Archivio per giugno, 2008

L’udienza – 100° episodio

Posted in Figli della roccia on giugno 30, 2008 by coubert

Eoriun aprì la porta, entrando con passo deciso all’interno  della stanza.
Mokran lo seguì dopo un attimo di lieve esitazione.

Appena entrato nella grande sala, il nano dovette socchiudere gli occhi, abbagliato dalla luminosità della stanza. Quando riuascì a riaprirli il suo sguardo corse istintivamente al soffitto, che scoprì essere una cupola di cristalli trasparenti e smeraldi. La luce del sole, passando attraverso quella barriera trasparente, giungeva nella sala potenziata, e creava sul pavimento di legno e sulle pareti incredibili giochi di luce, con macchie di colore verde, rosa e giallo che si inseguivano in vorticanti girandole a seconda di come l vento muoveva le chiome degli alberi intorno alla cupola.

Abbassando lo sguardo dal soffitto, Mokran guardò per la prima volta la sala nella quale era entrato.
Era molto grande, e quasi perfettamente circolare. Ovviamente era molto più grande dell’albero, ma ormai quasi non ci faceva più caso a questa cosa.
Su tre quarti della circonferenza della sala spuntava dal pavimento una specie di gradinata di legno, come una continuazione naturale del pavimento all’interno di quel maestoso albero.
La gradinata presentava quattro ordini di file, ognuna rialzata di un metro rispetto alla fila antecedente.
In ogni fila erano disposti dei seggi, sempre di legno, e su ogni seggio sedeva un elfo.

Gli elfi del Consiglio parevano diversi da Eoriun.
Presentavano gli stessi tratti dell’elfo che lo aveva condotto fino a lì, certo, ma la loro pelle era più scura, e sembrava più rigida, quasi nodosa.
I loro capelli erano molto lunghi, e venivano portati raccolti in trecce tenute dietro la schiena, mostrando così le orecchie appuntite tipiche della loro razza.

Indossavano vesti lunghe, che ad un primo sguardo a Mokran parvero verdi scuro. Avanzando lentamente verso il centro della sala, dove lo attendeva Eoriun, il nano notò però che a seconda di come la luce colpiva lo strano tessuto che le componeva, esse parevano mutare il proprio colore, andando a comprendere ogni singola sfumatura concepibile del colore verde.

Intento ad osservare la sala e gli elfi mentre avanzava, Mokran quasi si scontrò con Eoriun, immobile davanti agli sguardi dei membri del consiglio. Si fermò appena in tempo, portando lo sguardo al volto della sua guida. Questi, con un secco cenno del capo, gli indicò un punto davanti a sè.
Mokran guardò nella direzione indicatagli, e notò che al centro della quarta fila vi era un elfo seduto su uno scranno più alto degli altri.

Pareva anche più anziano degli altri elfi seduti intorno a lui, e sulle spalle portava un mantello del colore della notte. A Mokran parve che vi fossero ricamate anche le stelle, con fili resi in qualche modo brillanti. Ma per averne la certezza avrebbe dovuto osservare da vicino quel tessuto, e al momento la cosa non pareva possibile. Oltre al fatto che non era assolutamente interessato a soddisfare una curiosità così inutile per gli scopi del viaggio.
La fronte dell’elfo era cinta da un sottile cerchietto dorato e teneva in grembo, posato di traverso sulle gambe, uno scettro di legno incastonato di gemme preziose. Rubini, si disse mentalmente il nano.

Comprese subito, ovviamente, di trovarsi di fronte al re degli elfi. E si accorse di non sapere come rivolgersi a quella carica, o con che titolo. Nè sapeva se doveva rivolgersi in qualche modo particolare a quel Consiglio, che evidentemente rivestiva una certa importanza nella società elfica.
Magari potevano essere rassimilabili ai capiclan della sua gente… in quel caso avrebbe dovuto comportarsi in maniera rispettosa e deferente, ma senza esagerare.

Andando per esclusione, decise che con il re sarebbe dovuto apparire molto rispettoso e molto deferente. Sperando di aver indovinato, fece un leggero inchino prima di parlare.

“Rispettabili anziani…”

fece vagare lo sguardo sulla platea nel pronunciare queste parole

“…maestà…”

guardò per un istante in volto il re, prima di ripetere l’inchino. Più profondo, questa volta.
Sentì qualche accenno di risata, soffocato sul nascere, e sentì che le guancie gli si stavano imporporando leggermente. Aveva detto qualcosa di sbagliato, evidentemente… ma ormai doveva andare avanti.

“Sono venuto fino a qui per”
“Sappiamo cosa sei venuto a fare.”

Il re aveva parlato, interrompendo la sua imbarazzata e stentata presentazione. La sua voce era potente, benchè acuta, e dava l’idea di qualcuno molto antico e saggio.

“Eoriun ci ha già spiegato ciò che ha capito dei tuoi racconti, e abbiamo deciso di darti la possibilità di spiegarti meglio. Sappi che in questa stanza vi sono all’opera incantesimi potentissimi, che neanche la tua natura di nano riusucirà a sconfiggere. Questi incantesimi smascherano all’istante le menzogne, leggendo nel cuore stesso di chi parla.”

