Depistaggio
Sia lui che il goblin trattennero a stento un grido di sorpresa.
Così come Mokran non voleva rivelare la loro posizione agli inseguitori, così il goblin non aveva certo intenzione di attirare su di sè i compagni di Mokran, che sarebbero arrivati sicuramente prima degli altri goblin.
Entrambi decisero quindi di optare per un combattimento silenzioso, evitando il più possibile la produzione di rumori atipici. Lasciando quindi perdere spada ed ascia, si affrontarono a mani nude.
Per prima cosa cominciarono a camminare in circolo, senza perdersi di vista un istante, gli occhi freddi ed inespressivi del nano puntati dentro gli occhi gialli e ardenti del goblin.
Le altezze dei due avversari erano pressappoco identiche, aggirandosi entrambi intorno al valore del metro e mezzo.
Il nano aveva una pelle abbastanza coriacea benchè abbastanza chiara, e una lunga barba incorniciava il volto scendendo sul torace massiccio.
Il goblin, invece, aveva una pelle color del cuoio, ed era privo di peluria. Le sue orecchie erano molto grandi ed appuntite, e conferivano un senso di disarmonio al corpo già poco armonico e proporzionato della creatura.
Il nano studiava attentamente il volto dell’avversario, aspettando un’apertura. Aveva già combattuto contro quelle creature, e l’unico modo per tenerle zitte era ucciderle al primo colpo, o non colpirle affatto. Se l’avesse ferito, il goblin avrebbe cominciato a gridare come un elfo, e a quel punto i sopravvissuti del villaggio avrebbero dovuto correre e combattere per la propria vita.
Dubitava che sarebbero sopravvissuti, se alle spalle di questo esploratore goblin vi erano diverse squadre.
Il goblin alla fine parve stancarsi di quel logorante gioco d’attesa, e si scagliò silenziosamente contro il nano, le mani adunche protese nel tentativo di ghermirlo con gli artigli. Mokran si scansò senza problemi, caricando il colpo con la spalla ma poi trattenendosi all’ultimo istante, incerto sull’esito di tale colpo.
Ciò dette modo al goblin di replicare l’attacco, ma questa volta Mokran non esitò.
Schivò l’attacco, e lasciò partire un potente pugno contro il collo indifeso della creatura. Gorgogliando dei versi inconsulti e privi di potenza, il goblin si accasciò al suolo portandosi inutilmente le mani al collo fratturato. Dopo quasi un minuto, aveva cessato di dibattersi, ormai morto.
Mokran si chinò a perquisirlo, anche se quando non vi trovò niente di utile addosso non si sorprese affatto. I goblin erano poco più di bestie, anche se adesso parevano ammaestrate, e raramente facevano qualcosa di più del semplice saccheggio e di assalti sporadici contro presidi indifesi.
Rialzatosi, fece ritorno al campo dove annunciò l’accaduto ai compagni di viaggio.
“Ci sono dietro, quindi.”
“Si, ma non sanno dove siamo. Sentite, proverò a depistarli portando in un altro cunicolo il cadavere. Voi continuate verso la Rocca, e cancellate le traccie. Ci vediamo in città.”
“Vengo con te.”
Mokran fissò a lungo il nano che aveva parlato. Un giovane con nemmeno un secolo alle spalle, impaziente e intraprendente come tutti i giovani.
“No. Rimarrai con gli altri, e vedrai di proteggerli lungo la via. Se fallissi, ve li ritrovereste addosso ed allora avrai occasione di provare il tuo valore, non temere. Andrò da solo, per questo lavoro una sola persona basta e avanza.”
Riluttanti, i nani dovettero concordare sulla possibile efficacia di tale strategia, ed acconsentirono a lasciarlo andare. Non che avessero reali possibilità di scelta, se lui aveva già deciso, comunque accettarono pacificamente questa sua linea di azione.
Tornò quindi al bivio dove aveva ucciso l’esploratore, e si issò sulle spalle il corpo inerte del goblin.
Ripercorse il cunicolo per un lungo tratto, fino a quando non arrivò ad una biforcazione. Si guardò inrotno, sforzandosi di individuare suoni ostili. Quando poi si fu rassicuratto sull’eventuale prersenza di nemici in agguato, imboccò l’altra strada percollendola per poche decine di metri prima di depositare al suolo il proprio fardello. Quando però fece per tornare sui suoi passi, udì un suono raggelante.
Il suono prodotto da moltissime persone in marcia, e le voci che gli giungevano li classificavano senza possibilità di errore come goblin.
“Dannazione.”
Cambiati all’improvviso, per cause di forza maggiore, i propri piani, cominciò a correre lungo il tunnel, desideroso di trovare una biforcazione tramite la quale uscire da quel pasticcio.
La situazione era complicata dal fatto di non avere la minima idea sul dove conducesse quella biforcazione, comunque adesso avrebbe potuto realmentet depistare i suoi avversari.
“Correte, presto.. ci hanno quasi raggiunto!”
La sua voce riecheggiò limpida nel silenzio del sottosuolo, e rimbalzò tra le pareti venendo infine accolta da un coro di grugniti, preludio alla confusione tipica di una massa di creature semicivilizzate che cominciano a correre ringhiando ed estraendo corti spadini.
Maggio 13, 2008 a 11:50 am
Grandiosa scena descrittiva/d’azione!
Complimenti!!!
Maggio 13, 2008 a 5:07 pm
Grazie
L’episodio di domani, non nascondo mi sia stato ispirato dalla stupenda opera di Raymond Feist (giusto per prevenire eventuali richieste di delucidazioni in proposito
)