Un ospite inatteso

Trascorse una settimana, priva di incidenti e passata in assoluta tranquillità da Davon.
Lentamente si era ripreso, mostrando una straordinaria rapidità nella guarigione, tanto che dopo pochi giorni era già in piedi, malgrado non riuscisse a rimanervi a lungo.

Gli sforzi enormi sostenuti nello scontro con i maghi avevano debilitato enormemente il suo organismo, che nonostante la rapidissima ripresa necessitava ancora di un breve periodo di riposo.
Gyarix cercò di farsi raccontare gli avvenimenti di quella dura giornata, inveendo duramente contro il ladruncolo che aveva cercato di uccidere Davon, ma inevitabilmente i ricordi del ragazzo arrivavano solo fino a quando il primo attacco dei maghi lo aveva messo al tappeto.

Al di là di questo, non ricordava assolutamente niente. Era anzi rimasto sorpreso dal racconto sommario e incompleto riferitogli dal mercante. Avrebbe voluto parlare con Macchia, per farsi raccontare dettagliatamente quanto aveva visto della lotta, ma il ragazzo non si era più fatto vedere.

E probabilmente era stato un bene, visto che Gyarix rimuginava spesso sul suo ruolo nell’agguato, e non pareva propenso come Davon a ritenerlo estraneo ai fatti. Davon tentò pure di convincerlo spiegandogli lo scopo delle azioni di Macchia, ma invece di ottenere il risultato sperato riuscì solo a far adombrare ulteriormente l’amico.

Alla fine i due lasciarono la città, diretti ad est.
Partirono a piedi, come erano arrivati, poichè Gyarix aveva potuto trovare ben pochi soldi in città, e aveva preferito spenderli per abiti e cibo, piuttosto che per due cavalcature.

“Coma va il tuo braccio?”

Stavano camminando da diverse ore, in silenzio, ognuno immerso nei propri pensieri. A quelle parole Davon portò lo sguardo sul braccio coperto dalla manica della veste. Anche se era nascosto alla vista, lo poteva vedere con la mente.
Lo aveva fissato abbastanza a lungo da poterlo descrivere in ogni suo dettaglio, ormai.

La pelle era diventata dura come cuoio, di un nauseante colore rosso scuro. Almeno, le piaghe erano scomparse, e quello era già qualcosa. Magari un primo segnale di miglioramento.

“Non mi dà fastidio, se è questo che intendi. Ma è sempre rosso, e duro come cuoio.”

Gyarix annuì in silenzio, con un semplice movimento del capo. Ultimamente evitava di guardare a lungo Davon in volto, la vista del suo occhio giallo pareva metterlo profondamente a disagio.

“Gyarix…”
“Si? Dimmi.”
“Dove si trova l’eremita, di preciso?”
“Parecchio ad est. Prima del deserto c’è una catena di montagne altissime. Su una di queste montagne c’è una grotta segreta, al cui interno si trova l’eremita. Quando saremo vicini al confine chiederemo in giro, ma per ora è ancora molto presto.”
“Già, è piuttosto lontano ancora.”

Abbassò gli occhi sul terreno, calciando via distrattamente un sasso mentre camminava lungo la strada sterrata che stavano percorrendo.
Il confine col deserto si trovava a molti giorni di cavallo, andando a piedi ci sarebbe voluto tantissimo tempo. Sperava non fosse troppo, oltre che tanto… se la malattia che gli aveva colpito il braccio si fosse diffusa nel resto del corpo, che gli sarebbe successo? Sarebbe diventato tutto rosso e rigido, fino ad immobilizzarsi?

Cercò di non pensarci, mentre lottava per rimanere calmo. Gyarix notò il suo stato d’animo, e gli si avvicinò.

“Non temere, vedrai che andrà tutto bene.”
“Lo spero proprio…”
Il sole stava tramontando, quando i due si allontanarono dalla strada per passare la notte in una radura lì vicina. Davon si occupò di raccogliere legna per il fuoco, mentre Gyarix andava a riempire d’acqua le borraccie in un corso d’acqua non lontano.

Consumarono una cena leggera, rigorosamente in silenzio. Ormai era da parecchio tempo che quando stavano vicini, cadevano in un profondo ed imbarazzante silenzio. Davon aveva il sospetto che Gyarix avesse paura di lui, della sua malattia.
E come fargliene torto? Poteva benissimo essere una cosa contagiosa, e stargli vicino quindi poteva essere altamente rischioso.

Come sempre, si divisero i turni di guardia per la notte, non fidandosi a dormire tutti e due nello stesso tempo, con l’Ordine intento a cacciarli.
E durante il turno di Gyarix, mentre Davon dormiva, venne svegliato di soprassalto da un grido rabbioso. Balzò in piedi, guardandosi intorno allarmato.

Macchia, con la spada in mano ed il volto sfigurato dall’ira, si trovava davanti a Gyarix, il cui aspetto tranquillo risaltava per contrasto con quello dell’assalitore notturno. Tra le mani, il mercante teneva due lunghi coltelli, uno dei quali era macchiato di sangue.
Lo stesso sangue che colava dall’avambraccio sinistro del ladro.

“Ti ucciderò, cane… ti ucciderò!”

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2 Risposte to “Un ospite inatteso”

  1. Ommi! O.o
    Ed ora che diavolo accade???

    Ma soprattutto: Davon si sta trasformando in Hellboy???

  2. Non che io sappia, anche se sarebbe un interessante crossover 😆

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