Mokran accolse in silenzio tale affermazione. Non gli interessava, tanto non aveva niente da nascondere.

“Allora, Mokran. Ci è stato detto che sei venuto a chiedere il nostro aiuto in nome dei nani, per sconfiggere dei demoni che vi assediano. E che il nostro aiuto sarebbe il ricordarvi le parole magiche per far funzionare delle ascie create per voi dai nostri antenati, millenni addietro, apposta per sconfiggere quei demoni. Giusto?”
“Si, e…”
“Inoltre.”

Il re continuò imperterrito, noncurante del tentativo del nano di parlare.

“Inoltre, pare che tu affermi di non sapere usare la magia, e che nessun nano la sa usare. Anche se ammetti di esseri scontrato, nel venire qua, con un nano che pareva utilizzare proprio la magia. Dico bene?”

Mokran si limitò ad annuire, questa volta.

“Bene, allora cominciamo a chiarire alcune cose. Partendo dal punto fondamentale.”

L’elfo fece una lunga pausa, prima di parlare di nuovo.

“Sei un nano grigio?”

La domanda lasciò a bocca aperta Mokran.

“No! Non sapevo neanche esistessero, prima di partire per venire da voi!”

Si chiese, distrattamente, come facesse il re degli elfi a conoscere l’esistenza dei nani grigi. Ma non ebbe modo di pensarci, incalzato dalle domande del re.

“I nani sono a conoscienza della loro esistenza?”
“No… almeno, io non ne ho mai sentito parlare. Non so chi siano, l’ho già detto!”
“E i nani non praticano magia.”
“No!”

Quell’interrogatorio, inutile e su cose che aveva già detto e ripetuto più volte, cominciava a spazientire il nano.

“Sembra proprio tu sia sincero.”

Alle parole del re, un mormorio percorse le file di Consiglieri, mentre molte faccie annuivano pensierose.

“Il che ci porterà a dover rivedere del tutto la nostra strategia difensiva nei confronti dei nani grigi. Fino ad ora li ritenevamo truppe d’assalto o esploratori, ma a quanto dii dovrebbero essere una fazione indipendente e segreta.”

Anche il re pareva pensieroso ora. Sarebbe stato il momento di tirare fuori l’ascia, ma ormai Mokran si era incuriosito, e poi voleva capire cosa fosse successo nel tunnel.

“Scusate, ma chi sono questi nani grigi?”

Diversi volti si fissarono su Mokran, che invece rimase immobile con gli occhi puntati sul re.

“Giusto, in fondo se ti mettiamo al corrente ciò tornerà anche a nostro vantaggio, poichè lo riferirai alla tua gente. Allora ascolta. Questa storia risale a millenni addietro, quando i nostri popoli erano alleati. Al periodo in cui vennero incantate le ascie di cui chiedi notizie.”

Mokran si accigliò, mentre cercava di ricordare se nella storia letta in biblioteca riguardo a quell’episodio ci fosse alcun riferimento a nani grigi, ma non ricordò niente.

“Non so quanto riportino le vostre cronache al riguardo, ma noi abbiamo trascritto dettagliatamente quanto successo. Il re di allora, assieme a gran parte del consiglio, seguì i tuoi antenati fino alla vostra capitale, e lì cominciarono a preparare gli incantesimi necessari per incantare le ascie. Diversi nani si offrirono volontari per aiutarli, incuranti del fatto che così facendo venivano malvisti dal resto della società. Da voi i sacerdoti hanno avuto sempre troppo potere, a mio avviso, e hanno sempre osteggiato la magia. Anche se ammetto che non agivano certo a torto…

Comunque, il re e i consiglieri accettarono di buon grado il loro aiuto. E quei nani, alla fine, si rivelarono portati per la magia, in qualche modo. E molto affascinati dal potere che i nostri maghi dimostravano di possedere. Così, quando tornarono in superficie, quei nani decisero di seguirli.
Ciò portò a qualche screzio tra nani ed elfi, con i clan che protestavano per la nostra ingerenza nelle loro tradizioni, e dicevano che avevamo traviato i loro giovani per portarli via… che assurdità!

Alla fine i rapporti tra le due razze ne uscirono abbastanza provati, ma gli elfi portarono gli apprendisti nani qua, desiderosi di scoprire se potevano diventare maghi, a dispetto di quanto era sempre stato fin dall’alba dei tempi.”

Qui fece una pausa, sospirando prima di continuare nel suo racconto. Mokran lo ascoltava rapito.

“I nostri antenati non si erano sbagliati, quei nani riuscivano davvero a controllare la magia, anche se la cosa era resa difficoltosa dalla naturale resistenza alla magia di voi nani.
Per riuscire a superare questo ostacolo creato dalla loro stessa natura, quei nani cercarono di abbattere quel loro tratto caratteristico, violentando la loro essenza. In una certa misura ci riuscirono, ma cambiarono se stessi a un tal punto che cominciarono a pervertire la magia, quando la evocavano.

