Un cavaliere solitario

Il cavaliere avanzava solitario lungo la strada polverosa.
Cavalcava da giorni ormai, senza forzare troppo l’andatura ma senza nemmeno concedersi troppe pause. E le poche pause che prendeva servivano più che altro a far riposare la sua superba cavalcatura, un grande stallone nero.

La sua armatura era di un grigio opaco. Probabilmente un tempo era stata lucente, e in futuro magari lo sarebbe pure tornata, ma in quel momento la povere accumulatasi lungo il viaggio ne mascherava tale qualità. E in quella stessa condizione versavano il fodero della spada che gli pendeva dal fianco sinistro ed il lungo mantello marrone che gli copriva le spalle, scendendo sui fianchi del cavallo e sventolando ad ogni colpo di vento.
Nei momenti in cui il vento non colpiva il mantello, questo ricadeva sulla schiena diritta del cavaliere, lasciando intravedere la sagoma di uno scudo allacciato dietro le spalle dell’uomo.

Il cavaliere sembrava essere sulla quarantina, con i capelli mori leggermente mossi dal vento e un accenno di barba lievemente incolta ad incorniciare il volto abbronzato.
Una cicatrice gli attraversava la guancia destra, fino quasi a giugere ai profondi occhi azzurri dell’uomo che cavalcava a capo scoperto.

Tutto intorno a lui, il paesaggio era monotono e desolante. Pianure, pianure, pianure e ancora pianure.
Se non fosse stato per il suo innato senso dell’orientamento, e per la presenza della strada che attraversava tutta la campagna arrivando dritta fino al confine orientale, avrebbe anche potuto temere di essersi perso, e deviare dal suo cammino nel tentativo di trovare la giusta direzione.
Un errore che più di una volta si era rivelato fatale, portando incauti viaggiatori a perdersi in quel mare verde.

Quasi distrattamente, portò la mano sinistra alla spada, togliendo la sicura che le impediva di sgusciare fuori dal suo riparo, per poi tornare alla briglia.
Un colpo di vento mosse il suo mantello e gli alti ciuffi di erba che lo circondavano.

Un sorriso si disegnò per un istante sul suo volto.
Quelle praterie erano anche dei luoghi ideali per tendere un agguato, se si aveva la certezza che qualcuno stesse per arrivare dalla strada. Doveva riconoscere che erano stati bravi, dovevano aver addestrato i cavalli a rimanere sdraiati fino ad un loro ordine, visto che non li aveva minimamente scorti.
Erano stati sfortunati per quella folata di vento che aveva mostrato per qualche istante uno degli assalitori, ma erano inconvenienti inevitabili.

Probabilmente avevano dei complici giù all’ultima città prima della prateria, magari comunicavano tramite degli uccelli viaggiatori, o poteva anche darsi che disponessero di un mago.
Comunque sia, si trattava di un problema di scarsa importanza.
Chiunque avesse segnalato la sua presenza sulla strada, difficilmente avrebbe potuto anche dirgli chi stava viaggiando.

Un cavaliere, certo… ma questa era solo l’apparenza.
Il problema della gente era che si fermava sempre solo all’apparenza, e il più delle volte ciò costava loro la vita, se non peggio.
Le differenze con un normale cavaliere erano enormi, e se quei banditi lo avessero assalito le avrebbero rimpiante tutte, una dopo l’altra.

Quella più importante in questo caso, era che i cavalieri di solito non ricevevano una cavalcatura di stirpe divina, nè raggiungevano uno stato di empatia con l’animale tale da consentirgli di sentire ciò che la bestia sentiva, e di impartirle ordini col pensiero.
Queste cose, che lui sapesse, erano una prerogativa esclusiva dei paladini, i sacri ordini di sacerdoti guerrieri scelti dalle divinità.

In questo modo aveva avvertito la presenza degli assalitori, grazie al vento, già da una mezz’ora abbondante. E in questo modo avvertì il cavallo di stare pronto a combattere al minimo cenno di movimento da parte degli uomini acquattati nell’erba ai loro lati.

Ormai gli stava passando in mezzo, e per un brevissimo istante si concesse di pensare che forse non aspettavano lui.

Appena lo pensò, si sollevarono da terra, armi in pugno, correndo verso di lui per colpirlo.
Semplici briganti, bramosi di impossessarsi dei beni e del denaro di quel cavaliere temerario che affrontava la via delle pianure per giungere nel cuore del regno.

Il cavaliere si limitò a sorridere, mentre il cavallo si impennava scalciando con gli zoccoli anteriori due banditi. La spada gli saettò nella mano destra, e cominciò a muoverla rapidamente, facendola letteralmente danzare nell’aria, mentre lasciava dietro sè una sottile scia luminescente.

In breve tempo il rumore della lotta vene coperto dai gemiti dei banditi colpiti a morte, che agonizzavano disperati al suolo.
In tre, ancora illesi, diedero le spalle al cavaliere per tentare la fuga. Questi però spronò il suo destriero, sopravanzandoli e fermandone la fuga.

“Avrei potuto colpirvi alle spalle mentre fuggivate, ma non sarebbe certo stato leale, non trovate? Vi concedo una possibilità di vivere…”

Scese di cavallo ed avanzò lentamente verso di loro, con un’andatura che ricordava le movenze di un felino che si apprestasse a balzare sulla preda.
I tre, sopraffatti dal panico, caricarono a testa bassa, finendo inevitabilmente vittime delle spada del cavaliere, che adesso aveva acquistato una vaga luminescenza.

L’uomo ne fissò soddisfatto la lama per qualche istante, prima di piegarsi a pulirla dal sangue sul mantello di uno dei briganti.

“Non ho tempo per i vostri corpi, ora… devo fare presto, e questo incontro mi è già costato fin troppo tempo.”

Con un balzò risalì in sella, e riprese il suo cammino verso occidente, incontro al sole morente.

6 Risposte a “Un cavaliere solitario”

  1. Subisco il solito effetto jetlag… é.è
    Mi ci vorrà un po’ per abituarmi…

  2. :lol:

    Prima della fine del blog, ti avrò immunizzato da tale effetto :lol:

  3. Ehy!!!

    Fine del blog a chi???? :|
    Non osare dirlo neppure per scherzo!! x-(

  4. Beh, prima o poi ’sta benedetta guerra degli Dei la farò… e a quel punto chissà che succederà.

    Magari per allora avrò esaurito le idee e mendicherò racconti da scrivere per strada… o starò scrivendo libri basati su questi personaggi… o penserò a qualcos altro da scrivere, e magari il giorno dopo la fine di questo blog apro un altro blog con un altro titolo :lol:

    Tanto sono ancora a presentare i personaggi (e a divagare, cosa che mi riesce divinamente) quindi penso che per qualche… ehm… anno siamo a posto…

  5. Questa mi pare una buona notizia… :P

  6. Qualche anno è poco. :-?
    Facciamo lustro o decennio e forse sono soddisfatto! :P

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