Nel tunnel
“Avanti, fatevi sotto.”
Fissando quasi con indifferenza i due avversari che per primi erano entrati nel tunnel, Mokran cominciò a far roteare lentamente, di lato, l’ascia da battaglia dalla quale non si separava mai.
I due sguainarono le spade leggermente incurvate tipiche della loro razza, e si lanciarono contro di lui.
Il nano non avrebbe potuto chiedere di meglio che un tale attacco non ragionato, a testa bassa.
Con un rapido movimento del polso portò l’ascia ad intercettare lo spadino del goblin alla sua destra, mentre il braccio sinistro portava lo scudo ad impattare contro l’arma del secondo goblin.
Quindi una torsione impressa all’ascia fece volare via la spada del primo goblin, che si ritrovò così privo di protezione nei confronti dell’arma nanica che proseguì la sua corsa contro il suo corpo, incidendolo in profondità prima di venire estratta dalle carni morenti della creatura.
Nel frattempo, col braccio sinistro aveva spinto lo scudo verso l’aggressore, sbilanciandolo un poco e permettendo così alla destra, di richiamo, di portare l’ascia contro il goblin seguendo una traiettoria ad arco che portò l’arma ad infilarzi sotto l’ascella sinistra della creatura.
Il goblin strillò dal dolore, lasciando cadere la spada. Mokran tirò a sè l’ascia, liberandola, e colpì al capo il nemico.
Il primo assalto era stato facile da respingere, ma già altri avversari gli si paravano dinanzi. Avevano visto la sua abilità nel combattimento, ed ora evitavano di attaccarlo a testa bassa.
Erano molti, sebbene il luogo gli impedissi di avanzare in più di tre contemporaneamente.
Ma già, dietro questi tre avversari, altri si profilavano alle loro spalle.
Avanzando lentamente, e muovendo qualche affondo per evitare di concedere troppo gioco al nano, i tre si avvicinarono a lui, muovendosi a ranghi serrati.
Decisamente un grande avanzamento, rispetto alle bestie che di solito combatteva.
“Qualcuno vi ha ammaestrato per bene, vedo… ma non basterà questo a farvi vincere questo scontro.”
Quando furono ad una distanza sufficiente, cominciò a menare fendenti con l’ascia, spostando ovunque lo scudo, a parare ogni possibile offesa diretta verso di sè.
Antiche rune brillavano di una fioca luminescenza rossa, incise sul metallo che senza tregua si scontrava con l’acciaio ben più debole delle spade goblin, e che spesso si macchiava del rosso cupo del sangue sangue dei suoi avversari.
Altri tre caddero, subito rimpiazzati da nuove forze.
“Ma quanti siete?”
L’ultima volta che aveva avuto l’occasione di fare un conteggio del numero dei suoiavversari, superava di poco le due dozzine.
Ma dal rumore che proveniva dalle sue spalle, sembrava proprio che i suoi ospiti avessero ricevuto rinforzi.
Magari pensavano che alle sue spalle ci fossero i reduci del villaggio, ed avevano mandato tutte le forza contro di lui.
Il pensiero non era propriamente rincuorante, ma la cosa avrebbe garantito la salvezza a chi stava proteggendo. Ora doveva solo trovare il modo di far fuori più goblin che poteva, e magari di restare anche vivo al termine del combattimento.
Altri tre goblin finirono ai suoi piedi, altri tre gli si presentarono di fronte. Non era stato colpito ancora nemmeno una volta, ma il sudore gli imperlava il volto sporco di polvere, e il respiro cominciava a farglisi leggermente affannato. Dopotutto, da quando due giorni prima aveva respinto il primo attacco dei goblin, aveva marciato ininterrottamente avanti e indietro rispetto alla colonna, per controllare la via e assicurarsi che nessuno li seguisse.
E quando era giunto il momento di riposarsi un poco, e magari di mangiare seduto, invece che in movimento, qualche radice tra le scorte portate via dal villaggio… beh, era tornato indietro a scontrarsi coi goblin.
Era di tempra robusta, ma tutto aveva un limite, e Mokran dovette riconoscere a se stesso che si stava stancando.
“Maledizione… qui bisogna fare qualcosa. Morire contro queste creature non sarebbe certo una grande morte, degna del clan. Kyrout!”
Gridò l’ultima parola col tono più potente e solenne che riusucisse a produrre, quindi sollevò l’ascia davanti a sè e voltò il capo, chiudendo di scatto gli occhi e serrando le palpebre.
Anche facendo così, il lampo accecante che investì il tunnel lo lasciò intontito per qualche istante, anche dopo che si fu dissipata la luce.
Riaperti gli occhi, si trovò di fronte i goblin completamente accecati, e per l’intensita dell’esplosione luminosa, e per il repentino passaggio dall’oscurità alla luce. Silenzioso, come un’ombra messaggera di morte, Mokran passò tra di loro colpendo con efficienza micidiale con la sua ascia.
Ogni colpo un gemito, ogni gemito un morto.
In breve ripulì il tunnel dai goblin, e decise di tentare di affacciarsi un istante all’imboccatura del corridoio.
Il terreno sottostante brulicava di goblin, che indicandolo rabbiosamente cominciarono a gridare e a tentare la scalata nuovamente.
In risposta, Mokran aggunatò i cadaveri a lui più prossimi e li scagliò sui goblin, che caddero dalla parete.
Mentre venivano prese nuovamente le balestre, un’idea gli si affacciò alla mente, e raccolto un cadavere di goblin lo posizionò vicino al varco, facendo in modo che rimanesse in penombra, ma che potesse essere scorto.
Quindi, sperando che il fantoccio così approntato tenesse occupati per qualche tempo i suoi vecchi compagni d’arme, si incamminò lungo il tunnel, cercando di far meno rumore possibile.
Era già abbastanza distante, quando udì il suono metallico delle balestre che entravano in funzione, e si lasciò sfuggire un sorriso. Per ora il fantoccio riusciva a trattenerli… stupidi goblin!
Si aggiustò i lacci dello scudo attorno al braccio sinistro, cambiò la presa sul manico dell’ascia e riprese il suo cammino lungo il tunnel.
Ben presto, come aveva temuto, la luminescenza prodotta dal Lurium cominciò ad affievolirsi fino a ridursi a un bagliore quasi impercettibile, che lo costrinse a procedere tenendosi rasente al muro, toccandolo con l’ascia per avvertirne la presenza.
Procedendo in questa maniera, non ebbe alcun modo di accorgersi per tempo del buco che si apriva davanti a sè, e vi cadde dentro senza poter fare niente per evitare la caduta in quel nero pozzo privo di illuminazione naturale.
maggio 15, 2008 a 11:05 am
Il tuo livello qualitativo già alto, in questa avventura, si sta moltiplicando veramente in maniera esponenziale!!!
Complimentoni!
maggio 15, 2008 a 12:28 pm
Non so se c’è la faccina che arrossisce, comunque fai conto che l’abbia messa.
Grazie mille
Tra l’altro mi hanno ripristinato la rete atm, senza che li chiamassi… per cui non perderò giorni di episodi da postare
maggio 16, 2008 a 10:13 am
Ottimo!
Allora aspetto il nuovo episodio con ansia!