Vedi, la magia è una cosa complicata… riguarda il cuore di una creatura, il suo spirito, la sua essenza più vera. Quei nani avevano modificato se stessi artificialmente, non erano più in sintonia con la natura, con la terra. E questa sintonia distrutta si rispecchiò nelle loro magie, che usciavano fuori diverse da come sarebbero dovute essere.
Laddove le nostre magie erano naturali, armoniose… le loro erano corrotte, oscure. Poco a poco cominciarono a farsi sempre più violenti, ad agire sempre più frequentemente sulla loro essenza per ricrearsi a loro piacimento.

Cercammo di curarli, ma si rivoltarono contro di noi, attaccandoci con violenza prima di fuggire.
Pensammo fossero tornati nelle loro città, e scendemmo nuovamente nel sottosuolo. Volevamo farli tornare come erano.
Invece fummo attaccati diverse volte, nel nostro cammino, da nani. Sia con la magia che con attacchi fisici.
Arrivammo alle vostre città feriti e stremati, e quando dalle mura ci attaccarono, entrammo in guerra contro tutti i nani. Una guerra rapida… qualche scontro cruento, poi tornammo qua e da allora furono interrotte del tutto le relazioni.

Adesso comprendo che i nani grigi -si erano autoproclamati così- devono aver raccontato chissà cosa agli altri nani, spronandoli ad attaccarci. Ma allora la rabbia prevalse sul buon senso, da entrambe le parti. E i rapporti che già erano tesi, si dissolsero irrimediabilmente.”

Mokran era senza parole.
Bene o male, i fatti parevano combaciare con ciò che aveva letto. Allora era stato tutto un gigantesco equivoco? Le due razze si erano odiate per millenni, a causa di un malinteso?
E per tutto questo tempo, i nani grigi avevano continuato a esistere, come società segreta all’interno delle città naniche..

Di colpo ebbe paura.

A chi avrebbe potuto rivelare queste notizie? Chiunque sarebbe potuto essere un nano grigio!
Per assurdo, lui sarebbe anche potuto essere l’unico nano non a conosenza dei nani grigi.
Se non si poteva fidare della sua stessa gente, che altro poteva fare?

“Vedo che ti ho sconvolto, perdonami.”

Il re lo scrutava attentamente, mentre parlava.

“Capisco non sia facile per te accettare una tale notizia… ma è la verità, almeno per come ci è stata tramandata. Quindi ritengo sia piuttosto accurata, visto che i nostri libri tendono ad essere precisi fino al dettaglio.
Ma rilassati, avrai modo di pensare con calma a cosa fare e cosa dire, una volta tornato a casa. Ti aiuteremo.
Ci vorrà del tempo per ritrovare le cronache di quei tempi, dove potrebbero essere annotate le parole magiche necessarie. Nel frattempo ti assegneremo una stanza per farti riposare. Sarai nostro gradito ospite.”

Il palazzo

Posted in Figli della roccia on giugno 29, 2008 by coubert

I due percorsero diverse passerelle, salendo di quota quando a volte si trovavano davanti a una scala di corde o ad un ponte inclinato tra due alberi particolarmente vicini.
All’apice della loro ascesa, arrivarono di fronte a un albero enorme, maestoso.
Il suo tronco era di un legno scuro e spesso, di un colore marrone lucido. I suoi rami erano grandissimi, e pareva quasi emanare saggezza, per quanto Mokran sapesse bene che era una cosa impossibile.

La parte dell’albero al loro livello era stata modellata, probabilmente degli elfi, fino ad assumere una forma contorta e slanciata. Una sorta di palazzo, comprese con un’illuminazione Mokran.
Una porta si apriva nel legno vivo, alcuni nodi erano stati allargati per renderli finestre.

“Aspettami qui.”

Con queste poche e secche parole, Eoriun abbandonò il nano davanti al palazzo arboreo per entrarvi dentro, chiudendosi alle spalle la porta. Mokran rimase fermo ad attendere il ritorno della sua guida, ben consapevole dei protocolli da rispettare in casi come quelli. Lui stesso, a parti invertite, avrebbe dovuto conferire con i capiclan e i generali, prima di condurre l’elfo a parlare con loro.

Approfittò di questo tempo concessogli per ammirare il paesaggio.

Da quell’altezza, vedeva intorno a sè molti palazzi efici, e molti di più a quote minori. Ancora più in basso c’era la foresta normale, formata solo da alberi e fogliame.
La terra, alle basi degli alberi, glierano praticamente celata dal labirinto di rami e foglie che bloccavano il vagare del suo sguardo.
Probabilmente da terra sarebbe stato impossibile acorgersi di ciò che stava sospeso a diversi metri d’altezza, oltre che per gli incantesimi che evidentemente proteggevano la segretezza di quel luogo, pure dalla conformazione stessa di quelle piantet.

Si riscosse quando Eoriun uscì dal palazzo, diretto verso di lui.

“Vieni, il consiglio accetta di sentirti.”
“Bene, allora andiamo.”

Fece per avviarsi nel palazzo, ma Eoriun rimase immobile.

“Beh? Non dobbiamo andare dentro?”
“Si, ma non puoi entrare armato.”
“Cosa?”
“Non puoi entrare armato. Sarebbe troppo pericoloso, inaccettabile. Consegnami le tue armi, ti garantisco che appena torneremo fuori dal palazzo te le restituirò.”

