Una storia molto vecchia
Da molte ore Mokran era immerso nella lettura di quei testi antichi, che a volte riportavano miti e leggende, altre volte invece raccontavano di gesta di soldati che si erano imbattuti in creature demoniache ed infernali.
Vicino a lui, allo stesso tavolone illuminato da un paio di pietre, il bibliotecario lo aiuitava nella sua estenuante ricerca.
Fino ad ora avevano stabilito che i Gruebak, per quasi tutte le fonti interpellate, erano dei demoni crudeli e malvagi, che godevano nell’infliggere dolore alle loro vittime. Ma in questo non vi era niente di strano o di atipico, rispetto agli altri nemici del sottosuolo più profondo.
I Gruebak erano sensibili alla luce magica, che li rallentava, e questo Mokran lo aveva scoperto fortunosamente molti giorni prima, quando era sopravvissuto all’incontro con uno di loro.
Inoltre, la loro pelle era invulnerabile alle armi normali, e pure questo era risaputo.
Anche la descrizione fisica che i libri ne facevano, corrispondeva in linea di massima con il loro aspetto reale. Certo, non erano alti tre metri, e i loro occhi non emettevano scintille infuocate, ma per il resto la loro pelle era scura, le mani dotate di artigli, gli occhi rossi. E mettevano soggezione, un sacco di soggezione.
“Non c’è niente qua!”
Lo sconforto nella sua voce era palese, mentre chiudeva l’ennesimo volume lasciandovi cadere sopra la testa, in segno di frustrazione.
All’altro capo del tavolo, il vecchio bibliotecario inarcò un sopracciglio con l’aria di essere irritato da quello sbotto, ma non disse nulla continuando invece a leggere il libro che aveva di fronte.
“Libri, libri, libri e ancora libri. E niente che parli di come uccidere quei dannati esseri…”
Ancora una volta, il vecchio evitò di commentare gli sbotti del giovane, cercando di concentrarsi sulla lettura del libro nel quale stava compiendo la ricerca.
“Tutto questo è solo uno spreco di tempo… tutti questi libri sono inutili, e”
“…e nell’anno milletrecentoventisei del regno di Khuid Harm’gyd, nel mezzo dell’inverno, gli eserciti delle profondità vennero radunati per marciare contro le roccaforti naniche, e questi eserciti erano guidati dai Gruebak.”
Mokran si zittì di colpo, trattenendo il fiato. Il vecchio alzò gli occhi dal libro e sorrise, prima di continuare la lettura.
“Gli eserciti delle profondità erano composti in gran parte da goblin, ma contavano anche di numerosi talpoidi, nonchè di svariate creature catturate chissà dove nei loro tunnel oscuri. I loro condottieri cavalcavano giganteschi vermi corazzati, capaci di sputare colate di acido.”
Mokran, in religioso silenzio, si era portato alle spalle del nano, che chiuse di scatto il libro tenendo il segno con un dito, e con uno sguardo imperioso lo spinse a sedersi su una sedia al suo fianco. Quando il giovane si fu seduto, il vecchio annuì col capo e riaprì il libro, continuando la lettura.
“Questi erano gli eserciti che, numerosi quanto i granelli di polvere, avanzavano contro i baluardi difensivi dei nani. Ma il loro numero era ininfluente, quando si scontravano con i bastioni possenti. E i loro vermi giganti si trovavano inermi, contro i vermi addestrati dai nani, ben più grossi ed aggressivi, e resistenti ai loro fiotti di acido. Nè le loro talpe potevano scavare al di sotto delle mura, che poggiavano su profondi sedimenti rocciosi.
I problemi per i nani giungevano dai comandanti di tale esercito.
I gruebak infatti parevano immortali, non essendo mai stato nessuno in grado di ferirli, per quanto fossero indubbiamente stati colpiti più e più volte.
Ogni volta che lo scontro volgeva in favore dei nani, i Gruebak avanzavano in prima fila sterminando la forza offensiva nanica o costringendola alla ritirata.
E così passarono i giorni, che divennero dapprima settimane, poi mesi e infine anni. La situazione di stallo non poteva durare, così il re Khuid Harm’gyd decise di ricorrere all’aiuto degli alleati del mondo di superficie.”
La lettura fu interrotta dal gemito di stupore che, involontariamente, uscì dalla gola di Mokran. Abbassando il capo in segno di scusa, il nano attese pazientemente che il lettore ricominciasse la sua narrazione.
“Inviò così i giovani più ardimentosi in superficie, nella foresta eterna dimora degli elfi. I giovani portavano le vesti bianche degli ambasciatori, e portavano doni al potente re degli elfi.
All’epoca vi era grande amicizia tra i due popoli, per quanto le frequentazioni tra le due genti fossero ben rare, a causa delle abitudini di vita completamente diverse che i due popoli portavano avanti.
