Speciale 50° episodio: la leggenda di Anymartis

Salve a tutti.

Scusate se resto nell’ombra, ed evito di mostrarmi… ma per adesso è troppo presto, non è ancora giunto il mio momento. Mi limito ad osservare le pedine muoversi sulla scacchiera, e le guardo reagire alle mosse dell’avvesario che si sta muovendo dietro le quinte, ignare anche solo della sua esistenza.

Joni e la sua corsa contro il tempo per poter salvare la sua amata principessa… Davon e Macchia, impegnati a confrontarsi con Gyarix e l’Ordine… Ara’nu e Fadar, in viaggio per l’Impero… il principe Kharon, che vive una parodia di vita, tagliato fuori da quel mondo reale che preme sempre di più contro le sbarre della sua gabbia dorata… i regni del sud, in guerra con gli eserciti degli orchi… lo scisma che sta colpendo la popolazione elfica, per la prima volta dalla sua nascita… l’antico male che si sta risvegliando nelle profondità della terra, e che si sta muovendo contro le antiche roccaforti dei nani…

Di tutto questo sapete già qualcosa, moltre altre cose saranno più chiare col passare del tempo. Ma come ho detto, non è ancora il mio momento di prendere parte a questi eventi, quindi dovrò limitarmi a svolgere i miei compiti di Signore della Torre d’Ombra ed osservare.

Niente però mi vieta di intrattenervi con una storia. Una leggenda, forse… non ho mai conosciuto nessuno che fosse presente a questi avvenimenti, anche se presto anche questo potrebbe cambiare.
Come probabilmente sapete, ci sono dodici divinità. Certo, sembrano molte di più, ma questo perchè a seconda del popolo al quale si manifestano, assumono nomi ed aspetti differenti. E’ tutta una questtione di adattamento alle loro aspettative.

Non so bene come funzionino le cose per gli Dèi, anche se pare comprovato che essi traggano energia dalla fede riposta in loro. Comunque, io non sono nè un teologo nè tantomeno un sacerdote, quindi tutto questo mi ha sempre interessato solo fino ad un certo punto. Un tempo ero affascinato da un’antica leggenda, che diceva che per assurgere al rango di divinità bisognava aprire la porta dei cieli con le sette chiavi del mondo, entrare nelle pianure divine e superare le prove che sarebbero state poste sul proprio cammino, fino al raggiungimento di uno status divino. Un tempo ci credevo, e andai anche in cerca di quelle chiavi… inutilmente, mi pare scontato dirlo. Ormai non mi interessano più queste sciocchezze sul diventare un Dio.

Comunque, un tempo gli Dèi erano quattordici. Vivevano nel loro bel piano, in una dimensione contigua alla nostra, e lo avevano diviso in quattordici parti della stessa grandezza.
Ogni parte era un regno a sè stante, governato da una divinità, e assumeva l’aspetto che la divinità voleva. Perfino le popolazioni dei regni rispecchiavano le divinità.

Sul nostro mondo, ovviamente, si sapeva ben poco di tutto ciò. Si sapeva solo che c’erano gli Dèi, che erano dotati di una potenza talmente enorme da sembrare quasi onnipotenti, e si sapeva che spesso chi credeva totalmente in loro otteneva da essi alcuni favori.
Tutto ciò era quanto bastava alla gente per adorarli, e da questo rapporto simbiotico ci guadagnavano entrambi i gruppi.

I problemi cominciarono quando uno degli Dèi si insuperbì, e desiderò divenire il primo tra gli eguali. Era il più potente, quello dotato del maggior numero di seguaci, ed a suo avviso tale primato si doveva rispecchiare in un possedimento più vasto nella loro dimensione, nonchè in una maggiore influenza sul mondo.

Gli altri Dèi gli si opposero fermamente, malgrado uno di loro in realtà si fosse segretamente alleato con lui.
Insieme, i due mossero guerra agli altri dodici Dèi, che vennero colti alla sprovvista da tanta audacia, e lentamente persero terreno.

Questa lunga guerra tra gli Dèi si ripercosse violentemente anche sul nostro mondo, sotto forma di pioggie torrenziali che duravano mesi interi, terremoti, eruzioni vulcaniche, uragani, maremoti… alla fine tra le popolazioni emerse una figura carismatica, eroica e coraggiosa.