Mokran fissò l’elfo, incerto sul da farsi.

Poteva essere una trappola, certo, e in quel caso si sarebbe presentato ai suoi nemici disarmato, alla loro mercè.
Ma poteva essere anche la semplice reazione all’arrivo di un possibile nemico. Chi mai sarebbe stato tanto folle da consentire a un nemico di parlare davanti ai capi di un popolo, lasciandolo impunemente armato?

Dopo un lungo silenzio, staccò dalla cintura l’ascia, la rimirò e con riluttanza la depose nelle mani protese dell’elfo.

“Se le accade qualcosa, sei morto.”
“Non succederà niente, te lo assicuro.”

Non molto soddisfatto da quella risposta, Mokran si tolse comunque anche il pugnale, mettendolo sopra l’ascia.

“Non ho altro. Possiamo andare, ora, o mi devo pure denudare?”
“Andiamo, andiamo…”

Sbuffando per il peso delle armi del guerriero nano, Eoriun entrò nel palazzo.
Mokran lo seguiva sbuffando anch egli, ma per il senso d’impotenza che lo aveva colto alla separazione dalle sue armi. Se ci fossero stati dei pericoli, se la sarebbe dovuta cavare a mani nude, in qualche modo. E sperare di sopravvivere.

L’elfo, silenzioso come sempre, lo condusse per corridoi e scalinate. Mokran si sentiva completamente sperso. Va bene, l’albero era enorme… ma quelle stanze e quei corridoi erano troppo grandi per poter stare dentro l’albero.
Eoriun parve cogliere lo smarrimento del nano.

“Usiamo la nostra magia per aumentare a dismisura lo spazio negli alberi, così riusciamo a mettere in ogni abitazione tutto ciò che serve.”

Mokran si limitò ad annuire, frastornato da quella rivelazione. Ingrandire la casa con la magia, lasciandola delle stesse dimensioni all’esterno… pura pazzia!
Intanto però seguiva l’elfo, che infine si bloccò davanti ad un’altra porta.

“Qua dietro c’è il consiglio.”

Faeriun

Posted in Figli della roccia on giugno 28, 2008 by coubert

Il resto del viaggio procedette in un silenzio nervoso.

Mokran aveva evitato di rivolgere alcun commento all’unico elfo a lui visibile, per evitare di doversi scontrare con gli esploratori che correvano intorno a loro, invisibili nella boscaglia.
Eoriun, dal canto suo, si chiedeva cosa ne avrebbe pensato di tutta questa storia il Consiglio. Certo, gli conduceva quel nano che pareva sincero nel professare l’innocenza della sua razza, ma continuava a temere che potesse essere una trappola, un tentativo di scoprire l’ubicazione della sua città. Inoltre, era stato atterrato facilmente da lui, e questo sarebbe certo stato motivo di derisione tra gli altri elfi.
Gli esploratori invece non si fecero più vedere, se non per comparire sporadicamente davanti a Eoriun, che pareva sempre consapevole della loro presenza e posizione, per sussurrargli qualcosa nella loro lingua e scomparire nuovamente, rapidi com’erano apparsi.

Avevano tentato, inizialmente, di arrivare a Faeriun con la magia, per evitare che il nano scoprisse come arrivare nel loro regno. Malgrado i loro sforzi però il nano si era mostrato troppo resistente alla magia, come del resto lo erano tutti i nani, ed alla fine avevano dovuto gettare la spugna ed accontentarsi di arrivare dai loro simili con mezzi più convenzionali. A piedi.

Le menti degli elfi pensavano al rischio che correvano mostrando la via per Faeriun al nano, e che lo avrebbero dovuto uccidere se non avesse convinto appieno il Consiglio, o avesse tentato di tornare indietro. Ormai era arrivato troppo vicino, non aveva altra scelta se non andare fino in fondo.

Mokran non sapeva niente di questi pensieri, di questo bisogno di segretezza che la città elfica nutriva.
Le cittadelle naniche erano sempre state ben visibili, bastioni di roccia modellata dai maestri nani, che si ergevano a baluardi inattaccabili contro le forze oscure che si agitavano nelle profondità più oscure del sottosuolo. Tutti sapevano dove si trovavano, e le utilizzavano come punto di riferimento nei viaggi.

Punti di riferimento che gli sarebbero tornati utili, in quella situazione.
Aveva cercato di memorizzare il percorso, ma il paesaggio gli pareva sempre uguale, senza distinzioni. Non era certo in grado di distinguere i diversi tipi di alberi oltrepassati, nè conosceva le varietà di animali che fuggivano al loro avvicinarsi.
Per lui erano semplicemente in viaggio da giorni in mezzo ad alberi talmente alti e fitti da nascondere il cielo sopra le loro teste, punto. Ormai aveva rinunciato a pensare a dove si trovasse in relazione al tunnel che lo avrebbe ricondotto a casa.

Al fianco gli pendeva ancora l’ascia.
Avevano provato a togliergliela, all’inizio del viaggio, ma la sua minaccia di tagliargli le mani se avessero osato tentare di sottrargliela doveva averli convinti della serietà delle sue intenzioni, visto che avevano scrollato le spalle senza più pensare all’arma. Del resto erano in superiorità numerica, nel loro territorio. Non avevano molto da temere, o almeno così pensavano, sicuri della loro forza.