Il re degli elfi ascoltò con apprensione le loro parole, e garantì loro tutto l’aiuto possibile.
Quando gli ambasciatori tornarono nel sottosuolo, un centinaio di maghi elfi li accompagnava, e tra loro pure il re degli elfi, che nella loro società spesso è il mago più potente.
Gli alleati elfi studiarono a lungo la situazione, ed effettuata una sortita fuori dalle mura catturarono con la loro arcana arte un Groebak per capire come sconfiggerli.
Per un mese intero rimasero rinchiusi in un palazzo, compiendo incantesimi ed esperimenti.
Allo scadere del trentesimo giorno ne uscirono, freschi e riposati come quando vi erano entrati.
Chiesero cento asce naniche, una per ogni elfo. Le asce dovevano essere di ottima fattura, fabbricate col miglior metallo disponibile dai più esperti fabbri che esistessero allora tra i nani.
Nessuno si chiese il motivo di tale richiesta, ed i fabbri lavorarono alacremente nelle fucine per fornire agli elfi quanto richiesto.
Una volta ottenute le armi, tornarono a rinchiudersi nel palazzo, e per due settimane non se ne seppe più niente. Quindi uscirono, e riconsegnarono ai nani le asce.
Dissero loro che ora quelle armi erano magiche, dotate di incantesimi pensati appositamente per contrastare il male rappresentato dai Gruebak.
Con una parola di comando, le asce avrebbero emesso una luce accecante, che li avrebbe immobilizzati.
Con un’altra parola, le asce sarebbero state avvolte da un fuoco magico, al quale quelle creature si erano rivelate estremamente vulnerabili.
Con un’altra parola ancora, infine, le asce avrebbero trapassato la pelle di quei demoni come fosse stata pelle di goblin, permettendo ai nani di sconfiggerli.
Grande fu la gioia dei nani per quei doni, e così armati uscirono dalle mura, sbaragliando gli avversari.
Nessuno scampo ebbero i Gruebak contro le asce naniche rinforzate dalla magia degli elfi, e senza la loro guida gli eserciti delle profondità si dispersero, scomparendo rapidamente nei loro tunnel inferiori.
Gli elfi rimasero a festeggiare con i nani per quattro mesi, trascorsi i quali tornarono in superficie per non scendere mai più nel sottosuolo.”
Il vecchio bibliotecario chiuse il libro, e solo dopo una decina di secondi Mokran si accorse che la lettura era finita.
“E allora? Quali erano le parole?”
“Il libro non lo dice.”
“Cosa??”
Mokran rimase come paralizzato sulla sedia. Ora sapeva quali erano le armi da utilizzare… le ascie che i clan si tramandavano da generazioni, ricordando però solo la parola per farne scaturire la luce.
Un grosso potere, pareva, ma che adesso ai suoi occhi appariva piccolo ed insignificante, rispetto agli altri poteri nascosti nelle profondità di quel metallo. Un potere infusovi in un’epoca lontanissima, perduta agli albori del tempo, dagli elfi.
Elfi che, a quanto pareva, un tempo erano loro alleati, diversamente dall’epoca attuale, che li vedeva separati da un profondo odio reciproco di cui nessuno pareva ricordare il motivo.
“Allora c’è un solo modo di vincere questa guerra, giusto?”
Il bibliotecario lo fissò negli occhi, incuriosito da quelle parole.
“Andrò in superficie, e chiederò le parole direttamente agli elfi.”
maggio 24, 2008 a 8:50 am
Wow!!!
Grandiosa evoluzione!!! Sono curioso di vederlo ascendere alla superficie per incontrare gli elfi!!
P.S. hai scordato di segnare la categoria di questo episodio!
Appare come Uncategorized!
maggio 24, 2008 a 9:34 am
Ops, rimedio immantinente.
Come promesso, ecco anche la versione “light” della storia: Niente elfi nè mondo di superficie, Mokran anzi passava diverso tempo dietro le linee nemiche, fino ad intrufolarsi nel loro campo, liberare dei prigionieri e con loro andare alla rocca.
Di qui partiva lo studio delle asce, e scoprivano che 5-6 asce avevano la capacità di fermare i demoni.
La storia proseguiva come resoconto della guerra, e delle azioni che Mokran intraprendeva con un manipolo di nani per sconfiggere i nemici.
maggio 25, 2008 a 9:35 am
Mmmmm… sarebbe stata sicuramente interessante, per tutte le descrizioni belliche et similia… ma l’idea di come la stai facendo evolvere ora mi prendere personalmente di più!
maggio 25, 2008 a 10:50 am
Quindi ora mi odierai, visto che per un po’ stacco da Mokran..
maggio 25, 2008 a 11:51 am
AAAAAAAAAAAAARGH!!!!!
TI ODIO!!! x-( x-( x-(