Il capo dei goblin

Mokran stava percorrendo uno stretto e buio corridoio, facendosi luce con una pietra di Lurium che aveva fortunosamente trovato in un filone ormai praticamente esaurito del minerale, diverse ore prima. Scusandosi in anticipo con la propria arma, aveva utilizzato l’ascia per riusucire a staccare quella pietrina dalla parete rocciosa, così da potersela portare dietro come una lanterna.

Un lieve rumore mise in allarme il nano, che immediatamente nascose la pietra nelle proprie vesti, coprendone così la luminescenza e venendo inghiottito dal buio.
Non gli piaceva certo ritrovarsi immerso nell’oscurità, con come unica indicazione sul territorio circostante il tatto e il ricordo di ciò che aveva visto fino a pochi istanti prima, ma l’essere in quella condizione significava che eventuali aggressori avrebbero sofferto del suo stesso handicap.

Certo, c’era sempre la possibilità che vi fossero creature nelle profondità più selvaggie della terra, in grado di vedere anche nel buio più completo. Ma in quel caso avrebbe avuto semplicemente sfortuna, essendo ben più probabile incappare in creature che necessitassero di una seppur minima fonte di luce.

Il lieve rumore crebbe poco a poco, mentre il nano rmianeva immobile e regolava il proprio respiro affinchè pure l’atto della respirazione avvenisse lentamente e silenziosamente. Doveva diventare invisibile alla vista e all’udito di chiunque stesse arrivando, quindi avrebbe dovuto evitare di compiere il minimo movimento.

Dopo parecchi minuti potè udire l’inconfondibile rumore di una colonna in marcia. Dai brusii che sentì, intuì la composizione di quel gruppo: goblin.
Serrò il pugno destro sull’ascia, sforzandosi di non reagire a quella scoperta.

Un’altro gruppo di goblin! E così lontani da quelli con i quali aveva avuto a che fare prima… stavano sicuramente orchestrando qualcosa, non era normale che ce ne fossero così tanti.
Doveva tornare ai livelli superiori e raggiungere la Rocca, certo, ma a questo punto avrebbe cercato anche di scoprire qualcosa in più su questa strana situazione.

Attese che i brusii si fossero allontanati a sufficienza, quindi cominciò a muoversi prestando attenzione al ridurre al minimo i rumori prodotti, ed estrasse dagli abiti la pietra, che tornò ad illuminare l’area circostante per qualche metro.
Affidandosi al suo udito cominciò a seguire i goblin, rimanendo comunque concentrato alla ricerca di altri suoni che potessero annunciare altri nemici in arrivo.

Non sentì nulla di sospetto, e riusucì senza problemi a seguire i chiassosi goblin.
Anche se erano stati ammaestrati a girare in gruppi quasi organizzati, non sarebbero mai stati dei soldati. Troppo chiassosi e stupidi… i nani li avrebbero potuti distruggere senza problemi, anche se fossero rimasti in un rapporto di un nano per dieci goblin.

Asce naniche contro spadini goblin… il solo pensiero di un tale massacro fece affiorare un mezzo sorriso sul volto di Makron, che ormai era giunto al limitare di una zona illuminata da filoni di Lurium, e ripose nuovamente nelle vesti la sua torcia improvvisata.

Si sporse appena con il capo, per controllare la situazione nel tunnel illuminato. Il tunnel era molto breve, e terminava in un’ampia caverna brulicante di goblin.
Ve ne erano almeno un centinaio, armati ed equipaggiati con grandi zaini sulle loro schiene. Ma non fu quella cosa ciò che lo sconvolse maggiormente, nè il vedere alcuni grossi goblin dotati di una pesante armatura metallica e di spade molto più grandi del solito, intenti a passare in mezzo agli altri goblin come fossero capitani in mezzo ai soldati semplici.

Ciò che lo sconvolse fu vedere una figura nera in disparte, isolata da tutti i goblin. Una figura alta il doppio dei goblin, che evitavano perfino di guardare in quella direzione.
Il lurium che permeava la grotta gli permise di notare il lungo mantello nero che partendo dalle sue spalle arrivava a strusciare a terra, e da sotto il cappuccio che tneva in ombra il volto dell’essere vide spuntare solamente due occhi rossi, che parevano rifulgere.

Rimase ad osservarli per qualche decina di secondi, quindi indietreggiò fino a tornarsene nel primo corridoio buio che trovò.
Le cose parevano essersi complicate, aveva bisogno di riflettere al riguardo.
Quella creatura gli aveva messo i brividi, cosa diavolo era? Che fosse un alleato dei goblin? Un loro schiavo?
No, sembrava troppo fiera, emanava un’aria di superiorità schiacciante, e i goblin sembravano temerla.
Poteva trattarsi di chi li aveva addestrati, forse. Ma in quel caso, di che si trattava? E perchè lo aveva fatto?

Purtroppo non era in grado di dare una risposta a queste domande, così decise di tornare ad osservarli. Ripetendo le mosse di poc anzi, tornò a sporgersi col capo verso la grotta.
Dopo pochi secondi, la creatura oscura si mosse verso il centro della sala naturale, e ogni rumore cessò rapidamente, come se fosse stato dato un segnale invisibile che imponesse il silenzio nella truppa.

La creatura parlò, emettendo dei suoni inarticolati ed acuti che gli perforarono le orecchie. Parole aliene a Mokran, che scosse irritato la testa. Sarebbe stato troppo facile, pensò, se avessero cominciato tutti a parlare in un linguaggio civile.

Quando la creatura terminò di parlare, i goblin raccolsero gli zaini da terra e se li posero sulle spalle, incamminandosi verso Mokran.
Il nano tornò rapidamente nel tunnel dove si era nascosto in precedenza, e rimase immobile ad attendere che i goblin partissero. Quando i rumori si allontanarono, decise di muoversi per seguirli. Magari lo avrebbero condotto ai piani superiori, dove avrebbe potuto trovare la strada per la Rocca ed avvisare di questo problema l’esercito.

Appena uscì però dal suo nascondiglio, una voce gelida e malvagia lo fece trasalire.

“Ecco qui il nostro ospite.”

Si voltò rapidamente, l’ascia già pronta nella mano destra. La creatura ammantata si trovava a pochi metri da lui, il volto ancora nascosto nell’ombra dal cappuccio. Davanti alla creatura, cinque grossi goblin lo fissavano irati, stringendo con entrambe le mani le loro spade.
Allora Mokran capì di essersi in qualche modo tradito quando li aveva spiati, e di essere caduto nella loro trappola come un elfo.

“Me ne stavo giusto andando, ma se insistete posso tenervi compagnia. I goblin li conosco già, ma te cosa sarersti?”
“Qualcosa di troppo superiore a te, stupido nano. Catturatelo, ma senza ucciderlo. Voglio prima sapere alcune cose da lui.”

I cinque, ghignanti, si allontanarono dalla creatura avvicinandosi minacciosamente al nano.

2 Risposte to “Il capo dei goblin”

  1. Urca… la situazione si complica!
    Grandiosa la frase: “il solo pensiero di un tale massacro fece affiorare un mezzo sorriso sul volto di Makron”!!! :D

  2. Dopotutto è un nano :D

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