Nelle fogne

Usciti in strada, i due si incamminarono velocemente lungo le strade spazzate dalla pioggia, procedendo a capo chino.
Anymartis, dietro alla sua guida, mangiucchiava il pasto portatogli, incurante del fatto che la pioggia lo stesse poco a poco ammollando.
La guida, d’altro canto, pareva ben poco interessata al nutrimento del ragazzo, guardandosi di continuo intorno, cercando traccie di eventuali inseguitori.

“Per di qua.”

Sempre guardandosi intorno con circospezione, sollevò la grata di un tombino facendo cenno al giovane di calarvisi dentro. Senza accennare alcuna protesta, questi si mise in bocca il resto della pagnotta e balzò nelle fogne, chiudendo gli occhi quando arrivò a contatto con il liquame che galleggiava sul fondo.

“Fortuna la stagione delle pioggie non è ancora cominciata…”

Mentre lo imitava, lasciando ricadere dietro di sè la grata, l’uomo ridacchiò alle parole del ragazzo.

“Già. Di solito quando qualcuno scende qui sotto per la prima volta, storce il naso e cerca di non sporcarsi…”
“Sono stato molte altre volte nelle fogne, purtroppo. Molte… e non ne sono mai uscito pulito. Tanto vale non sforzarsi di non sporcarsi…”
“Ben detto. Andiamo ora, non perdiamo tempo.”

Per un poco procedettero quasi a tentoni, basandosi sulla pochissima luce proveniente dalle grate poste sul soffitto. Quando però le grate terminarono, l’uomo estrasse un acciarino e, creata una fiamma, accese una torcia depositata in una nicchia nel muro.

“Da qui in poi non c’è il rischio che dalla strada ci vedano.”

Il ragazzo accettò con un cenno del capo quella spiegazione, e riprese a seguire l’uomo guardandosi intorno attentamente, cercando di memorizzare la strada percorsa per essere in grado, in caso di necessità, di tornare all’esterno anche da solo.
All’uomo non sfuggì il fatto, e annuì silenziosamente.

“Saresti in grado di ripercorrere la strada appena percorsa, da solo e senza luce?”

Anymartis rimase sorpreso da quelle parole, ma non esitò a rispondere.

“Si, penso di si.”

Arrivati ad un bivio, l’uomo si fermò e finalmente si voltò verso il ragazzo.

“Parliamoci chiaramente. Chi sei in realtà?”
“E’ già la seconda volta che me lo chiedi. E non ti sei ancora presentato.”

L’espressione del ragazzo, che guardava dal basso verso l’alto l’uomo, era serissima, ed appariva quasi strana su quel volto da ragazzino.

“Certo, hai ragione. Io mi chiamo Tom.”
“Tom… a quanto pare sei un pezzo grosso dei cosidetti ribelli, giusto? E se non mi inganno, hai una discreta esperienza come soldato. Magari addirittura hai avuto un ruolo di comando, per quanto piccolo.”

Tom aggrottò le sopracciglia, ma non negò quanto detto da Anymartis.

“E te?”
“Te l’ho detto, sono Anymartis.”
“Quale persona sana di mente darebbe al proprio figlio il nome dell’Uccisore di Dèi?”

Un sorriso affiorò sul volto del ragazzo.

“Mia madre mica sapeva di questa storia, quando mi ha dato il nome…”
“Che idiozia! Tutti conoscono questa storia, in ogni parte del mondo!”

Scosse brevemente la testa, rifiutando l’idea che qualcuno potesse non essere a conoscenza della leggenda di Anymartis, il campione della razza umana, colui che uccise il Dio oscuro.

“Comunque sia, Anymartis… chi sei in realtà? Le cose che hai fatto non sono roba da ladruncolo qualunque.”

Il ragazzo non rispose, limitandosi a fissare l’uomo negli occhi. L’espressione era mortalmente seria, ed involontariamente Tom rabbrividì.

“Sono Anymartis, come ti ho detto. Non so dove siamo ora, sono finito qua per colpa di un vecchio eremita che mi ha aiutato ad affinare queste mie abilità e poi mi ha spedito quaggiù.”

Senza terminare di parlare, scattò in avanti, giungendo alle spalle di Tom prima che questi potesse reagire in alcun modo. Il pugnale, estratto nella corsa, gli sfiorò la schiena.

“Toccato. Se fossi stato tuo nemico, saresti morto già da tempo. In compenso posso essere tuo alleato, se saprai convincermi dell’inedeguatezza del vostro governante.”

Rinfoderata l’arma, il ragazzo indietreggiò di qualche passo, permettendo a Tom di voltarsi. Sul volto, l’uomo aveva un misto di rabbia e di stupore.

“Come ti ho detto, sono Anymartis. C’è molto da fare, ma il tempo scarseggia. Tra sette mesi devo essere da tutt’altra parte, quindi muoviamoci a fare quello che va fatto. Avanti, andiamo al tuo covo. Così mi potrai spiegare dove mi trovo, e la situazione di questo regno.”

Incapace di proferire parola per il repentino ribaltarsi delle gerarchie, l’uomo assentì e si incamminò meccanicamente lungo la strada di sinistra, seguito a pochi passi di distanza da Anymartis.

4 Risposte a “Nelle fogne”

  1. Fa il fighetto Any! :D

  2. Beh, il periodo con l’eremita è servito.

    Si, comparirà anche lui in futuro. Si, compariranno altri personaggi già noti.

    E si, l’eremità è in realtà è

  3. E’?!?!?!?!??!?!?!

  4. E’.

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