L’assedio

I goblin erano una dozzina, e si riversarono correndo lungo il tunnel.
Non stettero troppo a controllare le eventuali traccie lasciate dalle loro prede, fortunatamente. Mokran infatti non aveva avuto il tempo di creare una falsa pista, e le uniche traccie visibili erano le sue, quelle di un unico nano isolato dal resto della colonna.

Se i goblin vi avessero prestato attenzione, se avessero avuto più cervello, tutto il suo piano per concedere agli altri una possibilità di salvezza si sarebbe rivelato inutile.
Invece questi caddero pienamente nella sua trappola, affidandosi all’udito e seguendo quei rumori che gli garantivano la presenza di un nemico più avanti, lungo quello stesso tunnel.

Man mano che il tunnel proseguiva, e che il Lurium si affievoliva, l’entusiasmo selvaggio che aveva distinto quella massa selvaggia cominciò a scemare, lasciando il posto alla rabbia per il non avere ancora catturato i nani fuggitivi e al dubbio sul senso di quel loro inseguimento alla cieca.

Infine si fermarono, guardandosi intorno perplessi e cominciando a mugnare ed a borbottare. Quindi, lentamente, si voltarono e cominciarono a tornare indietro. Erano quasi arivati all’imbocco del tunnel, quando una voce risuonò alle loro spalle, potente ed imperiosa.

“Luridi pezzenti, dove state scappando? Avete paura ad affrontare dei nani, eh? Andatevene, vi conviene!”

Quelle parole servirono ad infiammare nuovamente gli animi, così che i goblin si riversassero nuovamente nel tunnel, questa volta prestando maggiore attenzione ad eventuali traccie di nemici, e spingendosi un poco più avanti.
Anche questa volta però non trovarono nulla, e lo sconforto cominciò ad insinuarsi tra loro, mentre tornavano mesti all’imboccatura del tunnel.

Di nuovo, la voce beffarda li richiamò, e la scena venne ripetuta due, tre, quattro volte.

Ogni volta che i goblin cessavano le ricerche, pensando ormai che i nemici fossero fuggiti, tornavano al corridoio principale più delusi di prima; e ogni volta, immancabilmente, la voce che li perseguitava tornava a deriderli, rendendoli ciechi di rabbia e facendoli tornare nuovamente ad esplorare quel maledetto tunnel, del quale cominciavano ormai a provare una sorta di reverenziale timore.

Quindi, dopo diverse ore di questa specie di gioco, i goblin si apprestarono nuovamente a lasciare il tunnel, ormai stanchi e demoralizzati.
Quando scomparvero oltre la curva che il tunnel compiva, Mokran fece emergere la testa coperta dall’elmo da un buco quasi invisibile posto a tre metri di altezza sopra il tunnel, un buco che in realtà era l’inizio di un altro tunnel che chissà, magari originariamente doveva intersecarsi con quello più in basso, o magari era più vecchio ed era stato abbandonato…

Aveva avuto un colpo di fortuna enorme, nel trovare tale rifugio, e grazie a questo era riuscito a tenere nel tunnel per ore quella banda di goblin, concedendo così agli altri nani un bel vantaggio.
Sporta la testa, cominciò a gridare i soliti improperi contro i goblin, ma alla sua voce si unirono le grida furiose e stridule di un goblin. Si voltò, e lo vide dalla parte opposta del tunnel, intento a gridare, saltare e indicare con il braccio nella sua direzione.

Maledicendosi silenziosamente per la propria imprudenza, vagliò rapidamente le possibilità che gli si presentavano dinanzi. Poteva scendere ed attaccare il goblin, sperando di finirlo subito e di riuscire a tornare lassù prima che i suoi compagni sopraggiungessero. Altamente improbabile.
Poteva seguire il tunnel, sperando che portasse vicino a qualche fortezza nanica e non in un punto sperduto e buio, nè tantomeno che terminasse contro una parete di roccia mai lavorata.
Oppure poteva tenere la posizione, contrastando gli assalti che sicuramente sarebbero cominciati contro la sua posizione, e focalizzando così su di se l’attenzione degli invasori.

La scelta fu presto fatta, e il nano rimase in attesa, preparandosi nella mano l’ascia, pronto a menare fendenti fuori dal buco. In quei casi sarebbe stata probabilmente utile una balestra, ma raramente qualcuno si trascinava dietro tale arma, quando vagava per i cunicoli. Era ingombrante, lenta da ricaricare, spesso imprecisa. E rumorosa. Un’arma più consona ad un centro abitato, che non ad un viandante solitario.