Finalmente Eoriun aprì la bocca per parlare al nano.

“Eccoci, siamo arrivati.”

Mokran si guardò intorno perplesso. Alberi, sempre alberi, solo alberi.

“Mi stai prendendo in giro, elfo?”

In risposta, Eoriun si limitò a sollevare il volto verso le chiome degli alberi un paio di volte, come a spronare il nano a guardare verso l’alto. Mokran lo fece, e rimase ancora più perplesso.

“Se è uno scherzo, non lo trovo divertente.”
“Ah, già, le magie di protezione. Non puoi vedervi attraverso, non sei un elfo…”

Portò le dita alla bocca ed emise un lungo ed acuto fischio. Una scala di corda venne calata dalla chioma di un grandissimo albero. L’elfo cominciò agilmente a salirla, facendo cenno al nano di seguiirlo.

“Rimanimi vicino, o rischierai di trovarti trafitto da qualche dozzina di freccie. I nani non sono benvoluti qui, e se ti vedessero da solo potrebbero pensare che tu sia un nemico.”

Senza commentare quelle parole, Mokran prese a salire al seguito di Eoriun, malgrado i suoi dubbi persistessero. Non aveva visto chi aveva lanciato la scala di corda, ma adesso cominciava a temere che gli elfi vivessero negli alberi o sui rami… del resto sarebbe stato possibile, visto quanto erano strani.

Dopo aver salito una decina di metri, tuttavia, il paesaggio intorno a lui mutò radicalmente. Dove fino a pochi istanti prima aveva visto intorno a sè e sopra di sè rami, foglie, chiome e fusti, ora vedeva passerelle di legno, scale di corda, tronchi di alberi modellati in maniera armoniosa ed artistica a formare disegni intricati ed abitazioni.
Rimase senza parole, paragonando quei lavori alle opere di pietra dei loro maestri.
Cominciò finalmente a comprendere che per gli elfi gli alberi dovevano essere qualcosa di simile a ciò che per i nani era la pietra.

“Avanti, non ti fermare.”

Eoriun lo incalzò, imboccando una passerella di legno che conduceva ad altri alberi. Mokran lanciò un’occhiata distratta agli elfi che camminavano su passerelle sopra o sotto di lui, quindi si riscosse e riprese a seguire la sua guida.

Elfi

Posted in Figli della roccia on giugno 27, 2008 by coubert

Il viaggio fu strano, molto strano.

Eoriun -questo era il nome dell’elfo- e Mokran camminarono senza praticamente mai fermarsi per tre giorni. Tre giorni nei quali nemmeno parlarono più di tanto, ognuno perso nei propri pensieri.

Eoriun pensava a controllare di non essere seguito, e a tenere d’occhio il compagno di viaggio mentre lo conduceva dagli esploratori elfi.
Mokran, d’altro canto, era abituato a lunghi viaggi da solo nel sottosuolo, quindi il silenzio non gli arrecava fastidio. Anzi, in questo modo poteva riflettere su ciò che avrebbe dovuto dire agli elfi per perorare la propria causa, ed aveva anche più tempo per ammirare il paesaggio.

Attraversarono infatti diversi boschi rigogliosi, vedendo i quali il nano non potè evitare di fare un impietoso paragone mentale con la schiera di tronchi morti che lo aveva accolto appena uscito dalla montagna.

I due procedevano a piedi, con grande sollievo del nano. Quando la gente del villaggio aveva portato loro due cavalli, aveva osservato incredulo le due bestie. Non aveva idea che nel mondo di superficie le persone si spostassero in groppa ad altre creature, e ovviamente non aveva la minima idea di come fare a salirci e a guidarle, quelle enormi bestie.
Fortunatamente, anche l’elfo non pareva entusiasta alla prospettiva di una cavalcata. Borbottò qualcosa sul fatto che gli pareva una costrizione inutile obbligare quegli animali a trasportarli, una schivizzazione.

Mokran non ci aveva capito molto, ma l’effetto finale fu che partirono a piedi.
Senza bisogno di consultarsi, abolirono le soste per mangiare e dormire, avrebbero avuto tempo a sufficienza per fare queste cose una volta arrivati dagli elfi. Il nano anzi si stupì della resistenza dell’elfo, che aveva inizialmente giudicato gracile e debole. Invece la lunga marcia lo stava portando a ricredersi sul suo conto.

Durante il tragitto attraverso boschi e colline, il nano ebbe modo di ammirare gli uccelli che svolazzavano sopra le loro teste e la miriade di animali che li osservavano dai rami degli alberi o da lontano, nascosti tra gli alberi.
A volte aveva la tentazione di chiedere all’elfo cosa fossero quegli animali, ma l’aria ostinata e scontrosa di quello gli fece ogni volta morire in gola le parole.

Era sicuro ce l’avesse con lui. Magari perchè era stato messo a terra facilmente, al villaggio…

“Ecco gli esploratori.”