Anymartis si erse a paladino delle razze senzienti, riunì sotto la sua guida tutte le nazioni umane, ed annunciò che sarebbe salito in cielo per far smettere agli Dèi questa assurdità.
I nani gli fabbricarono un’armatura ed una spada quali mai si erano viste prime, nè mai furono viste in seguito. Gli elfi vi riversarono sopra tutta la loro magia, rendendolo invulnerabile a ogni attacco e letale contro ogni forma di vita a lui avversa.
Tale era la fiducia che ognuno riponeva in lui!

Cinquecento arcimaghi umani si sacrificarono, venendo bruciati dall’apertura del varco dimensionale che avrebbe portato l’eroe nella dimensione degli Dèi.

Anymartis partì, in groppa al suo cavallo alato.

Giunto nelle lande divine, le trovò in rovina. Il suolo era cosparso dei cadaveri di creature talmente assurde che mai mente umana li avrebbe potuti anche solo immaginare. Un oceano di cadaveri si stendeva davanti ai suoi occhi, mentre in lontananza si udivano ancora gli echi delle battaglie.
Gli stessi Dèi stavano combattendo tra loro, cercando di arginare la potenza incommensurabile del Dio ribelle e del suo seguace.

Ignorato da tutti, trattato alla stregua di un inutile moscerino, Anymartis raggiunse il seguace del Dio ribelle, e con un preciso colpo della spada lo decapitò di netto.
Il suo grido di morte attraversò i mondi, venendo chiaramente udito anche sulla terra, dove i suoi sacerdoti persero immediatamente conoscienza. La maggior parte di loro morì entro poche ore, a causa dello shock enorme subito.

Adesso gli Dèi fissavano stupiti quel misero mortale, che aveva osato addirittura uccidere uno di loro. Un ribelle, certo, ma pur sempre un Dio.
Non ebbero però il tempo di fare alcunchè al riguardo, poichè il Dio ribelle si scagliò con rinnovato vigore contro gli undici e contro Anymartis.

L’eroe sentiva le difese magiche intorno a sè venire distrutte, una dopo l’altra. Decise allora di sacrificare la propria vita affinchè nel mondo tornasse la pace, e abbandonando ogni velleità difensiva si lanciò contro il Dio ribelle, arrivando a ferirlo.

La potenza di questo Dio era incommensurabile, paragonata a quella del suo seguace, e da quella semplice ferita fuoriuscì tanta di quell’energia che l’eroe fu scaraventato a terra, quasi privo di sensi.
Gli altri dodici Dèi, però, approfittarono di quel suo indebolimento per bandirlo per sempre in una dimensione infernale, lontana ed irraggiungibile, e a protezione di questi mondi eressero una barriera di ombre, che avrebbe impedito il ritorno del tredicesimo Dio.

Infine si rivolsero ad Anymartis, che stava morendo sereno, conscio di aver svolto il suo compito. Ricompensarono il suo intervento ed il suo coraggio, resuscitandolo e rispendendolo nel mondo, dopo avergli fatto capire che se fosse tornato nel loro mondo lo avrebbero ucciso all’istante.

Anymartis regnò sui popoli umani per centoventi anni, prima di morire. Alla sua morte gli antichi dissaporti tornarono a farsi sentire, e nel giro di pochi anni il glorioso regno umano era scomparso, smembrato in tantissimi regnetti indipendenti ed in guerra costante tra di loro.
Gli oggetti magici di Anymartis scomparvero, forse rubati dai suoi eredi, forse prelevati dagli elfi o dai nani, forse addirittura presi dagli Dèi, timorosi del loro eccessivo potere.

E da allora niente è più cambiato. Almeno, fino a quando non ho avvertito l’improvvisa comparsa di sette artefatti dotati di un potere incalcolabile, apparsi all’improvviso in punti diversi del mondo…

7 Risposte a “Speciale 50° episodio: la leggenda di Anymartis”

  1. Uh uh uh!!! :D
    Grandioso 50° episodio!!! :D

  2. E… dimenticavo!
    Complimentoni per il traguardo raggiunto!!!! :D

  3. Ehy! Questa dei nani, l’hai saltato nei racconti pubblicati!!!
    Vogliamo i nani!!! Vogliamo i nani! Vogliamo i nani!

    Complimenti per il traguardo!

  4. In effetti pensavo di passare ai nani, da domani ;)

  5. Ehi, una precisazione!

    Qui qualcuno è arrivato cercando su google “birra sostanza pericolosissima”. Ci tengo a precisare che questo blog è assolutamente a favore di tale bevanda, e che anzi ne promuove l’utilizzo ispiratore.

  6. ROFTL

    Con moderazione, però!
    Anzi, se si guida…

  7. Se si guida si beve come prima e più di prima.
    E poi si aspetta di smaltire, sdraiati fuori dal pub XD

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