Myrikord
Mokran aprì lentamente gli occhi.
Si trovava al buio, sdraiato su qualcosa di vagamente morbido. Scosse la testa cercando di far chiarezza sugli ultimi avvenimenti, e sul dove potesse essere finito.
Ricordava la lotta con i goblin, con il Gruebak. E la fuga, quando aveva compreso di non poter uccidere quel mostro, la fuga per tentare di avvertire del pericolo gli altri nani.
Fece per alzarsi in piedi, e scoprì a sue spese di trovarsi in una posizione rialzata rispetto al suolo. Infatti si sbilanciò e per poco non cadde, riuscendo solo all’ultimo a rimanere arroccato in quella posizione evidentemente rialzata sulla quale si era risvegliato. Da quanto si era addormentato? E come era arrivato lì?
Sentiva la testa insopportabilmente pesante, e con cautela si mise a sedere sporgendo le gambe oltre il vuoto. Rimase sorpreso di toccare subito terra con gli stivali, ma si alzò in piedi e provò a muovere qualche passo incerto nell’oscurità, tastando intorno a sè con le mani nel tentativo di evitare di sbattere il volto contro una parete.
Solo dopo qualche secondo si accorse dell’assenza di qualcosa. La sua ascia.
Tornò indietro, alla sporgenza dalla quale proveniva, per cercarla. Non la trovò, ma tastando la sporgenza non potè fare a meno di mormorare, stupefatto, una sola parola.
“Un letto..”
Costeggiando il letto, arrivò a toccare il muro con le mani, e lo seguì fino ad incontrare una porta. Trattenendo il respiro, la socchiuse un poco, con cautela e lentezza.
Un raggio di calda luce irruppe dalla fessura così creata, e Mokran si dovette ritrarre per abituare gli occhi alla luce, per quanto flebile in realtà fosse.
Una volta riabituatosi all’illuminazione, accostò il volto alla porta scrutando l’esterno. Dal poco che lo spiraglio aperto gli consentiva di vedere, davanti a lui si stendeva un corridoio, dal quale non proveniva alcun suono. Una torcia, probabilmente appesa al muro sul lato opposto del corridoio, illuminava il passaggio.
Lentamente, aprì ancora di più la porta, preparandosi ad affrontare eventuali nemici, e intanto chiedendosi dove fosse e cosa gli fosse successo.
Era forse stato catturato dai goblin? E allora che ci faceva lì? La costruzione gli pareva nanica, nel taglio delle pietre e nella struttura… magari era stato portato dal Gruebak al villaggio che avevano assaltato? Ma per quale motivo?
Nessuno irruppe nella stanza. Il nano si voltò, ed esultò silenziosamente nel notare, a terra, la sua ascia. Tornò al centro della stanza, chinandosi ad afferrarla, quindi si riportò a ridosso della porta, angosciato da nugoli di interrogativi.
Aveva ancora la sua arma, quindi non era stato catturato. In quel caso, qualunque cosa avessero in mente i suoi aguzzini, mai gli avrebbero lasciato l’ascia millenaria del suo clan, non certo dopo averne visto il potere.
Che avesse trovato allora da solo la strada per un villaggio nanico? Ma il più vicino doveva essere quello che invano aveva tentato di difendere… in quel caso, allora, si era nascosto nel villaggio disabitato, e presumibilmente preda dei goblin!
Maledicendosi per la testa intontita che gli precludeva la memoria delle ultime ore, si arrischiò ad aprire del tutto la porta. Il corridoio di pietra lavorata era deserto, e ai lati dello stesso erano visibili diverse porte di pietra, come quella della sua porta.
Mokran annuì silenziosamente. Quelle porte di pietra leggera, su cardini talmente perfetti che bastava un tocco per smuovere le porte, erano opera sicuramente di maestri nani. Quindi, alla peggio si trovava vicino alla rocca. Non doveva fare altro che capire dove si trovasse di preciso.
Si incamminò lungo il corridoio, stringendo nel pugno l’ascia. Nel passare vicino alle altre porte, tese al massimo il suo udito alla ricerca di eventuali suoni, ma nel corridoio regnava il più assoluto silenzio.
Arrivato ad una svolta, finalmente udì un rumore. Un rumore di passi che si avvicinavano rapidamente, benchè senza fretta. Chiunque si stesse avvicinando, teneva un’andatura decisa e per niente timorosa di rendersi udibile da chiunque.
Mokran deglutì prima di portare indietro il braccio, contraendo i muscoli e preparandosi a sferrare un violento attacco al suo nemico, prima che questi facesse lo stesso con lui.
I passi erano sempre più vicini. Mokran si sorprese di non sentire alcun fastidio dalle tante ferite che si era procurato contro i goblin, ma scacciò quell’inutile pensiero dalla sua mente. Ci avrebbe pensato in seguito, adesso non poteva permettersi la benchè minima distrazione.
Finalmente una figura sbucò da dietro l’angolo. Il braccio saettò, e l’ascia cominciò a percorrere la traiettoria arcuata che l’avrebbe condotta ad affondare nel corpo del goblin.
Che però non era un goblin.
Trattenendo un grido, Mokran riuscì con uno sforzo enorme a deviare l’attacco, facendolo terminare contro il muro.
Davanti a lui, una nana lo fissava con uno sguardo carico di rabbia e di impazienza.
“Ma bravo! E’ così che ringrazi chi ti cura le ferite? Sei forse cresciuto tra i goblin, per volermi decapitare come ricompensa?”
Mokran rimase silenzioso, fissando instupidito la nana che adesso gli si fece sotto con aria minacciosa, agitandogli un dito sotto gli occhi.
“Ho altro da fare, io, che non perdere tempo a fasciare un selvaggio, o rischiare di essere uccisa. Capito? Non ho tempo di essere uccisa, devo fare fin troppe cose… e te a quanto vedo non sei più una di queste. Stai fin troppo bene. E allora esci, via, sparisci.”
Dopo averlo travolto con questo fiume di parole, la nana lo oltrepassò senza degnarlo di un secondo sguardo. Fu Mokran a richiamarne l’attenzione.
“Mi… mi scuso. E vi ringrazio…”
Solo allora aveva notato le bende che gli avvolgevano il braccio, e verosimilmente diverse altre parti del corpo.
“Solo che… dove mi trovo?”
La nana lo fissò come se fosse pazzo, e probabilmente per qualche istante considerò pure seriamente l’idea che le ferite ricevute lo avessero instupidito. Poi dovette decidere che non c’erano problemi, o più semplicemente che non aveva altro tempo da perderci.
“Siamo a Myrikord. E ora sparisci.”
La nana entrò in una delle stanze, chiudendosi la porta alle spalle, mentre Mokran si lasciò affiorare in volto un sorriso involontario.
“Myrikord… la Rocca!”
Maggio 20, 2008 a 9:55 am
AHAHHAHAHHHAH!!!
Che caratterino!!!
Maggio 20, 2008 a 10:17 am
Avevo quasi pensato di farlo picchiare selvaggiamente dalla nana, ma poi avrebbe rischiato il suicidio XD
Comunque ha un motivo, per la rudezza dei modi…
Maggio 21, 2008 a 9:51 am
Non lo nego!
Corro a leggere il seguito!