I goblin arrivarono, richiamati dal compagno che era rimasto indietro per cercare di scoprire dove stessero i nemici. Seguendo le sue indicazioni videro il nano all’imboccatura del tunnel superiore, che cordialmente li salutò sollevando un poco l’ascia, in segno di benvenuto.

“Venite pure, quassù c’è molto spazio a disposizione.”

I goblin agitarono con aria minacciosa le loro spade sollevandole in aria, ma anche loro, così come Mokran, erano sprovvisti di armi da lancio.
Erano poco più che bestie, certo, ma non erano stupidi. Comprendevano appieno il vantaggio logistico della posizione scelta dal loro avversario.

Fissarono timorosi la direzione dalla quale erano giunti, quasi avessero desiderio di ripercorrere il tunnel e lasciar perdere il nano, ma poi tornarono con violenza a puntare i loro sguardi sul nano.
Un paio di goblin tentarono la scalata, ma come si avvicinarono al bordo del tunnel dovettero abbandonare la presa gettandosi a terra, per evitare che l’ascia del nano si abbattesse con violenza sui loro capi e sulle loro mani protese.

Alcuni goblin se ne andarono, mentre gli altri rimasero a terra, circondando l’area sottostante il rifugio di Mokran, senza più tentare alcuna sortita ma limitandosi a tenere d’occhio il nano.

“Dannazione, in queste condizioni sono immobilizzato. Non posso scendere senza essere esposto ai loro attacchi, non posso seguire il cunicolo alla cieca, poichè a quel punto entrerebbero alle mie spalle… e adesso avrannno chiamato rinforzi. Pare proprio che questa sarà la mia fine, ma almeno gli altri riusuciranno ad avvisare la Rocca di questa invasione, e l’esercito schiaccerà queste bestie.”

Si dispose all’attesa, immobile come una roccia, privo di impazienza e conscio che ogni minuto guadagnato in quella posizione poteva significare un minuto di vantaggio per i nani fuggitivi che stava proteggendo.
Questa specie di assedio si protrasse per diverse ore, e venne interrotto solo quando alcune vocette stridule non preannunciarono l’arrivo di altri goblin.

Erano un’altra dozzina, e portavano con sè delle balestre.

“Ci mancava solo questa…”

Cinque balestrieri presero la mira, puntando le loro armi contro il varco sopra le loro teste, mentre altri goblin si preparavano alla scalata.
Un primo dardo piovve nel tunnel, costringendo Mokran ad indietreggiare per non essere colpito. Altri dardi seguirono, a intervalli pressappoco regolari, così da consentire a chi aveva sparato un dardo di poter ricaricare l’arma.

Intanto, dalla parete provenivano i tipici rumori della scalata. Era ormai questione di secondi, prima che i goblin conquistassero l’accesso al tunnel.
Imprecando contro i goblin e i loro oscuri progenitori, Mokran saggiò lo spazio a disposizione nel tunnel, roteando l’ascia e producendosi in un paio di affondi e parate. Fortunatamente il tunnel pareva abbastanza largo da consentirgli di manovrare l’ascia senza problemi, anche se avrebbe dovuto mantenere una posizione fissa al centro del passo, impossibilitato nel muoversi più di tanto per evitare che l’ascia si scontrasse con le pareti rocciose.

“Comincia il divertimento, finalmente!”

I dardi cessarono all’improvviso, mentre i primi goblin si affacciavano da oltre il crostone, aggrappandosi al ciglio ed issandosi nel tunnel.

2 Risposte to “L’assedio”

  1. Allora, stamani stranamente la connessione adsl non partiva, nè con il router nè con il modem.

    Strano, visto che entrambi gli apparati riconoscevano il segnale adsl, e che il router mi diceva che la connessione era phisically up.

    Comunque, spero si trattasse solo di un problema temporaneo della telecom… mal che vada, comunque, continuerò a postare (quando potro’) dal bar alla mattina, nei giorni in cui andro’ a fare apertura.

    Rallentero’ la cadenza, quindi, e non potro’ seguire gli altri blog. Questo, ovviamente, se avessi sfortuna e la connessione non venisse ripristinata (eventualita’ che mi costtringerebbe pure a passare un pomeriggio urlando al telefono…)

    A presto.

  2. I problemi tecnici sono sempre in agguato! :D

    Stupenda la scena odierna… degna prosecuzione di quella di ieri.

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