Non ne conosco il motivo, ma questo mondo è modellato ad imitazione di paesaggi del nostro mondo. Mi pare che quando ci venni la prima volta mi fu spiegato che questo mondo è diviso in regni, uno per ogni divinità. E ogni regno è modellato in base al volere del Dio.”
“Davvero? Chissà perchè hanno scelto paesaggi del genere. Me li sarei aspettati più… astratti, metafisici.”

Davon si guardava intorno con interesse, mentre Fadar si muoveva assorto nei suoi pensieri.
Gaerlen sorrideva compiaciuta, mentre osservava il mondo creato da qualche Dio.

“Io lo avrei fatto più paludoso e meno luminoso…”

Anymartis si voltò, a quelle parole.

“Non temere, da quel che ricordo c’era un regno così. Lì era sempre notte, il terreno era paludoso e popolato da creature orrende e deformi. Il lezzo che proveniva da quella terra mi raggiungeva anche se stavo volando.”

La fissò per qualche istante negli occhi, prima di terminare il discorso voltandosi e riprendendo la salita.

“Era la terra dell’Oscuro.”

Macchia procedeva pensieroso. Avrebbe potuto abbandonare, e tornare ad una vita quasi normale, per quanto un’esistenza eterna in un’altra dimensione si potesse definire vita normale. E ci aveva pensato diverse volte.
Ma ora cominciava a temere quella Gaerlen. Se fosse andata fuori controllo, avrebbe potuto far tornare la situazione a quel punto, prima o poi. E lui non avrebbe potuto far niente, se fosse fuggito. Sarebbe allora dovuto restare, per controllarla? O si sarebbe dovuto fidare del giudizio dei suoi compagni, ben più esperti di lui?
Il dubbio lo tormentava, e il ragazzo procedeva in silenzio rimuginando sulla scelta da compiere.

Finalmente giunsero sulla sommità della collina. Una sensazione di vertigine li colse, quando si accorsero che non esisteva un orizzonte, e che il loro sguardo riusciva a spaziare l’infinito. Dovettero scrollare il capo, per non perdersi nella contemplazione dell’infinità.

Anymartis, avvezzo a tale luogo, aveva fin da subito evitato di spingere troppo oltre la propria vista, limitandosi a cercare precisi punti di riferimento.

“Ecco, laggiù a sinistra, quella montagna…”

Indicò con un dito un monte che, nonostante la distanza che lo separava da loro, appariva comunque enormemente elevato e massiccio. La sommità del monte era ricpoerta da nubi nere che lampeggiavano minacciose.

“Quello dovrebbe essere il regno di Brotin. Oggi deve essere di umore cupo… e laggiù, invece, quelle nubi gialle… ecco, lì si dovrebbe trovare la residenza di Lhytre.”

Si voltò verso destra, aguzzando lo sguardo.

“Ma noi dobbiamo andare di qua.”

Tutti si voltarono nella direzione nella quale stava guardando, e notarono la volta del cielo annerita in quella direzione.

“Gaerlen, sarete contenta di sapere che il regno dell’Oscuro è ancora come era ai miei tempi. Io invece lo sono meno, perchè se è tornato così vuol dire che il potere del Dio sta tornando. E questa volta non ho le mie armi.”

Per qualche istante rimasero tutti in silenzio ad osservare la loro meta finale.
Zanna di Drago sorrideva spavaldo, stringendo a pugno la mano sinistra.

“Questa volta la pagherai… te la faremo pagare.”

Il suo mormorio era talmente basso che nessuno l’udì a parte Eleryan, il cui udito elfico era enormemente sviluppato. Si accigliò leggermente, scrutando attentamente il ragazzo.
Un’espressione di stupore si dipinse momentaneamente sul suo volto, subito repressa dietro ad una maschera di indifferenza.

“Andiamo, il cammino è lungo e il tempo non penso sia molto.”
“Non potremmo andare direttamente laggiù con una magia?”

Tutti guardarono Davon, attendendosi che questo li portasse direttamente nella tana del nemico.
Fu Macchia a prendere la parola, preoccupato.

“No! Gryd’Tor ci ha avvisati che, una volta qua, avremmo dovuto procedere a terra, senza muoverci tramite magie di teletrasporto nè di volo. Ha detto che se volassimo renderemmo nota a tutti i nostri nemici la nostra presenza, mentre a terra saremo più protetti, almeno finchè non raggiungeremo il regno dell’Oscuro.
Quanto al teletrasporto… ha aggiunto che qui quel tipo di magia è rischioso, che un Dio volendo potrebbe intervenire e usarla contro di noi, spedendoci lontani o dentro una montagna, negli inferi, in un vulcano…”
“E allora dovremmo camminare per tutta la vita, fino a giungere laggiù?”
“Non possiamo rischiare!”

Fadar si intromise nella diatriba verbale tra Macchia e Regis.

“Scusate, ma avverto molte forme vitali avvicinarsi. Velocemente. E mi sembra di avvertire intenzioni ostili, da parte loro.”

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2 Risposte to “Il mondo degli Dèi”

  1. Curioso curioso curioso… voglio saperne di più!!! 😀

  2. Domani le forme vitali saranno anche viste. 😀
    Diciamo che con oggi comincia ufficialmente la corsa verso La fine 😉

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