Nel sentire la voce dell’elfo, Mokran sussultò e cominciò a guardarsi intorno, incuriosito.

“Io non li vedo.”

Il paesaaggio intorno a loro era identico a come era stato nelle ultime ore, e in lontananza il nano non scorgeva nessun segno della presenza degli esploratori che l’elfo aspettava da tempo.

“Sarebbe davvero triste se i nostri esploratori si facessero scorgere da un nano…”

Eoriun non celò una punta di disprezzo nel tono di voce utilizzato, nonostante la sua buona volontà nel cercare di non vedere Mokran come un nemico, i nani erano da sempre stati visti come nemici, e le loro scorrerie erano fin troppo reali per lui.
Non per la prima volta dall’inizio di quel viaggio, Mokran dovette lottare con l’istinto di voltare le spalle all’elfo e andarsene per conto suo.
Ma se l’avesse fatto, probabilmente non avrebbe mai trovato la città degli elfi, e la sua missione sarebbe fallita.

“Già, anche perchè se non colpissero alle spalle non catturerebbero i loro prigionieri…”

Il riferimento al modo in cui l’elfo aveva catturato Mokran nel villaggio fece incupire Eoriun, ma evidentemente diede fastidio anche agli esploratori elfi.
Una freccia infatti si infisse nel suolo a pochi centrimetri dal nano, mentre tre figure, rapidissime, si materializzarono intorno al nano, con le spade sguainate.

“Non tentare la sorte, nano…”
“Fermi, va portato al Consiglio! Non dovrebbe essere un nemico.”

Fissandolo con odio e sospetto, i tre sfrecciarono nuovamente ai lati della strada, scomparendo tra la vegetazione senza produrre il minimo rumore.
Mokran deglutì, ancora sbalordito per la loro rapidità e silenziosità, ma si riprese subito.

“Beh, che aspetti? Andiamo, che ho fretta di tornare a combattere!”

Si rimise in marcia, rimanendo però bene attento a ciò che accadeva nel sottobosco, cercando invano di cogliere qualche movimento che tradisse la presenza degli elfi.
Si ripromise di non offendere più in alcun modo gli elfi, almeno finchè si trovava circondato da loro.

Decisione

Posted in Figli della roccia on giugno 26, 2008 by coubert

Mokran guardò attentamente l’elfo.
Non gli pareva dissimile dagli altri uomini che aveva visto fino ad ora. Certo, portava i capelli più lunghi, e sembrava più aggraziato nei movimenti, ma a parte quello sembrava proprio un uomo.

“Quindi saresti un elfo? Immagino dovrò crederti, non avendone mai visto uno…”

Con la mano sfiorò l’ascia appesa alla cintura.

“Allora dimmi le parole magiche per attivare i poteri dell’ascia, così me ne tornerò sottoterra a combattere. E ti assicuro che parlerò ai clan dei nani che vi danno fastidio, metteremo delle guardie a protezione della strada per la superficie.”

L’elfo rise. Una risata cristallina, musicale, carica però di derisione.

“Pensi che io conosca le parole d’attivazione di armi magiche create millenni addietro? Armi di cui non si è mai parlato molto, visto che non ci hanno mai riguardato da vicino?”

Scosse la testa, ancora ridendo, e Mokran quasi arrossì, conscio dell’assurdità di quella sua richiesta.

“Senza contare che, anche se sono propenso a crederti, non posso fidarmi ancora di te. Ti porterò dagli altri elfi, ci penseranno loro a stabilire se dici il vero o no.”

Socchiuse gli occhi, bisbigliando qualcosa di inudibile alle orecchie del nano. Che, preoccupato di venir colpito da una qualche magia, impugnò l’ascia cominciando a urlare.

“Ehi, fermati! Niente magie strane! Nemmeno io mi fido molto di te, se è per questo!”

L’elfo sollevò una papebra, fissando incuriosito il nano, dal volto arrossato dalla rabbia e dalla preoccupazione.

“Se provi a giocarmi un brutto tiro…”

agitò in aria minacciosamente l’ascia, a completare quella frase.

“Tranquillo, non avevo intenzione di farti nulla. E comunque dubito sarebbe servito a qualcosa, lanciarti contro un incantesimo… voi nani avete la pelle dura, per queste cose.”
“Ah si?”

Un vago sorriso di soddisfazione si disegnò sul volto del nano, senza quasi che lui se ne rendesse conto.

“Già. Stavo solo avvisando gli esploratori che arriverò con un nano. Da portare al Consiglio. Ci verranno incontro, così.”

Mokran lo guardò incredulo.

“Io sono qui vicino e non ti sentivo… dovetee avere un udito eccellente, voi elfi! E dove sono gli esploratori, qua fuori? Ma non avevi detto di essere l’unico elfo qui?”

L’elfo si portò le mani alla fronte, mugolando qualcosa.

“Non stavo parlando con loro con la voce. Era un incantesimo. Loro sono molto lontani, in questo modo possiamo parlare lo stesso.”
“Ah.”

La comprensione illuminò il volto del nano.

“Non sapevo la magia potesse fare anche cose così.”
“Perchè, cosa pensavi facesse?”
“Beh, illusioni, veleno, esplosioni… e la luce delle asce, o i loro poteri.”

