Acqua
Il buco nel quale Mokran stava cadendo era avvolto nella più completa oscurità, quale la si può trovare solamente nelle profondità inesplorate della terra.
Anche per questo motivo, al nano la caduta parve durare per un tempo inspiegabilmente lungo, tanto che per un brevissimo istante gli tornò alla mente una storiella che veniva raccontata ogni tanto ai bambini.
La storia di un bambino che decideva di infrangere le leggi del clan e della città, e che fuggiva per vivere da solo nei tunnel. Ma cadeva in un buco che conduceva nel cuore stesso del mondo, dove i demoni del fuoco lo imprigiovano e lo mandavano a lavorare la pietra per loro.
Certo, era un po’ troppo cresciuto per prestare orecchio a favole del genere, ed inoltre aveva accumulato ormai abbastanza esperienza da poter affermare con una certa sicurezza che nessun demone del fuoco si annidava nel centro della terra, schiavizzando chi giungeva laggiù affinchè scavasse loro una via di fuga da quella prigione di roccia.
Ciò nonostante, la durata della caduta gli fece involontariamente tornare alla mente quei demoni, e in risposta a tale fantasia il nano si ritrovò a sbuffare spazientito nei suoi stessi confronti.
Visto il salto che stava compiendo, cominciò a raccogliersi piegando le gambe sul tronco e cingendole con le braccia, premurandosi di tenere ben stretta nella mano l’ascia.
Non sarebbe servito a molto, ma magari sarebbe riuscito ad attutire un minimo l’effetto di quella tremenda caduta. Forse sarebbe anche sopravvissuto… la prima cosa che avrebbe fatto, una volta giunto alla Rocca, sarebbe stato di far chiudere quel buco assassino nel tunnel superiore.
Con sua grande gioia, tutto ad un tratto comparve sotto di lui una luminescenza azzurrognola. Il suo viaggio stava per terminare, in un modo o nell’altro.
Corrugò le folte sopracciglia quando notò che il bagliore aumentaa di intensità un po’ troppo rapidamente, dopodichè non ebbe tempo di fare nient altro.
L’impatto del suo corpo in caduta libera con la superficie dell’acqua fu dolorosissimo, anche se la posizione precedentemente assunta dal nano lo salvò dal riportare traumi eccessivi.
Il problema, piuttosto, giunse quando l’acqua dolce di quello specchio d’acqua irruppe con violenza nella sua bocca e nel suo naso.
Fece per gridare, rtrovandosi solo con la bocca ancora più piena d’acqua.
Agitando freneticamente le braccia e le gambe, riuscì a risalire oltre la linea di galleggiamento, sputando con aria disgustata l’acqua involontariamente bevuta.
Non ebbe però modo di rilassarsi, in quanto la gravità lo stava già trascinando nuovamente a fondo, e dovette così tornare a sbattere braccia e gambe, senza sapere bene come comportarsi.
Dopo aver pensato a lungo sulla questione, decise che avrebbe dovuto sacrificare lo scudo, se voleva salvarsi da quelle infide acque.
Con uno sforzo, riuscì a portarsi l’ascia alla bocca, addentando poi con violenza il manico dell’arma. Poi si fece forza, e tentò di slacciare lo scudo dal braccio sinistro.
Nel tentativo, il corpo scivolò inevitabilmentet verso il fondo, costringendolo a risalire abbandonando così il lavoro intrapreso sul pesante scudo.
Dovette ripetere più volte l’operazione, ma alla fine riuscì finalmente a togliersi dal braccio lo scudo, affidandolo all’appetito insaziabile di quelle acque crudeli.
Abbassò lo sguardo a seguire, finchè fu possibile, la lenta discesa dello scudo che tanto lo aveva protetto poco prima, nello scontro contro i goblin.
Quando lo perse di vista, sollevò lo sguardo e si guardò finalmente intorno.
Si trovava in una grotta, il buco dal quale era appena caduto si intravedeva a mala pena, su quel soffitto roccioso pieno di ombre e di anfratti. Il lago sotterraneo nel quale era andato malauguratamente a finire, aveva pressappoco la forma di una semicirconferenza, per quanto di ampiezza davvero notevole.
Su tre lati, praticamente, l’acqua si interrompeva contro le pareti di pietra; sul quarto lato, invece, scorgeva una specie di riva, e dopo una breve salita, pareva che la grotta si restringesse in un corridoio.
“Non ho certo molta scelta…”
Sospirando, stringendo sempre tra i denti l’ascia, cominciò a tentare di muoversi in direzione della riva, anche se con esiti praticamente nulli.
Represse un moto di stizza, persistendo tenacemente in quei suoi tentativi di raggiungere la riva.
Finalmente, anche se con straordinaria lentezza, il nano cominciò a muoversi, avvicinandosi poco a poco alla tanto desiderata riva.
Arrivato finalmente a toccare terra, si trascinò sui sassi ansimante per lo sforzo, aprendo la bocca e lasciando così cadere a terra l’ascia.
“I nani non sono fatti per l’acqua! E’ risaputo! Farò chiudere tutto il tunnel, lo farò crollare su se stesso, così che nessun povero nano rischi di cadere in quel lago infernale!”
Ancora col fiato grosso per lo sforzo in cui si era profuso, maggiore che non quello che gli era stato necessario per liberarsi dei goblin, respirò a pieni polmoni prima di prestare attenzione ad uno strano fruscio che, sinuoso, rimbombava sulle pareti della grotta.
D’istinto, la mano corse sopra l’impugnatura bagnata dell’ascia, e gli occhi saettarono in ogni direzione, nel vano tentativo di scoprire la causa di tale rumore.
Lentamente, si alzò in piedi, sempre guardigno. Il fruscio pareva avvicinarsi, ma non riusuciva a vedere niente di vivo intorno a sè. Cosa poteva produrre allora quel rumore?
Stava per allontanarsi quando notò le leggere increspature che si stavano formando nel lago, vicino alla riva.
Indietreggiò di qualche passo, senza distogliere gli occhi dal lago e dalla creatura che finalmente stava emergendo da quelle acque, circondata da spruzzi d’acqua.
Maggio 16, 2008 a 3:47 pm
Povero nano a mollo!!! @.@