Il serpente acquatico

Il mostro emerse maestoso dalle gelide acque del lago sotteraneo. Per quello che Mokran poteva vedere, si trattava di un enorme serpentone di colore verde chiaro, che grazie all’insolita illuminazione offerta da quella caverna appariva sfumato in tonalità azzurrognole.
Ciò che uscì dall’acqua fu solo una parte del suo corpo, dall’aspetto di un gigantesco serpente dotato di una circonferenza di almeno quattro metri.

Occhi bianchi ed immobili cominciarono a guardarsi intorno, fino a fissarsi sulla figura del nano, immobile sulla riva sassosa.
Il mostro socchiuse appena la bocca, facendo saettare per qualche istante all’esterno una lunga lingua biforcuta prima di ritrarla nuovamente all’interno del proprio corpo.
Quindi, senza concedere il minimo preavviso alla sua preda, allungò il collo tuffandosi verso la riva, come un rapace che scendesse in picchiata verso un coniglio indifeso.

Mokran però non era un coniglietto, e tanto meno poteva essere definito indifeso.
Con un brusco movimento, torse il proprio busto gettandosi alla propria sinistra, appena in tempo per evitare il contatto con le fauci spalancate del mostro, che si infransero rumorosamente sulla roccia.

“E questo che sarebbe?”

Rimessosi in piedi, Mokran indietreggiò rapidamente per non essere colpito dal muso del mostro, mentre questi riportava il capoo sollevato sopra il lago.
Lievi increspature nell’acqua altrimenti immobile del lago, gli rivelarono senza ombra di dubbio che il suo avversario si stava avvicinando, evidentemente intenzionato a concludere subito quell’inatteso confronto.

“Immagino non mi lascerai andare… e chissà quante inconsapevoli vittime ti sei divorato durante la tua vita, eh? Ma ti insegnerò che i nani hanno la pelle dura, e sono profondamente indigesti.”

Stringendo con forza ancora maggiore l’ascia tra le mani, spostò la gamba sinistro indietro, piegandosi leggermente sul ginocchio destro e ponendosi in posizione di attesa.
Una posizione che dopo meno di un minuto dovette abbandonare, per rotolare nuovamente via allo scopo di evitare il muso dell’avversario che si stava nuovamente dirigendo contro il suo corpo.

Trovatosi così disteso sul fianco sinistro, solamente grazie ai suoi riflessi riusci ad interporre l’ascia tra sè e il mostro, che una volta colpito il suolo aveva trascinato la testa verso destra, sino a colpire quella sfuggevole preda.

L’impatto, malgrado fosse stato mitigato prima dall’ascia, lo sbalzò gettandolo diversi metri indietro, contro alcune roccie.
Mokran grugnì, infastidito per la piega che la cosa stava prendendo, e lentamente si rialzò in piedi, mentre il suo avversario si preparava a colpire nuovamente, ormai prossimo alla riva.

“Ma che fastidioso…”

Questa volta si piantò per bene al suolo, divaricnado leggermente le gambe, ed impugnò l’ascia con entrambe le braccia.

“Mi sarebbe tornato utile lo scudo, ma prima me ne sono dovuto separare… maledetta acqua!”

Il mostro attaccò nuovamente, ma Mokran non indietreggiò. Balzò invece in avanti, sfruttando la sua poca altezza per ritrovarsi a passare al di sotto del viscido corpo del serpente. Giunto quasi a riva, sollevò lo sguardo a fissare quel corpo verde gocciolante, che pulsava sopra la sua testa.

Modificando la presa sull’ascia, saltò in alto menando un tremendo fendente con l’arma, che squarciò il corpo della creatura.
Il mostro ritrasse rapidamente la testa, lasciando colare a terra e nell’acqua del lago il suo denso sangue rossastro, che andò a contaminare copioso il colore puro della sorgente.
Dalla sua bocca spalancata, nel frattempo, usciva un acuto grido di dolore, mentre il corpo si agitava tutto.

Mokran, a riva, era intento invece ad allontanarsi dall’acqua, dopo essere riusucito a stento a non essere investito dalla cascata d isangue generatasi dalla ferita inflitta al serpente.
Infatti, subito dopo aver colpito, aveva seguito col corpo il movimento dato all’ascia, rotolando con una capriola oltre il corpo del serpente, e quindi oltre quel saangue che era ricaduto in gran quantità sulle roccie.

“Vuoi un’altra lezione?”

Il serpente, continuando ad agitarsi in maniera convulsa, si allontanò dalla riva per immergersi al centro dello specchio d’acqua, lasciando comunque dietro di sè un’inquietante scia rossastra, termiante in un’ampia macchia che continuava ad allargarsi.

“Ottima scelta.”

Annuendo con un vigoroso cenno del capo, Mokran si concesse finalmente un lungo sospiro. Tornare da dove era venuto era impossibile, e per il serpente, e sopratutto per il fatto che il varco si trovava sul soffitto, sospeso sopra il lago.
Rimaneva quindi una sola possibilità di azione.

Rafforzando la stretta della propria destra sul manico dell’ascia, si incamminò lentamente verso l’unica apertura presente in quella caverna, uno stretto passaggio scarsamente illuminato dalla luce azzurra proveniente dal lago.

“Se non trovo del Lurium si mette male…”

Una Risposta a “Il serpente acquatico”

  1. Grande combattimento! :D
    Mokran ha conquistato la mia simpatia ed il mio interesse!

Leave a Reply