L’elfo scosse per l’ennesima volta la testa.

“Se fingi, sei un attore provetto… vieni, andiamo ad annunciare la nostra partenza.”
“Ci vorrà molto per arrivare a questo Consiglio?”
“Qualche giorno. Meglio partire subito.”
“Già… prima torno a casa, meglio sarà per le sorti della guerra.”

Il pensiero di Mokran corse ai guerrieri impegnati a combattere contro i demoni che non potevano assolutamente sconfiggere, senza le informazioni che era venuto a cercare.

“Posso farti una domanda, nano?”
“Cosa?”
“Perchè sei venuto da solo?”

Un sorriso triste comparve sul suo volto.

“In pochi sanno che sono qui. E di quei pochi, ancora meno approvano. Da millenni abbiamo escluso dalle nostre vite tutto quello che riguarda il vostro mondo, e non vedono di buon occhio ciò che potrebbe seguire a questa missione. Sopratutto, temono un ritorno alla guerra anche con invasori di superficie.”
“Ma chi li vuole i vostri cunicoli!!”

Mokran si scurì in volto, a quelle parole.

“E chi vuole i vostri campi? Ma voi pensate ugualmente che noi vi si attaccherebbe… non è la stessa cosa?”

L’elfo accolse quelle parole in silenzio.

“Già, suppongo di si…”

Senza aggiungere altro, senza ricordargli che dei nani attualmente stavano realmente attaccando quei campi, uscì dall’abitazione seguito dal nano.

Rivelazioni

Posted in Figli della roccia on giugno 25, 2008 by coubert

“Tentacoli da sottoterra? Finte frane? Ma allora non sei un mago?”

Mokran quasi si mise a piangere a quella domanda.

“No, no, no! Quante volte lo dovrò ripetere? Comincio a capire perchè da millenni non abbiamo più voluto alcun contatto con voi di superficie… è impossibile farsi capire, anche quando si trova qualcuno in grado di capire la nostra lingua!”
“Nessun contatto da millenni? E le scorrerie che avete continuato a compiere ininterrottamente in questa zona, come le chiami?”
“Scorrerie? Ma se la strada che ho utilizzato era dimenticata praticamente da tutti, e inutilizzata da… da così tanto tempo che nessun nano ricorda contatti con voi!”

Il suo interlocutore si passò una mano tra i lunghi capelli biondi, pensieroso.

“Il problema è che mi sembri sincero.”
“Problema? E ora dire il vero è un problema! Per il fabbro e la forgia!”
“Vedi, il fatto è che tet potrai essere sincero quando dici che da millenni non avete contatti con noi, ma io lo sono altrettanto quando ti dico che le scorrerie dei nani qui non sono mai cessate. Perchè credi che vedendoti la gente fuggisse? Perchè pensi mi trovassi da queste parti?”

Mokran rimase a bocca aperta.
Certo, ora si spiegavano le stranezze viste nel comportamento della gente al suo avvicinarsi. L’uomo che aveva tentato di attaccarlo, per quanto terrorizzato.

“Non può essere…”
“E invece è vero. Cerchiamo di passare da queste parti più spesso che possiamo, per dare una mano a questi uomini in caso di attacco dei nani. Avremmo anche stabilito una postazione da queste parti, ma i nani che fanno le scorrerie hanno fatto qualche magia che ci toglie i poteri in un’area morta, probabilmente quella dalla quale provengono.”
“Un’area morta… un posto grigio e tetro, con alberi secchi e senza animali?”
“Esattamente.”

Mokran ripose l’ascia al suo fianco, lentamente.

“Non voglio scontri, seriamente. E quello che mi dici… non so cosa stia accadendo, ma noi nani negli ultimi millenni abbiamo lottato solo con le creature delle profondità. E ora con i demoni.”
“E non usate nemmeno la magia, giusuto?”
“Certo che non la usiamo!”
“E allora che mi dici dei tentacoli di cui avevi parlato prima? O dell’illusione nel tunnel?”
“Quelli… quelli…”

Si morse il labbro inferiore, incerto su cosa rivelare a quella persona.
Quindi decise di essere schietto, se doveva arrivare agli elfi doveva prima convincere quella gente delle sue buone intenzioni. E per farlo doveva fidarsi di loro.

“Erano magie fatte da un nano, il nano che voleva fermarmi. Prima di morire ha detto di essere un nano grigio, anche se non so cosa significhi.”
“Nano grigio… forse il re ne saprà qualcosa. Ma potrebbe essere una trappola…”

Mokran si sedette a terra, la schiena contro il muro, sbuffando sonoramente.

“Di nuovo i tuoi sospetti? Cosa mi verrebbe dall’ingannarti, piuttosto che l’ucciderti? Sono sopravvissuto a un Gruebak, non avrò problemi a eliminare te e i tuoi soldati. Ma non mi interessa combattere, voglio solo arrivare agli elfi.”

L’ombra di un sorriso comparve sul volto del suo interlocutore.

“Vuoi così tanto parlare con gli elfi?”
“Si!”
“Ma sai come sono fatti?”
“So che sono alti. E usano la magia.”
“Quindi se anche tu vedessi un elfo, non lo sapresti riconoscere.”

