Incontro
Pioveva.
Il suono della pioggia battente sul terreno, le sporadiche folate di vento che ululavano al di sopra delle case, l’oscurità saltuariamente squarciata da un lampo lontano… tutte queste cose contribuivano a far sentire solo ed in qualche misura sperduto il ragazzo.
Aveva trovato un riparo di fortuna in una casa abbandanonata, dalla porta di legno ormai distrutta.
Adesso giaceva sdraiato in fondo alla stanza, più lontano possibile dalle finestre rotte attraverso le quale sovente entravano scrosci di vento misto a pioggia.
In un certo senso, quel temporale quasi improvviso era stato un colpo di fortuna, in quanto diverse guardie cittadine stavano battendo le strade alla sua ricerca, ed avevano interrotto tale loro compito solo in conseguenza del maltempo.
Non che quelle guardie gli potessero essere d’intralcio, non così poche… ma se poteva riposare un poco, la cosa gli era gradita oltre ogni misura.
Solo poche ore prima si trovava… beh, non sapeva dove fosse la collina del Saggio, rispetto a quella città. Ci aveva passato diversi mesi, apprendendo tecniche stranissime di meditazione e di concentrazione, grazie alle quali era riusucito a pacificare il proprio animo ottenendo il pieno controllo delle proprie capacità.
Dopodichè il vecchio gli aveva parlato della necessità di dare un’accelerata agli eventi, e gli aveva fatto qualcosa… il suo ricordo successivo lo vedeva intento a cadere dall’alto in una strada sconosciuta di una città ignota, tra un manipolo di guardie e un paio di poveracci che avevano rubato del cibo al re.
Avrebbe voluto infischiarsene ed allontanarsi subito da lì, per cercare di capire come tornare a casa, nella sua città, prima che fosse troppo tardi; ma l’altra parte di sè si era fermamente opposta, obbligandolo a scontrarsi con le guardie per salvare i due uomini. Che follia!
“Ed ecco cosa ne ho ricavato…”
Il borbottio del ragazzo cessò di colpo, quando le sue orecchie colsero il rumore lievissimo -ma per lui inconfondibile- di qualcuno che, furtivamente, si stava avvicinando al suo nascondiglio.
In un istante il pugnale gli balenò nella mano destra, mentre si accucciava col corpo sui talloni, pronto a scattare in avanti.
Quel luogo era un ottimo riparo dalla pioggia, ma strategicamente era una trappola per topi.
Rimase immobile, trattenendo il respiro nella speranza che chiunque si stesse avvicinando passasse oltre. Invece i passi si soffermarono fuori dal locale, quindi una persona oltrepassò la soglia, fingendo noncuranza.
Non era una guardia, ma il ragazzo mantenne salda la presa sulla sua arma, non distogliendo un istante gli occhi dall’intruso.
“Salve ragazzo.”
Questi parve attendersi una risposta dal ragazzo, che invece rimase silente ad osservarlo, sempre pronto a guizzare al minimo accenno di pericolo.
L’intruso era una persona alta e atletica, dal volto costellato di cicatrici. Il cappuccio tirato sul capo, a protezione dalla pioggia, non celava la folta capigliatura mora, con alcuni ciuffi della stessa che spuntavano ribelli da sotto la stoffa.
“Ho sentito uno strano racconto da due miei amici, questa sera. Parlavano di una persona piovuta dal cielo, che avrebbe sbaragliato le guardie pronte a giustiziarli. Hanno raccontato che era più veloce della vista, tale persona, e che quando saltava pareva volare.”
I due si scrutarono attentamente nei rispettivi occhi, cercando di leggere le intenzioni dell’altro.
“In verità hanno anche detto che il ragazzo in questione sputava fuoco, ed era cirondato da una polverina luccicante… ma questa parte mi sembra anche più assurda delle precedenti. Te che ne dici?”
“Non mi interessano le storie. Per quel che mi importa, il tuo ragazzo potrebbe pure avere le branchie.”
L’uomo sospirò, quindi frugò per qualche istante nelle tasche della sua veste, dalle quali estrasse un involto che lanciò in direzione del ragazzo.
“Toh, mangia qualcosa… non sappiamo chi tu sia, e già questo è strano, ma hai salvato due dei nostri, per cui ti siamo debitori.”
Il ragazzo avrebbe voluto ignorare quell’offerta profumata, ma per quanto la sua mente esperta fosse consapevole di non potersi fidare di nessuno, il corpo era giovane e reclamava il suo nutrimento. Titubante, allungò una mano ad afferrare il cibo.
“Se c’è un trucco sei morto.”
L’uomo rise, mentre si lasciava scivolare seduto a terra, la schiena poggiata contro il muro.
“Nessun trucco, tranquillo… come ti ho detto, ti siamo riconoscenti. Magari potresti venire da noi, invece di digiunare nascosto in una casa abbandonata. Dove siamo noi le guardie non ti troveranno.”
Con la bocca ancora piena del primo morso dato alla pagnotta, il ragazzo fissò incredulo l’uomo.
“Mi sembra parecchio stupido portare nel proprio covo una persona palesemente sospetta come me…”
“Ho imparato a fidarmi del mio giudizio, nel corso degli anni. A fidarmi di ciò che mi dicono gli occhi e il cuore.”
“E che ti dicono?”
“Che sei pericoloso. Ma anche che non sei un mio nemico.”
Annuendo lentamente, il ragazzo si alzò.
“Andiamo allora… qui comincia a fare un po’ troppo umido.”
L’uomo lo imitò, apprestandosi ad uscire in strada.
“Come ti chiami?”
Il ragazzo esitò un attimo, prima di rispondere.
“Anymartis.”
Giugno 1, 2008 a 9:19 pm
Temevo di non farcela a scrivere niente, oggi.
Per tutta la settimana le uscite saranno a rischio, e di qualità peggiore del solito. Il motivo è l’esame di venerdì, che mi costringe a sprecare il tempo imparando a memoria il formato di alcuni pacchetti di dati usati dai protocolli di routing, o a memorizzare tutti i tipi di messaggi usati negli standard del voip.
Che poi quando abbiamo provato a fare un’esercitazione pratica di voip, il professore non è riuscito a configurare correttamente il server, e nessun terminale vedeva le proprie richieste di registrazione accettate
Giugno 2, 2008 a 9:00 am
Anymartis?!?!?!?!?
Quell’Anymartis?!?!?!?! O.O
P.S. che palle doversi imparare a memoria le cose per gli esami, tanto più che mai nella vita serviranno, perché comunque anche al lavoro si potranno sempre consultare testi et similia. :-S
Giugno 2, 2008 a 2:28 pm
Mi inchino di fronte alla tua costanza!
Giugno 2, 2008 a 3:07 pm
Ommiodio! Veramente hai la costanza di scrivere racconti (così belli) tutti i giorni?
Bene, e beato te, ma penso che d’ora in poi questo sarà un blog che verrò a visitare costantemente!
Giugno 2, 2008 a 8:07 pm
@ Sean: Eh si, te l’avevo detto che tutto si sarebbe collegato. E anzi, le cose sarebbero anche più collegate… ricordi il racconto One night in the city?
@ Preside: Grazie della visita Preside
@ Cappellaio: grazie mille dei complimenti, davvero
Purtroppo scrivendo giorno per giorno la qualità è parecchio orrenda, ma se mi fermassi temo non riuscirei a ripartire, poi…