Arriva Gyarix

“Davon!”

Gyarix si lanciò di corsa lungo la strada ancora deserta, estraendo un corto pugnale mentre si avvicinava al compagno di viaggio riverso a terra, e al ragazzo che gli stava appresso, inginocchiato al suo fianco.

“Che gli hai fatto?”

Il ragazzo, balzando improvvisamente in piedi, indietreggiò di qualche passo, tenendosi a distanza di sicurezza da quella lama.

“Niente! Sono stati i maghi…”

Nell’udire tali parole, il mercante si immobilizzò, guardandosi intorno con circospezione, pur non perdendo di vista nè il suo giovane protetto nè quel ragazzo sconosciuto.

“Maghi? Dove sono?”
“Non lo so… sono fuggito, e lui è rimasto a combattere.”

Indicò con un cenno del volto il ragazzo disteso a terra, privo di sensi.

“Volevo solo andarmene via, più lontano possibile. Ma poi ho sentito delle grida terribili, e poi più niente. Sono tornato a vedere cosa fosse successo, e…”
“E…? Avanti, parla!”

Il ragazzo si voltò, guardando il vicolo poco distante, nel quale maghi avevano combattuto.

“Lui era là, da solo. A terra, privo di sensi ma vivo. I due maghi invece erano scomparsi, ma tutto il vicolo è come bruciato…”

Gyarix si avvicinò ulteriormente a Davon, sporgendosi un poco per gettare un’occhiata nel vicolo. La sua espressione divenne di puro stupore mescolato a un po’ di timore.

“Dèi…”
“Già. Non sapevo che fare, così l’ho trascinato fuori da lì.”
“Hai fatto bene, hai fatto bene…”

Fissò il proprio sguardo su quello del ragazzo.

“Dì un po’, sei te quello che si era offerto di rintracciare chi aveva attaccato la sua stanza alla locanda?”
“Ehm… si.”
“Si potrebbe pensare che tu lo abbia condotto di proposito in una trappola, non credi?”

Il ragazzo lo scrutò con attenzione. Era sicuro di non averlo mai visto prima, ma quella voce gli suonava vagamente familiare, come se l’avesse già sentita prima d’allora. Si ripromise di pensarci più accuratamente in seguito, e si concentrò sulla propria difesa.

“Non avevo idea che ci fossero due maghi dell’Ordine!”
“Ah no? Strano, sai?”
“Cosa?”
“Conosco un poco dei metodi di quei maghi. E solitamente non usano il fuoco alchemico per uccidere qualcuno. Solitamente sono più esibizionisti, oppure più sottili. Il fuoco alchemico lo vedo più come un attacco rozzo, di qualcuno di qua magari.”

Il ragazzo cercò di rimanere impassibile, di fronte alla ferrea logica dell’uomo.

“Magari non sono stati i maghi ad attaccare la locanda. Può essere che fossero solo vestiti uguale, per caso.”
“Un caso proprio sfortunato, eh?”

I due rimasero in silenzio per diverso tempo.
Il ragazzo pensava che si, si era trattata proprio di sfortuna. Aveva parlato di due individui vestiti così prechè sapeva che in questa zona stavano due vecchi malati che avrebbero fatto da esche involontarie. Come avrebbe potuto pensare che altri maghi dell’Ordine fossero in città, vestiti così, con lo scopo di uccidere quel Davon?
Gyarix, dal canto tuo, si limitava a fissare il ragazzo con sguardo serio, e con l’espressione di chi sa cosa l’altro cerchi inutilmente di nascondere.

“D’accordo, volevo derubarlo. L’ho attirato in quel vicolo per rubargli i soldi, ma non potevo certo immaginare che ci fossero quei due maghi, vestiti proprio così!”
“Oh, un piccolo passo verso la verità… sarà tutta la verità, o mancherà ancora qualcosina?”
“Quei maghi volevano uccidere anche me, capito? Non lo avrebbero fatto se fossi stato loro complice! Chiedilo a lui, quando si sveglierà!”

A questa notizia, Gyarix inarcò un sopracciglio, sorpreso.

“Volevano ucciderti? E perchè mai?”

Il ragazzo dovette inventarsi una scusa rapidamente, non volendo rivelare a quell’uomo che in realtà aveva cercato pure lui di uccidere Davon.

“Hanno detto che gli ero d’intralcio. E che avendo provato a derubare un mago, dovevo pagarla.”

L’uomo parve riflettere su queste parole per qualche istante, prima di annuire lentamente.

“Si, in effetti è da loro.”
“Ora posso andarmene? Immagino che tanto ci penserà lei a Davon.”
“Certo, certo.”

Il ragazzo fece per allontanarsi, poi si voltò nuovamente.

“Come faccio ad essere sicuro che anche tui non sia un sicario mandato ad ucciderlo?”

A quelle parole, il mercante sorrise, facendo roteare il coltello tra le dita.

“Beh, se avessi voluto ucciderlo lo avrei già fatto, non trovi? E avrei ucciso anche te, che hai provato a derubarlo e che mi sei d’intralcio.”
“Giusto.”

Gyarix si chinò su Davon, issandoselo su di una spalla per portarlo prima possibile in camera, dove avrebbe potuto curarlo, ma avvertì ancora su di sè lo sguardo del ladruncolo.

“Se provi a derubarmi ti mozzo la mano.”
“Eh? No… è solo che… per caso sei già stato in città?”

Gyarix studiò attentamente il volto di quel ragazzo.

“Si, qualche volta. Sono un mercante.”
“Ah, allora sarà per quello che mi sembra di averti già visto da qualche parte.”
“Già.”

I due si incamminarono in direzioni opposte. Prima che la distanza divenisse troppa, Gyarix si fermò e si voltò in direzione del ragazzo.

“Come ti chiami, ragazzo?”
“Macchia.”

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