La biblioteca
La biblioteca della capitale si trovava a molti metri di profondità, rispetto al livello al quale sorgeva la città.
Mokran scendeva i ripidi scalini di pietra tenendo nella mano sinistra una grossa pietra di Lurium, e tastando con la destra il muro come a cercarvi un appoggio.
Quelle scale, fin troppo strette, parevano scendere all’infinito, e ai margini del limitato campo visivo offertogli dal Lurium gli pareva che lo attendessero solo tenebre ed oscurità.
Finalmente, dopo un tempo che gli parve spropositatamente lungo, giunse alla fine della scalinata, dove trovò ad attenderlo solamente una porta di pietra, ricoperta di strane decorazioni e bassorilievi.
Sembravano raffigurare alcune persone intente a combattere, davanti ad una città, ma il nano non vi prestò la benchè minima attenzione. Spinse invece la porta per entrare, stupendosi però nel trovarla sbarrata.
Sospirando, afferrò un anello di ferro fissato sulla porta e, dopo averlo sollevato dalla pietra, ve lo lasciò ricadere. Il rumore provocato rimbombò per la stretta tromba delle scale, ma non parve sortire altri effetti.
Mokran attese qualche minuto, sempre più impaziente, quindi ripette il gesto, cominciando a temere che all’interno della biblioteca non vi fosse nessuno. Questa volta però gli giunse una voce roca, attraverso la pesante porta.
“Chi c’è? Che volete? Arrivo, dannazione, non occorre fare tutto questo frastuono!”
Sospirando, si allontanò dalla porta rimanendo in attesa, e dopo qualche altro minuto finalmente la porta si mosse verso l’interno, rivelando la figura di un vecchio e curvo nano che squadrò da capo a piedi il giovane.
“Allora? Che volete?”
“Devo consultare dei libri.”
Il vecchio scrutò con diffidenza il volto del suo interlocutore, quindi gli strappò letteralmente di mano il foglio che questi gli stava porgendo. Lesse rapidamente e con avidità le poche rune ivi contenute, quindi piegò accuratamente il biglietto e lo fece scomparire in una tasca della sua veste.
“Bene, fate pure.”
Con titubanza, Mokran entrò nella biblioteca.
L’intero ambiente era immerso nell’oscurità quasi completa, interrotta solo saltuariamente da qualche pietra isolata che spandeva della flebile luce intorno a sè. Scaffali di pietra si arrampicavano su ogni parete, ed altri ancora sorgevano dal suolo stesso ergendosi maestosi e ricolmi di voluminosi tomi rilegati.
Quando alzò lo sguardo seguendo gli scaffali, il giovane sussultò: non riusciva a vedere la sommità degli scaffali, nè il soffitto della biblioteca.
“Già, ci sono parecchi libri, vero?”
Abbassò lo sguardo sul bibliotecario, che sorrideva soddisfatto della sua espressione di manifesto stupore.
“Sul foglio che mi hai dato non c’era scritto il motivo della tua visita, ma immagino sia importante. Erano anni che nessuno scendeva quaggiù a consultare qualche libro… quindi dimmi, cosa ti serve?”
Mokran rimase in silenzio, conscio dell’obbligo alla segretezza cui suo padre prima e il generale poi lo avevano costretto.
Il viaggio di ritorno, malgrado le preoccupazioni di suo padre, era stato tranquillo e privo di intoppi. Ma quando aveva parlato col generale, Mokran aveva scoperto che in città quasi tutti erano ignari della situazione reale in cui versavano le rocche esterne, e il suo superiore lo vincolò al segreto per evitare l’insorgere di complicazioni. Se troppi nani fossero partiti alla guerra, la capitale sarebbe potuta rimanere sguarnita, e questo sarebbe stato più dannoso di ogni altra cosa.
Il vecchio dovette immaginare qualcosa del genere, giacchè scosse la testa e, sollevando le spalle, si allontanò.
“Se pensi di trovare i libri che ti servono da solo, ragazzo, buona fortuna. Non sarò certo io a farti pressione per sapere cose che, evidentemente, non mi vuoi dire.”
Mokran sussultò, e lasciò vagare lo sguardo tra gli scaffali infiniti che lo attendevano, straripanti di libri.
“No, aspettate!”
Il vecchio represse un sorriso mentre, fermatosi, si voltava indietro.
“Ecco, cerco dei libri che parlino dei Gruebak. Vecchie storie, leggende… e in particolare, qualcosa che dica come ucciderli.”
“Gruebak? Quei Gruebak?”
“Si…”
Abbassò gli occhi a terra, preparandosi a subire lo scherno del vecchio, e magari battutine acide. Con il generale era andata così, prima che venisse convinto dalle parole vergate su pergamena da suo padre.
Il bibliotecario invece rimase in silenzio, e quando Mokran si azzardò ad alzare lo sguardo su di lui, lo vide pensieroso e concentrato.
“Gruebak… una gran brutta bestia. Allora sono tornati in superficie?”
“Tornati?”
“Certo. Non avrai pensato che fossero delle favole?”
Mokran rimase letteralmente spiazzato, mentre il vecchio gli si avvicinava scuotendo la testa con veemenza.
“Quelle che ora sono favole, un tempo erano leggende. E prima ancora erano resoconti, ricordi, aneddoti. E prima ancora di essere ciò, erano fatti reali. Le nostre favole sono ciò che ci rimane dei tempi antichi, e rappresentano la nostra saggezza, la nostra sapienza, il nostro retaggio. Hai fatto bene a venire, di sicuro gli antenati ci diranno come sconfiggere i Gruebak.”
Senza più degnare il nano di uno sguardo, il vecchio prese a vagare tra gli scaffali, scomparendo in lontananza e tornando poi spingendo davanti a sè una scala, che scorreva su una guida posta davanti agli scaffali. Fermatala in un certo punto, prese ad arrampicarsi fino quasi a sparire dalla vista di Mokran.
Ridiscese dopo diversi minuti, portandosi a terra, tra le braccia, diversi tomi polverosi e voluminosi.
“Per cominciare questi possono andare bene..”
maggio 23, 2008 a 11:37 am
Grande!
Credeva che nessuno gli avrebbe creduto… ed invece tutti i big sanno perfettamente la situazione ancora meglio rispetto a lui!
maggio 23, 2008 a 11:49 am
Eh, mica sono big per nulla.
Nel prossimo episodio… beh, si leggeranno dei libri. E ci sarà una piccola sorpresa, che cambierà parecchio il futuro immediato di Mokran.
maggio 23, 2008 a 3:18 pm
In attesa del prossimo episodio, dai una nuova occhiata al mio blog.
C’è una piccola sorpresa per te!
maggio 23, 2008 a 5:14 pm
dove ho messo la faccina imbarazzata? Oddio, non la trovo più…
grazie Sean
Vedrò di far sì che quando magari rischierò di saltare una giornata, mi sia di incoraggiamento nello scrivere ugualmente
maggio 24, 2008 a 8:51 am
Te lo sei meritato!