Gruebak
Mokran aggrotta le sopracciglia, mentre indietreggia di qualche passo cercando di portarsi con la schiena contro una parete per evitare così di essere accerchiato.
“Catturarmi senza uccidermi? Si vede che non ci conosci…”
Finalmente, a forza di indietreggiare, il tacco del suo stivale urta contro la parete di roccia. Sollevato dall’avere solida roccia alle spalle, il nano porta tutta la sua concentrazione sui cinque goblin un po’ troppo cresciuti, che sogghignando in maniera ben poco rassicurante gli si avvicinano brandendo delle lunghe spade con entrambe le mani.
Grugnendo qualcosa nella loro lingua selvaggia, un paio di goblin gli si avventarono contro, menando fendenti con le loro armi.
Erano ben più grandi dei goblin che aveva sempre affrontato, lo sovrstavano di una trentina di centimetri abbondanti. Ed erano massicci come nani.
Parò il primo colpo con l’ascia, abbassandosi con il busto per evitare l’attacco del secondo goblin. Quindi, facendo forza per liberare l’ascia dal contatto con la spada, partì al contrattacco mirando al torace del primo goblin. Questi, prevedendo l’attacco, saltò all’indietro portandosi così fuori dal raggio di azione dell’arma del nano, che continuò però nella propria corsa terminando sotto la spalla sinistra del secondo goblin, che era rimasto scoperto a quell’attacco per l’azione evasiva intrapresa dal compagno.
Mokran non fece in tempoo ad esultare per il primo sangue versato, che anche gli altri tre goblin gli si avvicinarono, favoriti inoltre dalla portata ben più ampia delle loro armi, rispetto all’ascia che il nano brandiva disperatamente per tenere a distanza quelle lame fameliche.
Alla fine cominciò ad essere colpito, malgrado tutto il suo impegno. Combattere contro cinque avversari, rimanendo pressochè fermo in una posizione poichè impossibilitato a muoversi in una qualsiasi direzione, era un’impresa proibitiva anche per lui.
Prima si beccò un taglio alla spalla sinistra, poi una ferita superficiale sul petto. Quando la gamba sinistra per poco non gli venne trafitta, gridò dalla frustrazione.
“Ti arrendi?”
ll tono viscido e derisorio usato dalla creatura che comandava i goblin gli infuse nuove energie, sufficienti a continuare per un poco in quella sua strenua difesa, ma non a consentirgli in qualche maniera miracolosa di sfuggire a quell’accerchiamento.
“Ti arrendi?”
Il sudore e il sangue cominciavano ad offuscargli la vista, le ferite ormai erano molteplici e la stanchezza cominciava a farsi sentire, reclamando del riposo a gran voce. Ma non poteva permettersi alcuna distrazione, o per lui sarebbe stata la fine.
“Ti arrendi?”
Ormai era caduto su un ginocchio, e i goblin si fecero di lato per consentire alla creatura di avvicinarsi al fiero nano. Mokran alzò lo sguardo verso di lei, e respirando profondamente gli rivolse la parola.
“Devo dirti una cosa.”
La creatura si immobilizzò, come stupita da quelle parole. Il nano fissò gli occhi sull’ombra che celava il volto della creatura, sotto il cappuccio.
“Kyrout!”
Così come era successo nel tunnel, anche questa volta l’ascia si illuminò subitaneamente, illuminando l’area di una fulgida luce bianca.
Mokran aveva chiuso gli occhi appena in tempo, e quando li riaprì vide, così come si aspettava, i cinque goblin storditi dall’esplosione di luce. Ghignando, li finì rapidamente a colpi d’ascia, vendicandosi così delle numerose ferite che gli avevano inferto.
Quindi si avvicinò alla creatura vestita di nero, che vagava per il corridoio tenendosi le mano attorno alla testa.
“Ti arrendi?”
le disse Mokran sarcasticamente, e con un calcio la spinse a terra.
Mosso dalla curiosità, con la punta dello stivale scostò il cappuccio dell’essere che gemeva ai suoi piedi.
Alla vista di quella pelle completamente nera, degli occhi rossi e delle ossa che gli fuoriscavano dal capo, istintivamente fece un passo indietro, deglutendo rumorosamente. Osservò con attenzione le mani della creatura, notando solo allora gli artigli che adornavano le dita.
“Non è possibile…”
Gli tornarono alla mente i tanti racconti sentiti da bambino, sulle creature che, nelle profondità della terra, prosperavano nel male e nell’odio, creature che solo i nani riuscivano a mantenere isolate sottoterra.
Una di quelle creature, una delle più potenti, era proprio…
“Un Gruebak!”
La risata agghiacciante del Gruebak gli fece quasi tremare le ginocchia. Fattosi coraggio, si avvicinò nuovamente al mostro e, sollevata l’ascia, la calò con forza sul collo inerme della creatura.
Quando la lama rimbalzò contro la pelle del mostro, Mokran non perse ulteriore tempo nel tentare di ucciderlo, conscio che presto gli effetti della luce della sua ascia sarebbero svaniti, e ricordandosi che nelle favole servivano armi speciali per sconfiggere quei mostri. Armi magiche, donate ai nani all’alba dei tempi.
Fuggì senza guardarsi indietro, consapevole adesso di dover informare prima possibile gli altri nani di quello spaventoso sviluppo.
maggio 20, 2008 a 9:52 am
Uh… oh… e che diavolo è un Gruebak??? O.o
Corro a leggere il seguito!
maggio 20, 2008 a 10:16 am
Mi spiace, la risposta arriverà tra un po’. Ora si fa un piccolo stacco