Una colonna in marcia

La colonna marciava in silenzio attraverso i corridoi scavati nella roccia. Nessuno portava con sè torcie nè lampade, la tenue luminescenza che emenavano le venature rossastre delle roccia era sufficiente per quelle venti persone che, cariche di pesanti zaini e con le ascie strette nelle mani, camminavano ininterrottamente da due giorni.

Tra di loro vi erano anche un paio di donne e tre bambini, troppo piccoli per lavorare la roccia o per maneggiare un’ascia. Ciò nonostante, nessuno di loro si lamentava per la lunga marcia forzata cui erano stati costretti, nè chiedeva una pausa. Si sforzavano invece di tenere il passo degli uomini, sforzandosi di non essere loro di intralcio.

Dei passi pesanti, provenienti dalle loro spalle, li fecero arrestare.
In pochi istanti gli uomini si misero davanti alle donne e ai bambini, ponendosi in posizione di guardia ed imbracciando i corti scudi che portavano appesi agli zaini.
Si fissarono l’un l’altro con sguardi pieni di risolutezza, attendendo immobili che chiunque li stesse seguendo arrivasse al loro cospetto.

Alle loro spalle, anche le cinque creature che intendevano proteggere si armarono, chi di ascie e chi di coltelli.
Un coltello non era certo un’arma solitamente utilizzata da un nano, ma quella era una condizione di emergenza. E poi i bambini non sarebbero mai stati in grado di maneggiare una pesante ascia, mentre con in mano un coltello avrebbero almeno avuto l’opportunità di morire combattendo, come si addice a un nano.

Una figura finalmente comparve in lontananza, al limitare estremo della luminescenza offerta dalle venature di Lurium. Una figura tozza e rivestita di una leggera armatura, che a passo spedito si stava dirigendo verso di loro.
In una mano stringeva un’ascia da battaglia, mentre al braccio sinistro portava un grosso scudo rettangolare.

Senza proferire parola, alzò l’ascia, abbassandola poi repentinamente verso il basso, ad indicare a quella gente di rimettersi in marcia. Quindi li raggiunse e li superò, portandosi in testa alla colonna mentre questa ricominciava a muoversi.
Venne affiancato da un altro soldato, che prese a sussurrargli nell’orecchio.

“Allora?”
“Per ora non ci stanno seguendo. Si staranno ancora divertendo nel villaggio, e non gli abbiamo certo lasciato traccie facilmente seguibili.”
“Ce la faremo?”
“Se Morg ci assiste, raggiungeremo la Rocca tra altri due giorni. Altrimenti innalzeremo un canto di morte al Creatore, e torneremo ad essere argilla nelle sue mani.”

Il nano chinò il capo in segno di assenso, e tornò più indietro nella fila. Diversi altri nani avevano chinato il capo a quelle parole, senza però traccia di paura o di sconforto sui loro fieri volti.
Del resto il tono basso utilizzato nella conversazione non era certo dovuto a un desiderio di intimità o di segretezza, quanto piuttosto a un senso pratico di sopravvivenza.
In quei cunicoli, nelle profondità delle grandi montagne, i suoni si propagavano in maniera incredibile, e l’ultima cosa i ventun nani in marcia avevano bisogno in quel momento, era che i goblin che avevano attaccato ed invaso il loro villaggio scoprissero la loro posizione, grazie ad un eventuale rumore propagatosi troppo lungo i corridoi.

Già erano stati fortunati, visto che il giorno prima Mokran era giunto al villaggio, di passaggio nel suo cammino verso un piccolo forte situato a ridosso di alcuni vecchi tunnel ormai abbandonati.
Il fortino però, aveva scoperto, era caduto in mano ai goblin.
Non ne aveva mai visti così tanti riuniti insieme, e così ordinati nel combattere… era dovuto fuggire, ripiegando sul villaggio.

I goblin lo avevano seguito, poche pattuglie. I nani avevano offerto una fiera resistenza, pur non essendo soldati ma semplici minatori e fabbri. Alla fine, con gravi perdite ma i nani avevano prevalso.
I sopravvissuti avevano afferrato lo stretto indispensabile, e si erano incamminati verso la grande roccaforte meridionale, dove avrebbero trovato protezione.
Inoltre dovevano comunque avvertire la Rocca dell’attacco dei goblin, quindi anche fossero stati raggiunti, un nano sarebbe stato fatto partire come messaggiero, mentre gli altri sarebbero rimasti a proteggergli la corsa.

Mokran guidava la colonna, instancabile, da due giorni addietro. Senza contare che spesso tornava indietro per confondere le traccie, o spiare eventuali movimenti nemici.
Ancora non aveva permesso alcuna sosta, nè per riposarsi o per mangiare, e nessuno gliene aveva chieste.

Il passo dei bambini però si stava facendo più incerto, e i lorovolti cominciavano ad apparire più insicuri. Così, dopo un’altra ora di cammino, alzò l’ascia sopra la propria testa, e si appoggiò con la schiena contro la parete.

“Un’ora di riposo, poi si riparte”

Dopo aver sussurrato questo ordine, si allontanò verso la direzione dalla quale erano provenuti, lasciando ondeggiare avanti e indietro l’ascia, sforzandosi di fare meno rumore possibile.
La cosa non lo convinceva.. quei tunnel cui il fortino faceva la guardia, erano inutilizzati da diversi secoli. E sopratutto, non si erano mai avuti attacchi così ben congegnati di goblin, e così vicini alla Rocca!
Avrebbero dovuto essere avvistati gà da tempo, dalle pattuglie. A meno che non avessero trovato un’altra strada, magari utilizzando qualcuno di quei tunnel creduti ormai morti.

Quello però che l’aveva sorpreso maggiormente, era stato il fatto che non si trattava delle solite bande sciolte che ogni tanto spuntavano fuori da qualche crepaccio. Fastidiose ma innocue.
Ora avevano armature, armi decenti, e giravano in drappelli e pattuglie. O almeno, in qualcosa che somigliava tremendamente a dei drappelli ed a delle pattuglie.

Così immerso nei suoi pensieri, quasi non vide il goblin finchè, terminata la curva del tunnel, non arrivò praticamente a sbatterci contro.

2 Risposte a “Una colonna in marcia”

  1. Ecco… sono come sempre sfasato dal cambio di fuso orario! :D
    Dammi un paio di giorni per abituarmici!!! :D

  2. :lol: Non temere, spero avrai tempo e modo di abituartici.

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