Non era una domanda, quanto piuttosto un’asserzione.

“Già… non ci avevo pensato.”
“Questo potrebbe essere un villaggio di elfi.”

La possibilità lasciò per un istante Mokran a bocca aperta.

“No… gli elfi dei nostri racconti sono creature forti, rapide, aggraziate. Potenti. Questa gente è scappata appena mi ha visto, ne ho disarmato uno senza praticamente far nulla… se gli elfi sono questi, i nani sono condannati.”
“Tranquillo, questo è un villaggio umano. Tutti coloro che hai conosciuto finora sono umani.”

Mokran rilasciò il respiro che non si era resos conto di aver trattenuto.

“Tranne uno. Hai già incontrato un elfo, anche se per tua fortuna voleva interrogarti, non ucciderti.”
“Chi…”

Sapeva già la risposta, ma doveva sentirselo dire.

“Io.”

Dialogo

Posted in Figli della roccia on giugno 24, 2008 by coubert

“Gli uomini si avvicinarono con cautela al nano, che ora si trovava con le spalle al muro ed impugnava con entrambe le mani l’ascia, incapace di comprendere lo strano linguaggio di quelle persone.

“Se mi attaccano mi difenderò, ti avviso!”

Il suo interlocutore, che si stavano rialzando lentamente massaggiandosi la zona dolorante, gli rivolse un sorriso ironico.

“Sei solo contro noi cinque. Anche se sei bravo con quell’arma da rissa, non ne uscirai vivo.”
“Lo dici te…”

I primi, timidi colpi cominciarono a piovere in direzione di Mokran, a saggiare le sue difese. L’ascia, mossa dall’esperienza acquisita in anni di combattimenti nel sottosuolo, saettava a parare ogni affondo, ogni taglio.
Ma per quanto se la stesse cavando egregiamente, Mokran sapeva che in quelle condizioni sarebbe stata solo questione di tempo, prima che facesse un passo falso.
Per uscire da quella situazione avrebbe dovuto attaccare, anche se cercava di evitarlo. Dopotutto si trattava di un gigantesco errore, non era salito in superficie per uccidere quella gente.

Forse c’era un’altra soluzione, dopotutto…

“Kyrout!”

Chiuse gli occhi nel momento preciso in cui l’ascia lasciava partire la sua luce abbagliante.
Quando li riaprì, le guardie intorno a lui agitavano le spade a casaccio, accecate dal bagliore. Le disarmò con facilità irrisoria, quindi colpendole con il manico dell’ascia le mise tutte e quattro a terra.

“Rimani solo te, adesso…”

Incredibilmente, il suo carceriere era rimasto in piedi tranquillo, senza manifestare alcun effetto per quell’attacco luminoso.

“Interessante.. sai lanciare magie?”

Non pareva spaventato, era solo… interessato. Curioso.

“Magie? Non scherziamo!”

Mokran invece adesso assunse un’espressione offesa e indignata. Lui, praticare la magia!

“Nessun nano pratica la magia.”

Ma mentre lo diceva, gli tornava in mente il nano combattuto nel tunnel. Nano grigio, si era definito.
Lui era un nano in grado di fare magie, indubbiamente.

“Ah no? E questo cosa era, un caso? E tute le volte che venite a razziare questa zona, lanciando i vostri incantesimi di tenebra e fuoco? Un caso anche quello? Una fortunata coincidenza?”
“Non so di che razzie parli.. noi nani rimaniamo da millenni nel nostro Regno, a nessuno è consentito di arrivare fino a qui. Quanto alla luce, è il motivo per il quale cerco gli elfi.”
“Che motivo?”
“Gli elfi ci fecero queste magie sulle asce. Ma nel tempo abbiamo perso la conoscienza necessaria per attivarle, tranne questa che ti ho mostrata. E abbiamo bisogno dei loro poteri contro i demoni.”

L’altro corrugò la fronte, pensieroso.

“Ne ho sentito parlare di queste ascie…”

Ora fissava con manifesto stupore l’arma brandita dal nano.

“Si dice siano state incantate dagli elfi molto tempo fa, quando il re condusse diversi incantatori sottoterra per soccorrere i nani…”
“Lo so, l’ho già detto!!!”

Mokran si sorprese ad urlare, frustrato per tutta quella situazione.

“Siamo assediati dalle creature del sottosuolo, guidate dai demoni che un tempo furono respinti da queste ascie. Ma ormai sappiamo solo farle illuminare, stando ai resoconti dell’epoca ci dovrebbero essere almeno altre due magie. Robe per ferire i Gruebak. E sono stato mandato quassù per trovare gli elfi e chiedere come far funzionare queste armi. E invece prima sono stato attaccato da un nano e da strani tentacoli che spuntavano da sottoterra, che volevano impedirmi di attraversare un tunnel che sembrava franato ma non lo era… e ora vengo attaccato alle spalle, imprigionato… comincio ad averne abbastanza!”

L’altro assunse un’espressione perplessa, fissando incuriosito negli occhi il nano.

“Tentacoli da sottoterra? Finte frane? Ma allora non sei un mago?”